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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Problemi infiniti al cimitero di Ponte Sesto di RozzanoROZZANO - "Questo sembra il muro del pianto: del materiale umano cola dalla parete. Una cosa incredibile, finché non la si vede di persona. Più che in un cimitero sembra di essere in un campo di patate: è impossibile per un disabile raggiungere la tomba del proprio defunto. Appena piove il ghiaietto si riempie di pozzanghere e rende ancora più pericolosi i tombini, tutti sconnessi. Ci sono ancora pochi posti liberi, ma questo cimiero già scoppia". E' una denuncia shock quella del consigliere Pdl Francesco Barbera, che sabato pomeriggio ha accompagnato giornalelibero.com al cimitero della frazione di Ponte Sesto di Rozzano. I problemi si presentano già all'ingresso. L'asfalto è rugoso, impraticabile per la carrozzina di un disabile. Le tombe contornano le scale della struttura centrale. "Col passare degli anni - spiega Barbera - si stanno avvicinando sempre più alla cancellata e alla guardiola del custode del cimitero, perché non c'è più spazio per seppellire i nuovi defunti. E il Comune non trova soluzione migliore che togliere sempre più spazio a chi viene a trovare i propri defunti".

Il muro del cimitero di Ponte Sesto di Rozzano dal quale cola materiale umanoAssieme al consigliere Pdl giriamo a sinistra. Qui, dal muro dei primi colombari incontrati, cola materiale umano. "Roba da non credere - spiega Barbera - evidentemente il muro non è abbastanza spesso. Qualche tomba di scarsa qualità si è sfondata col tempo e il materiale organico dei defunti e fuoriuscito dalla cassa, impregnando il muro e colando in questo modo". Sono numerose le pennellate di calcestruzzo applicate sulle vecchie 'ferite' e spaccature presenti sul muro dei colombari, dal quale fuoriesce il materiale umano. Ma c'è almeno un taglio recente sulla parete. Risale al massimo a qualche giorno fa. Dalla spaccatura cola materiale che sembra sangue, ma di un colore più chiaro. Si avverte un odore sgradevole nell'aria.

"Non finisce qui": il consigliere Barbera distoglie così l'attenzione da uno spettacolo così sgradevole e assurdo. E ci porta in un'altra ala del cimitero. Quella destinata alle tombe a terra, quelle comuni. "Rimangono solo tre posti liberi qui - spiega il consigliere - anche perché le postazioni vengono acquistate soprattutto da gente di Milano, che le paga oltre tre volte tanto rispetto a un rozzanese: arrivano a sborsare anche 10 mila euro per seppellire i propri cari relativamente vicino a casa, pur spostandosi da Milano a Rozzano. A un mio concittadino, lo stesso posto costa dai 2 ai 3 mila euro. E così, per i rozzanesi, non c'è più posto. E' evidente, inoltre, che le tombe non siano allienate tra loro, bensì poste alla rinfusa". Ma i problemi non finiscono qui. "E' dal 2004 che non si possono fare esumazioni - spiega ancora Francesco Barbera -. Ci sono defunti sepolti anche prima del 1993. Tutti sanno che dopo dieci anni si può chiedere l'esumazione, per la deposizione dei resti nell'ossario che consente, tra l'altro, di bonificare il terreno. Ma anche per gli ossari, di posto, non ce n'è più". O meglio: ce n'è sempre meno.

IMPOSSIBILI LE ESUMAZIONI
Gli ossari del cimitero di Ponte Sesto di RozzanoIl Comune, di recente, ha realizzato nuovi ossari a forma di cubo nella struttura centrale, che domina il cimitero. All'ingresso un crocifisso: prima, alle spalle del Cristo, non c'era nulla. Ora ci sono nuovi posti per i defunti. "Gli ossari costruiti di recente - denuncia Barbera - ostruiscono le manovre delle scale utilizzate dai parenti per cambiare i fiori ai propri cari. Inoltre, sono stati realizzati a pochi metri di distanza dalle scale che consentono di salire ai piani superiori: come si fa a progettare cose simili?".

A sostenere la denuncia del consigliere del Popolo della libertà sono i numeri presenti sul registro del cimitero si Ponte Sesto di Rozzano. Oggi si trovano sepolti qui già 10 mila defunti. Dal primo gennaio 2009 si sono celebrati 308 nuovi funerali. Il campo santo, insomma, è una bomba a orologeria: pronta a scoppiare. Per davvero. Una nuova ala è in fase di realizzazione nei pressi di uno dei muri di cinta (le mura storiche, nemmeno a dirlo, crollano sotto il peso degli anni e della mancata manutenzione) ma la vicinanza degli argini del fiume Labro rendono l'area di cantiere un acquitrino.

Tra le mille difficoltà, il sindaco Pd Massimo D'Avolio risponde speranzoso: "I nostri tecnici - assicura - sono a conoscenza del problema delle perdite di materiale umano dal muro e lo stanno per risolvere". La soluzione prospettata è quella della realizzazione di una nuova parete, da applicare in prossimità dell'attuale muro dei colombari, dopo aver creato uno scolo in cui far convergere i liquidi. "Sul fronte della salute pubblica - conclude il sindaco di Rozzano - posso assicurare che non c'è nessun  problema o pericolo".

I segni sulla parete del colombare al cimitero di Ponte Sesto di Rozzano

Il muro dal quale cola materiale umano al cimitero di Ponte Sesto di Rozzano

Il piazzale del cimitero di Ponte Sesto di Rozzano col ghiaietto

Il muro di cinta del cimitero di Ponte Sesto di Rozzano crolla
 
Tombinatura della roggia Pizzabrasa di Rozzano
ROZZANO - Sta diventando un vero e proprio "caso" a Rozzano quello della roggia Pizzabrasa, un corso d'acqua privato che scorre in via Grandi prima di raggiungere Fizzonasco di Pieve Emanuele. L'azienda Con-Fer Srl ne ha fatto tombinare un tratto di 88 metri, per ampliare il proprio cortile e realizzare un parcheggio ad uso privato. L'Arpa (Agenzia regione per la protezione dell'ambiente), informata il 19 ottobre dell'esistenza del cantiere dal consigliere Pdl Francesco Barbera, ha inviato al Comune di Rozzano una lettera in cui dichiara che i lavori "sono in contrasto con la normativa vigente e, più in generale, coi criteri di sostenibilità ambientale".

INTERESSE PUBBLICO O PRIVATO?
La tombinatura della roggia Pizzabrasa di RozzanoIl riferimento è al decreto legislativo 152/2006, che vieta "la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità". Una giustificazione che l'azienda non ha fornito al Comune all'atto di presentazione della "Dia", il documento necessario a far partire i lavori. Nella stessa lettera Arpa precisa tuttavia che "la Dia non è tra le pratiche soggette al proprio parere", aggiungendo che "pertanto, l’Agenzia non è stata coinvolta nella valutazione e non è al corrente delle caratteristiche del progetto di tombinatura". Insomma: la responsabilità è tutta del Comune di Rozzano. E' il 16 novembre quando Antonio Panzarino, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Rozzano, risponde ad Arpa fornendo un vero e proprio assist all’azienda Con-Fer. Dichiarando cioè che la tombinatura è giustificata da "ragioni di tutela della pubblica incolumità". Ovvero dall’unico espediente che consente di superare il divieto di copertura dei corsi d'acqua.

"La roggia Pizzabrasa - scrive Antonio Panzarino ad Arpa - nel tratto interessato dalla tombinatura, è adiacente la via Manzoni dove il marciapiede, dall'inaugurazione dell'Istituto Clinico Humanitas avvenuta nel 1996, è interessato da un crescente transito pedonale che, dalla fermata del tram di via Mazzocchi, si reca presso l'ospedale e viceversa. Tale circostanza - continua il responsabile dell'ufficio Tecnico del Comune di Rozzano - rappresenta un evidente stato di pericolo per questi pedoni in quanto il traffico veicolare intenso, il degrado delle sponde, la larghezza limitata del marciapiede e l’approssimarsi dell’alveo rappresentano situazioni non trascurabili". La tombinatura, dunque, per l'ufficio Tecnico di Rozzano, si può fare. E' legittima. Perché renderà più sicuro il viavai dei pazienti dell’Humanitas. Ma le parole di Panzarino non convincono.

"MARCIAPIEDE TROPPO STRETTO"
I consiglieri Pdl di Rozzano Pietro Moro e Francesco Barbera"Il marciapiede citato dal responsabile dell'ufficio Tecnico nella lettera di risposta all'Arpa - fa notare il consigliere Francesco Barbera - oggi non è a norma e nel progetto depositato in Comune dalla ditta Con-Fer risulta che sarà nuovamente non conforme alle norme. Il problema è la sua larghezza: 1,65 metri, a dispetto dei 2,25 metri necessari. Una misura inderogabile di cui i nuovi lavori non terrebbero conto. L’unico modo per realizzare un marciapiede a norma sarebbe far arretrare la cinta dell’azienda. Ma non avrebbe senso, perché a quel punto anche le aziende adiacenti dovrebbero uniformarsi alla legge abbattendo le cancellate che si affacciano su via Grandi".

Quest'oggi il consigliere Barbera incontrerà assieme al collega del Pdl Pietro Moro il sindaco di Rozzano, Massimo D'Avolio. L'ipotesi di presentazione di un esposto contro i lavori è concreta. "La tombinatura - evidenzia Moro - è stata realizzata peraltro mentre l'acqua scorreva, contrariamente alle normative che autorizzano simili operazioni solamente al periodo di secca. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: diverse centinaia di pesci ben visibili dalle sponde rischiano di morire, perché l'acqua è ferma e non ben ossigenata".

 

La roggia Pizzabrasa di Rozzano scoperta, prima dei lavori
La roggia prima dei lavori

 
Consiglio comunale di Cesano Boscone non vedo non sento non parlo
CESANO BOSCONE - La giornata è stata un susseguirsi di sirene nel nostro territorio. Di voci, notizie, perquisizioni. È martedì 3 novembre, diciassette ordinanze di custodia cautelare in carcere e 48 persone indagate, nell’ambito dell’operazione “Parco Sud” partita in seguito all'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Tra i nomi anche quelli dei giovani imprenditori Alfredo Iorio e Andrea Madaffari. Cognomi noti a Cesano. Nota, notissima la società a cui fanno capo i due, la Kreiamo, impegnata sia nel settore immobiliare che della ristorazione. Spesso ha operato con il Comune di Cesano Boscone.

Martedì 3 novembre, al mattino le sirene e gli arresti. La sera il Consiglio comunale. Nessuno dei consiglieri, né di maggioranza né di opposizione, fa cenno all’argomento. Tanto meno il sindaco e i componenti della giunta. Si discute normalmente, come se nulla fosse accaduto. Come se i due giovani non ruotassero attorno all’ambiente di Forza Italia (tanto che prima delle elezioni si vociferava di una loro candidatura; tanto che, sempre prima delle elezioni, avevano partecipato tra il pubblico - come non era mai capitato - ad almeno un incontro organizzato dall'Associazione socio-culturale cesanese, vicina alla lista “La Svolta” - incontro a cui era stato invitato anche l’assessore regionale Stefano Maullu; tanto che il padre di Alfredo Iorio è stato consigliere comunale proprio a Cesano Boscone, tra i banchi di Forza Italia). Come se il nuovo intervento residenziale di via dei Pioppi-via Magellano (con alcuni alloggi in vendita a prezzo convenzionato per giovani e giovani coppie) non sia della società Vespucci srl, che ha lo stesso indirizzo dell’immobiliare Kreiamo: lo si legge sulla Home Page del sito internet del Comune di Cesano Boscone, anche in questi giorni. Si invita chi vuole partecipare al bando per l’assegnazione di uno degli appartamenti convenzionati a ritirare il modulo in via Cottolengo 7. Di tutto questo, niente. E neanche un po’ d’imbarazzo per il silenzio. Ecco, dunque, di cos’altro si è parlato.

IL RULLINO DEL CONSIGLIO
Cesano Boscone il municipioLa seduta si apre con la nomina della consigliera Daniela Molteni, cesanese dal 1984, che ha preso il posto di Stefano Bellintani, dimissionario per motivi personali. Peccato. Le sue argomentazioni erano sempre puntuali, motivate e ben dette (nota non da poco nei Consigli del nostro territorio dove in tanti avrebbero bisogno di ore e ore di ripetizioni di italiano). Il sindaco Vincenzo D’Avanzo ha poi ricordato la poetessa Alda Merini, scomparsa domenica scorsa (i funerali sono in corso dalle 14, nel Duomo di Milano): il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio per la perdita di una sua cittadina onoraria. Prima di passare all’esposizione del Piano di mandato, D’Avanzo ha letto una comunicazione sul “caso” dell’area nei pressi della Milano-Mortara, su cui Rfi intende realizzare un parcheggio da 300 posti a raso. Un progetto a cui l’Amministrazione comunale si è opposta, ha ribadito D’Avanzo, fin dal giorno successivo alla Conferenza dei Servizi del dicembre 2003. Il sindaco ha ripercorso le tappe della vicenda che GiornaleLibero.com ha già raccontato, rimandando la discussione a quando il Consiglio sarà chiamato a confermare il bilancio di previsione.

IL MERCATO DI VIA TRENTO
A fine serata, invece, l’opposizione, con il capogruppo de "La Svolta”, Alessandro Cozzolino, ha presentato un ordine del giorno sulla nuova area del mercato di via Trento, di prossima apertura. Cozzolino ha proposto di spostare il nuovo mercato da via Trento a via Libertà, cuore commerciale della zona Pasubio, in modo da ridare a vitalità anche ai negozi che soffrono la crisi. Il mercato del sabato, secondo Cozzolino, potrebbe tenersi nel parcheggio davanti alla scuola materna. Peccato che in via Trento ormai sia tutto pronto. Che il progetto di far nascere proprio lì un mercato sia nato dalla volontà popolare (una raccolta 250 firme), che siano già stati spesi dei soldi. E, di contro, l’area di via Libertà individuata dall’opposizione non sia adatta: vuoi perché il mercato non si svolgerà il sabato (e quindi c’è la scuola), vuoi perché è troppo vicino al centro di cottura (sempre della scuola) e la pavimentazione non sia adatta a sopportare passaggi ulteriori di camion (perché già dissestata). Qualche consigliere, come Massimo Mainardi, queste cose non poteva non saperle visto che per buona parte della scorsa Amministrazione sedeva tra i banchi della giunta.
 
Il bus Atm che ha perso una ruota a GaggianoGAGGIANO - Salgono a cinque i casi di bus dell'Azienda trasporti milanesi (Atm) che, nel giro degli ultimi mesi, hanno dato fortait sul territorio di Gaggiano. Ieri sera l'ultimo guasto, che poteva causare una tragedia. Attorno alle 19.50 un mezzo diretto ad Abbiategrasso, proveniente da Milano, ha perso una ruota.

Lo pneumatico ha rotolato sull'asfalto, andando a schiantarsi contro un suv e infrangendone il fanale sinistro. Il conducente è riuscito a frenare senza causare incidenti. Sul posto, nel tratto di via Roma (Sp 59) compreso tra via Cornicione e il ponte pedonale sul Naviglio, sono arrivati gli agenti della Polizia locale che hanno regolato la viabilità e si sono occupati dei rilievi.

Quello di ieri sera è il quinto caso di guasti di mezzi Atm sulla tratta. Nei mesi scorsi il motore di un bus ha addirittura preso fuoco, senza ferire nessuno soltanto grazie alla prontezza del conducente e dei vigili del fuoco. Emerge sempre con maggiore chiarezza quanto sia obsoleto il parco dei mezzi dell'Atm che circolano in provincia di Milano. C'è bisogno di una 'rivoluzione' per scacciare la maledizione dei bus che gettano la spugna a Gaggiano.

Il bus Atm che ha perso una ruota a Gaggiano

Il suv colpito dallo pneumatico del bus Atm a Gaggiano
 
Il semaforo non segna il rosso: giovane di 26 anni si schiantaTREZZANO SUL NAVIGLIO - Il semaforo che regola la circolazione all'incrocio tra via Morona e via Marconi non segnava il "rosso" perché la lampadina era bruciata. E' quanto riferisce la Polizia locale di Trezzano sul Naviglio, chiarendo la dinamica dell'incidente in cui, ieri mattina, è rimasta ferita una 26enne del posto. La giovane potrà ora rivalersi sul Comune.

Mentre attraversava l'incrocio transitando lungo via Morona verso Cusago, infatti, è stata travolta da una vettura che aveva la precedenza, e che proveniva da via Marconi.
 
La roggia Soncina di Cisliano
CISLIANO - Era un fosso. Oggi è diventata una palude popolata da rane e zanzare. La pista ciclabile che corre su una delle sponde è pericolosa. Quasi impraticabile. Problemi ingigantiti dal caldo dell'estate e dall'inciviltà di chi getta nell'acqua ogni genere di rifiuto. Il processo alla roggia Soncina si gioca insomma sul passato e sul presente. Sulle centinaia di migliaia di euro pubblici investiti da Regione e Provincia nel quinquennio della giunta Durè per "riqualificare e valorizzare", lo storico corso d'acqua di via Cusago, di fronte al cimitero.

Problemi che si trascinano, praticamente, dal giorno della sua inaugurazione. A farli notare sono alcuni residenti della zona. Giorgio Cominu, emigrato a Cisliano da Bareggio ormai da qualche anno, abita di fronte a uno dei ponticelli che collegano le due sponde della roggia.

LA PROTESTA
La roggia Soncina di Cisliano è diventata una palude"E' evidente - dichiara - che chi ha fatto i lavori ha sbagliato la pendenza del fondo. La poca acqua che c'è non scorre. Così si è formata la palude. Le rane non danno fastidio, anzi. Il fatto è che questo ambiente è ideale per il proliferare delle zanzare. E in più la gente incivile ci butta dentro i rifiuti. Vogliamo parlare poi della pista ciclabile? Le travi sono sconnesse e si sollevano facilmente, rendendola molto pericolosa per i ciclisti. A questo punto è meglio percorrere la via in bici sulla strada!". Anche il muricciolo della roggia registra dei problemi. Le mattonelle traballano e si staccano facilmente. Sono numerose, ormai, quelle rubate. "Tutti problemi che ho segnalato sia alla vecchia sia alla nuova Amministrazione via email - denuncia ancora Giorgio Cominu - per i quali nessuno si è mai degnato di darmi una risposta". Forse perché una risposta non c'è.

IL SINDACO: "E' ORRIBILE"
La "riqualificazione" della roggia, già criticata a suo tempo dall'associazione ambientalista Il Germoglio di Cisliano, pare oggi ancora più indifendibile. "Francamente - dichiara il sindaco Emilio Simonini - trovo quest'opera orribile, non avendo nulla a che fare con la rogge stesse e con il territorio. Era meglio fare Il muretto della roggia Soncina senza mattonelleuna pista ciclabile normale, lasciando le sponde naturali del corso d'acqua. Il punto è che non scorre acqua: oltre ad essere state sbagliate le pendenze, il motivo della nascita di una vera e propria palude è che l'acqua non arriva da monte, perché utilizzata dagli agricoltori. Cercheremo di trovare un accordo con loro, ma non possiamo pretendere che ci concedano dell'acqua che loro pagano, per irrigare i campi".

Il Comune ha inoltre programmato un intervento di pulizia della roggia Soncina, che sarà effettuato dopo le ferie estive.

I lavori di realizzazione della roggia Soncina di Cisliano
 
Sulla linea ferroviaria Milano-Mortara si viaggia con l'ombrello aperto
ABBIATEGRASSO - Le foto scattate da alcuni pendolari parlano chiaro. Non si tratta di uno scherzo o di un fotomontaggio. Su una delle tratte ferroviarie più tormentate della Lombardia, la Milano-Mortara, dove ritardi e soppressioni sono all'ordine del giorno, si viaggia (pure) con l'ombrello aperto.

Sulla linea ferroviaria Milano-Mortara si viaggia con l'ombrello apertoColpa delle infiltrazioni d'acqua nelle carrozze. Solo l'ultimo dei motivi che trasformano in un incubo, per centinaia di pendolari, raggiungere la mattina il posto di lavoro. Le foto sono state scattate tra Abbiategrasso e Albairate, dove presto sarà aperta la nuova stazione di interscambio ferro-gomma. "Finalmente", si potrebbe dire. Ma i disagi potrebbero continuare.

Già, perché se i lavori del raddoppio della linea proseguono a buon ritmo, non si può dire altrettanto riguardo alla ricerca di fondi per l'acquisto di nuove carrozze: Regione Lombardia rassicura, ma il rischio è che i pendolari della Milano-Mortara si ritrovino presto con binari nuovi di zecca su cui corrono sempre gli stessi treni. Vecchi. Sporchi. E dal tetto 'bucato'.

Ne farebbero le spese i cittadini di Vigevano, Mortara e Parona Lomellina in provincia di Pavia. Così come quelli di Abbiategrasso, Gaggiano, Trezzano sul Naviglio e Corsico, nel sudovest milanese.

Sulla linea ferroviaria Milano-Mortara si viaggia con l'ombrello aperto
 
Milano-Mortara: i disagi sulle carrozze non finiscono nonostante le promesseABBIATEGRASSO - Continuano i disagi per i pendolari della linea ferroviaria Milano-Mortara. Nelle ultime settimane i problemi sembrano essersi peraltro acuiti. La "Freccia delle risaie", come viene ribattezzata la linea ferroviaria coi suoi treni che attraversano gli appezzamenti agricoli a cavallo tra la provincia di Milano e quella di Pavia, continua insomma a regalare disservizi.

I VOTI ALLE FERROVIE? BOCCIATE
"Nonostante le rassicurazioni che la composizione dei treni sarebbe stata fissata a sette carrozze, che i ritardi rientrassero nei cinque minuti, che la pulizia fosse garantita e potenziata con il nuovo appalto del primo luglio, che l’aria condizionata funzionasse su tutte le carrozze, che ci fossero informazioni puntuali relative alla tratte - evidenzia il Comitato pendolari - dopo attenta valutazione ci sembra corretto dare un voto alle promesse: voto 6 alla composizione dei treni, voto 1 ai ritardi a cui si sono aggiunte soppressioni, voto 2 sulla pulizia perché l’appalto non è partito e i lavoratori delle imprese di pulizia non percepiscono lo stipendio da due mesi"

"Voto 3 all’aria condizionata - continua il Comitato pendolari - e stesso voto al comportamento in merito alle informazioni: è più facile che arrivino tramite tam tam dei viaggiatori che da Trenitalia, quando le fornisce. E aggiungiamo due ‘non classificabili’ alla percezione dell’oculatezza e dell’ottimizzazione delle risorse pubbliche e alla sostenibilità ambientale e sociale (degrado, sporcizia, ecc.). Pertanto, una sonora bocciatura!". A settembre, evidenzia il Comitato, "sarà urgente e necessario un altro incontro coi pendolari".
 
MAGENTA - Con un esposto alla Procura regionale della Lombardia, il coordinatore provinciale del Sindacato dei lavoratori intercategoriale, Piergiuseppe Bettenzoli, denuncia la "discutibile" gestione dei fondi regionali destinati ai controlli di prevenzione da parte dell'Asl Milano 1 - Magenta.

Una fetta da quasi due milioni di euro, utili soprattutto per riorganizzare i "blitz" degli ispettori nei cantieri, alla ricerca di irregolarità che possano mettere a repentaglio la vita dei lavoratori. Soldi che sono arrivati nell'aprile 2008 nelle casse delle varie Aziende sanitarie locali. Ma, stando all'esposto, la direzione del dipartimento magentino avrebbe preso atto dell'assegnazione dei fondi solo il 31 luglio. Comunicando ai lavoratori le nuove disposizioni dopo altri tre mesi, in ottobre. Con ulteriore, incredibile ritardo, quindi, se si considera che i soldi dovevano servire a finanziare interventi per l'anno 2008. A quel punto ormai agli sgoccioli.

I CONTENUTI
"La cosa si presenta molto grave - denuncia Bettenzoli nell'esposto - ma lo è molto di più se si considera che l'accordo truffaldino è stipulato tra la direzione, le organizzazioni sindacali 'maggiormente rappresentative' e le Rsu aziendali, con la sola eccezione del rappresentante SdL Intercategoriale, il quale, oltre a rifiutare di sottoscrivere l'accordo, ha ripetutamente, quanto inutilmente tentato di far comprendere ai 'colleghi' l'assurdità, oltre all'illegalità, di quanto si apprestavano a stipulare con la direzione. Ma non è tutto - prosegue il coordinatore provinciale del SdL - perché i fondi destinati a un reale incremento di efficacia dei controlli sono stati male impiegati (come avrebbero potuto i lavoratori dei servizi fare 'più e meglio' se neanche erano informati del progetto e delle sue condizioni?), con ciò creando danno ad altri lavoratori: quelli che avrebbero dovuto beneficiare di controlli efficaci a ridurre o eliminare i rischi lavorativi, dei quali, in tutta evidenza, direzione aziendale e rappresentanti sindacali confederali hanno dimostrato di infischiarsene".

PREMI E INCENTIVI
L'accordo ha creato anche evidenti frizioni tra i dipendenti dell'Asl magentina, in quanto prevedeva "premi" da distribuire a discrezione dei dirigenti sindacali, fondati su obiettivi non chiariti bene per tempo. "All'interno degli stessi operatori dei servizi - conferma Piergiuseppe Bettenzoli - sono stati surrettiziamente introdotti elementi discriminanti di remunerazione: quote non irrilevanti di questa (pari, complessivamente, al 30 per cento del totale), infatti, sono state subordinate ad obiettivi quali-quantitativi (sotto forma di orario di lavoro aggiuntivo e di 'performance' individuale), assolutamente slegate dalla realtà lavorativa quotidiana. Il tutto, si dice nei due 'accordi' siglati a fine anno, 'al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi prefissati ed accertata la non possibilità di integrare l'organico nei termini di cui al Piano Assunzioni 2008, viene destinata - nell'ambito del fondo a disposizione - una specifica quota (Quota B), finalizzata a remunerare il ricorso a prestazioni orarie aggiuntive ed alla valutazione delle performance individuali'". Sempre secondo l'esposto presentato in Procura, l'accordo iniziale prevedeva incrementi orari da 18 a 36 ore, che all'Asl Milano 1 - Magenta "sono state ridotte a dieci".

FOCUS SUL TERRITORIO
"Non solo, quindi - denuncia Bettenzoli - in assenza di un reale incremento di attività di controllo (le dieci ore potrebbero essere state impiegate per qualsiasi altro tipo di attività istituzionale), ma addirittura effettuabili nell'anno successivo a quello del progetto da parte di quanti non possedessero, alla scadenza di fine anno 2008, la dote oraria necessaria!". Numeri e fatti che si schiantano fragorosamente con una realtà, quella dell'Asl Milano 1, molto delicata dal punto di vista dell'occupazione, degli infortuni e del numero di malati professionali.

"L'Asl Milano 1 - spiega Claudio Mendicino, dirigente dell'Asl Milano 1 e membro della Rsa del SdL Intercategoriale - con sede legale a Magenta ma articolata su un territorio vastissimo che spaziava (fino al 31 dicembre 2008, data a partire dalla quale ha ceduto cinque comuni del nord-ovest milanese alla neonata Asl Monza-Brianza) dalla zona di Garbagnate Milanese a quella di Rho, da quella di Corsico a quella di Legnano, senza tralasciare quelle del Castanese, Magentino e di Abbiategrasso, per un totale di 78 Comuni e quasi 970 mila abitanti, ha una dote di infortuni sul lavoro compresa tra gli 11 mila e i 12 mila all'anno e l'insorgenza di diverse centinaia di malattie professionali, sempre per ogni anno. Senza dimenticare le problematiche di sicurezza negli ambienti di vita (igiene e sicurezza degli abitati, delle scuole, degli esercizi sanitari, dei luoghi di spettacolo e ricreazione, degli alimenti, le malattie infettive). Un quadro complessivo - commenta ancora Mendicino - che necessiterebbe di un crescente numero di controlli (basti ricordare la vergognosa evidenza che sta emergendo nella vicenda del recentissimo evento sismico in Abruzzo), sempre più qualificati e incisivi. In altre parole, un investimento massiccio in risorse umane e aggiornamento professionale".

LA CONTROPROPOSTA
La proposta dell'Sdl Intercategoriale per l'Asl Milano 1 - Magenta era proprio quella. "Vista l'incapacità, per usare un eufemismo, dimostrata dalla Direzione Aziendale nel gestire soldi pubblici destinati a incidere realmente sullo stato dei controlli di prevenzione e sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro - spiega Bettenzoli - era semplice: trasferire sull'anno 2009 l'intero importo erogato dalla Regione per il progetto in questione, impiegare il massimo di risorse disponibili per stipulare rapporti di lavoro con nuovi operatori della prevenzione e utilizzare solo i rimanenti fondi per incentivare il personale di entrambi i dipartimenti di prevenzione all'attuazione di progetti seri e, soprattutto, condivisi a priori, per meglio indirizzare risorse temporali e professionali alla prevenzione e alla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro".
 
L'ambulanza della Croce Oro Gaggiano, mai pagata: debito da 70 mila euro
GAGGIANO - "L'ambulanza è nuova, è a nostra disposizione dalla fine di luglio dello scorso anno. Costa 69 mila e centocinquanta euro, per l'esattezza. Abbiamo sempre pensato che quella cifra fosse stata pagata. Ma purtroppo non è così". Il primo aprile è passato da un pezzo, e questa non è una burla di cattivo gusto: il virgolettato appartiene a Elio Rossi, attuale dirigente della Croce Oro di Gaggiano, associazione di pubblica assistenza che ha sede in via Gramsci.

IL FATTO
Il vecchio presidente, costretto alle dimissioni e mandato a casa assieme al resto del direttivo, l'ha fatta grossa: per sei mesi ha fatto credere a tutti che l'ambulanza "full optional", acquistata il 31 luglio 2008 in Emilia Romagna, era stata pagata da una cordata di aziende di sua fiducia. Invece non aveva versato neppure la caparra. E fino a gennaio ha inventato scuse al venditore. "Sono all'estero per lavoro", gli raccontava, "appena torno passo in banca e faccio il versamento". Oppure: "Pagheremo tra poco, abbiamo organizzato una vendemmia benefica". A Gaggiano, di vigneti non ce ne sono. Questa è terra di riso e mais. E nemmeno con quelli si pagano le ambulanze.

APPELLO
Elio Rossi, attuale presidente della Croce Oro Gaggiano"Chiediamo l'aiuto della cittadinanza e delle istituzioni - è l'appello di Elio Rossi e della quarantina di soccorritori della Croce Oro - affinché ci consentano di avere sul territorio un mezzo competitivo e altamente funzionale non solo in caso di incidenti stradali, ma anche per malori e trasporti di persone bisognose verso strutture adeguate alle loro esigenze".

Come si è scoperto che l'ambulanza non era stata pagata? "Un nostro volontario che stava facendo delle pulizie in sede - spiega Rossi - ha ricevuto una telefonata del venditore. Ci ha subito chiesto il numero di fax, col quale ha poi trasmesso un documento in cui minacciava di ricorrere alle vie legali se non avessimo pagato il mezzo. Il volontario ci ha riferito tutto. Abbiamo riunito i soci, costretto alle dimissioni il vecchio direttivo, e quindi costituito quello nuovo".

APERTO UN CONTO CORRENTE
Dopo aver eletto i nuovi dirigenti, una delegazione della Croce Oro ha raggiunto il venditore in Emilia Romagna. "Per fortuna si è dimostrato comprensivo nei nostri confronti - assicura Elio Rossi - dicendo che non intende farci pressioni per pagare il mezzo in tempi stretti. Ma noi vogliamo risolvere nel più breve tempo possibile la situazione". Per questo i soccorritori hanno organizzato una raccolta fondi: chi vorrà, potrà diventare socio della Croce Oro con un contributo minimo di 15 euro da versare sul conto corrente postale numero 94775814 (per info chiamare il numero 02-90.843.445).

IL VECCHIO PRESIDENTE
Una volontaria della Croce Oro Gaggiano controlla il computer nella sede di via GramsciLa tessera permetterà di ottenere sconti in numerosi negozi del paese. Nel frattempo, sembrerebbe che l'ex presidente sia sparito da Gaggiano e dall'intera zona. "Non è successo nulla di che - commenta al telefono - non voglio dire nulla. Non intendo fornire la mia versione dei fatti e non intendo fare alcuna precisazione", aggiunge infastidito. Nessuna spiegazione, dunque: dietro di sé preferisce lasciare il silenzio. Eppure assicura: "Io faccio il soccorritore dal 1992. Ora sono fermo, mi sono preso una pausa. Ma intendo assolutamente ricominciare". A bordo di quale ambulanza? Urge scoprirlo in fretta.

 
Le infiltrazioni d'acqua su una parete della scuola dell'infanzia Don Zeno di via Puccini, a Pieve EmanuelePIEVE EMANUELE - Insetti, ragni, api. Muffa sui muri. Da qualche giorno sulla scrivania del sindaco di Pieve Emanuele c'è un esposto che scotta. Quello di un gruppo di genitori, che hanno denunciato anche all'Asl di Rozzano la situazione di degrado in cui versa l'asilo "Don Zeno" di via Puccini.

LA DENUNCIA
"I muri dell'asilo sono pieni di muffa", riferisce il portavoce dei genitori. "A causa delle infiltrazioni d'acqua - segnalano ancora mamme e papà - le ragnatele non vengono rimosse da anni e la fuliggine dei caloriferi ha fatto cambiare il colore alle pareti. Così i nostri bambini vanno a scuola camminando tra un secchio e l'altro, messi a contenere l'acqua che cade dai muri gocciolando nelle prese della corrente. Respirano muffa e tornano a casa con i volti tumefatti dalle morsicature degli insetti che in un ambiente insalubre trovano gradito rifugio".

LA REPLICA
Le mura scrostate della scuola dell'infanzia Don Zeno di via Puccini, a Pieve Emanuele"E' stata disposta una verifica urgente in merito a quanto contenuto nella segnalazione pervenutaci - dichiara il sindaco di Pieve Emanuele, Rocco Pinto - e ho sollecitato un sopralluogo per verificare l’urgenza della situazione descritta, chiedendo ai funzionari di settore di recarsi personalmente nell’edificio che ospita la scuola dell’infanzia Don Zeno. Sono in attesa di una relazione dettagliata che mi rapporti principalmente sulla situazione igienica e sulla sicurezza dei locali".

Un secchio raccoglie le infiltrazioni d'acqua alla scuola dell'infanzia Don Zeno di via Puccini, a Pieve Emanuele
 
Loris Cereda, sindaco di BuccinascoBUCCINASCO - "I consiglieri comunali vengono eletti tramite il voto dei cittadini, non li nomina il sindaco. In ogni caso, prima di intervenire, attendiamo gli sviluppi della magistratura". Loris Cereda, sindaco di Buccinasco,commenta così il coinvolgimento di un consigliere di Forza Italia nelle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano.

"Fino a quando non ci saranno prove certe - spiega Cereda - mi tengo fuori dalla questione, attendendo verdetti ufficiali. In questa fase preferiamo attendere gli sviluppi. Si parla inoltre del coinvolgimento dei Verdi (ma a Cesano Boscone, ndr). Quindi non si tratta di una questione di partiti di centrodestra o di centrosinistra. Si tratta di persone e di singoli consiglieri".

Il consigliere comunale buccinaschese dovrebbe sedere regolarmente al suo banco, durante la riunione del Consiglio comunale convocata per domani, alle 19, nella sala consiliare di via Vittorio Emanuele. Nel corso del mandato Carbonera, l'esponente di Forza Italia era all'opposizione.

Secondo la Dda, avrebbe intrattenuto rapporti con un imprenditore vicino alla cosca Barbaro-Papalia che, anche attraverso "pressioni", aveva intenzione di estendere i suoi interessi economici a Buccinasco e nei Comuni limitrofi.
 
BUCCINASCO - Dal primo luglio 2003 al 30 giugno 2007, risultano iscritti 46 procedimenti penali per il reato 416 bis (Associazione di tipo mafioso). Nonostante l'intensa attività dalla Direzione distrettuale antimafia milanese, "che ha consentito sicuramente di sgominare gran parte delle associazioni mafiose già operanti sul territorio", "si impone particolare cautelanella sua interpretazione, non potendosi certamente affermare la totale eliminazione di siffatto fenomeno criminale, di cui si appalesano invece inquietanti segnali nel campo del cosiddetto 'narcotraffico'".

SETTORI E INTERESSI
Sarebbe altri aspetti che compaiono nel cielo di Milano e della Lombardia nella relazione della dda milanese, consegnata ad alcuni politici in Provincia e poi diffusi alla stampa. "A fronte di 233 complessive proposte di ammissione a programma di protezione avanzate da questa dda dalla sua costituzione - si leggerebbe nel documento - solo 12 risultano presentate nel periodo 2001-2007. Appare evidente la difficoltà degli inquirenti a effettuare nuove indagini sulle organizzazioni criminali in oggetto in assenza di voci provenienti dal loro interno, che diano impulso specifico alle indagini stesse". La 'ndrangheta è una mafia che incute timore tra le mafie operanti in Lombardia, soprattutto per i suoi "collegamenti con potenti cosche calabresi, e in particolare quella di Africo".

UNA MAFIA SILENTE
Ma anche perché gli affiliati alle 'ndrine sono riusciti a "infiltrarsi, mimetizzandosi, nell'ambiente socio economico della zona di insediamento, attraverso condotte e investimenti apparentemente leciti […] nonché avvalendosi della rete protettiva rappresentata da numerosi canali informatici e da supporti operativi acquisiti anche all'interno delle forze di polizia". Le 'ndrine esercitano la loro "forza intimidatoria" nei confronti di chi ostacola i loro "obiettivi programmati", "secondo un criterio non solo 'economico', ma anche strategico in relazione al contesto sociale nel quale i sodalizi hanno inteso radicarsi". Gli affiliati alla 'ndrangheta, in Lombardia, "abbandonano i comportamenti tradizionalmente 'mafiosi' per assumere quelli rassicuranti di lavoratori dipendenti o gestori di apparentemente lecite e avviate attività imprenditoriali".

RADICAMENTO AMBIENTALE
Così si sono guadagnati "un radicamento ambientale ideale per lo svolgimento indisturbato per anni di illecite attività nei campi più disparati". I settori in cui opera la 'ndrangheta sono svariati, ma per la maggior parte gli affiliati si affiderebbero "alla formula delle Società a responsabilità limitata (Srl) o a cooperative con durata anche inferiore ai 4 anni" per portare avanti i loro interessi, liquidandole o facendole fallire. Nell'edilizia lombarda si può trovare i calabresi nel movimento terra, negli scavi, nel trasporto di materiali di scavo, nell'intermediazione tra agenzie immobiliari soprattutto a Monza, Cologno Monzese, Peschiera Borromeo, Cernusco sul Naviglio, e nei Comuni del sud milanese. Nell'ambito degli Alimentari (fornitura di prodotti ortofrutticoli, attività in crescita questa) a Lodi, Pavia e Voghera. Nella ristorazione (bar, self service, pasticcerie e ristoranti) a Milano e in tutto l'hinterland. Gestiscono anche agenzie di sicurezza a Milano, Como e Bergamo, specie in discoteca. I calabresi sono attivi nella logistica (smistamento, facchinaggio, movimentazione merci, servizi di pulizie attraverso cooperative facenti capo alle cosche) a Milano, specie all'ortomercato.

GLI AFFILIATI? SONO INSOSPETTABILI
Tutti settori nei quali le imprese criminali possono godere, in alcuni casi, della presenza di amministrazioni comunali che affidano sempre a loro negli anni gli stessi servizi (manutenzione strade e cimiteri, per esempio) attraverso "il ricorso - riferirebbe la relazione - a procedure illegali: trattative private condotte tramite procedura di urgenza anche nei casi nei quali per la legge non ne sussistono i presupposti; gare di appalto in cui le offerte al ribasso sono conosciute prima della apertura delle relative buste e con partecipazione limitata sempre alle stesse imprese, comunque vincolate a effettuare poi i lavori subappaltandoli alle imprese mafiose oppure acquisendo i macchinari a loro necessari, pena il pagamento di penali alle amministrazioni comunali o, addirittura, 'sanzioni' di natura criminale". Tutte aziende riconducibili alle cosche di origine, come per esempio i Morabito, i Bruzzaniti, e i Palamara di Africo. E' dalle indagini compiute tra il 2000 e il 2007 che la dda comincia ad accorgersi che nelle zone a più alta densità mafiosa (i Comuni di Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, Cologno Monzese eccetera) "le seconde e le terze generazioni delle note famiglie malavitose di natura 'ndranghetistica', sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire e a sfruttare le zone di influenza, stringendo, dal punto di vista istituzionale, alleanze con spregiudicati gruppi politico-affaristici e, dal punto di vista economico, inserendosi nel campo imprenditoriale con illimitate disponibilità economiche".

LOTTA AD OGGI IMPOSSIBILE
Contrastarli, oggi, appare un'impresa napoleonica. "Questo ufficio - riferirebbe nella relazione il procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici - ha provveduto a impartire direttive di indagini di più ampio respiro, ricevendo sempre assicurazioni formali ma ottenendo peraltro limitata collaborazione consistente nell'inoltro di informative sui gruppo criminali attualmente operativi sul territorio. Appare opportuno in particolare, se non necessario, procedere a effettuare indagini più approfondite in tema di subappalti a opera di imprese apparentemente regolari, verificando di fatto, tramite controllo non meramente formale, ma da eseguire sul territorio, se i loro intestatari non siano in realtà meri prestanomi di soggetti notoriamente legati ad associazioni di 'ndrangheta. Occorre inoltre effettuare un capillare controllo delle vendite immobiliari avvenute in tempi recenti - proseguirebbe Pomarici - nelle zone di Milano e dell'hinterland già note in quanto soggette a infiltrazione mafiosa, ed effettuare analoghe verifiche di tutte le cessioni di licenze per la gestione di esercizi commerciali.

"ATTENZIONE AI PASSAGGI DI PROPRIETA'"
Occorre infine procedere a un attento monitoraggio di tutti i personaggi, sempre più numerosi, già condannati negli anni Novanta per reati commessi nell'ambito di attività criminali di matrice mafiosa, e ormai scarcerati per espiazione definitiva delle pene inflitte o per fruizione di benefici penitenziari, essendo già stata in più occasioni accertata la ripresa dell'attività criminale a opera dei citati soggetti". A tal fine, sempre secondo quanto di leggerebbe nella relazione della dda, "deve comunque evidenziarsi che la polizia giudiziaria impegnata sul territorio nell'attività di contrasto all'attività criminale di matrice mafiosa, pur dotata di specifica ed elevata capacità professionale, appare numericamente palesemente inadeguata alle numerose esigenze di indagine, tanto che sempre più spesso succede che i magistrati di questa Dda trovino notevoli difficoltà nell'individuare un servizio disponibile a ricevere deleghe di indagine".
 

BUCCINASCO - Intricati intrecci tra aziende, soprattutto edili, che ai vertici portano sempre ai soliti nomi. Una rete di amicizie tra costruttori, politici ed esponenti di spicco della più pericolosa 'ndrangheta calabrese trapiantata a Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico, capace di insospettire e preoccupare persino la Direzione distrettuale antimafia di Milano e i carabinieri del Ros.

Più volte, nella relazione consegnata alla stampa da alcuni politici che l'hanno visionata in Provincia, risulta presente l'aggettivo "inquietante". E' questa la parola che viene in mente al procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici, della dda milanese, per descrivere la situazione del sudovest milanese sul fronte della criminalità organizzata di stampo mafioso: così come quella di altre realtà lombarde, capoluogo compreso. Un cancro allo stato avanzato che corrode silenzioso il tessuto imprenditoriale e sociale, grazie ad intimidazioni e agganci col 'palazzo'.

ARCHIVIATO IL CASO-BREMBILLA
Tra i nomi più o meno illustri che comparirebbero nella relazione, risulterebbero quelli di politici come Bruna Brembilla, assessore provinciale all'Ambiente nonché presidente del Parco Agricolo Sud Milano, che ha già precisato assieme al presidente Filippo Penati come le indagini a suo carico siano partite "da una segnalazione anonima" (affermazione che sarebbe confermata dalla relazione della dda) e che il gip, su richiesta del pm, avrebbe già archiviato lo scorso 2 dicembre. A Bruna Brembilla è andata la solidarietà del Partito democratico cesanese. E' stato inoltre creato su Facebook il gruppo “Solidarietà a Bruna Brembilla”, che oggi conta 66 membri.

DESTRA E SINISTRA COINVOLTE A CESANO BOSCONE
Tra i nomi 'freschi' compaiono invece quelli di un consigliere comunale attualmente in carica (notizia poi smentita dal magistrato all'avvocato dell'interessato) e di uno di Forza Italia non più in carica sempre a Cesano Boscone (città dove Bruna Brembilla ha ricoperto varie cariche sin dal 1980, fino a quella di sindaco per tre mandati, dal 2005) e di un consigliere comunale di Forza Italia a Buccinasco. L'esponente di Cesano comparirebbe da anni tra gli indagati della Dia di Milano, come "socio occulto" di un costruttore di una famiglia che intratterrebbe rapporti con il gruppo dei Sergi, Barbaro e Papalia della 'ndrangheta calabrese, e dei Fidanzati, Carollo e Ciulla della mafia siciliana (notizia smentita dal magistrato all'avvocato dell'interessato). Fitti legami tra imprenditori del sudovest milanese con conoscenze 'altolocate', con le quali risulterebbero in stretto contatto.

"MIGLIAIA DI TELEFONATE"
Salvatore BarbaroA dimostrarlo, sempre secondo la relazione, sarebbero le "migliaia di telefonate" intercorse tra politici e quello che viene definito il "dominus" della rete di imprenditori - attivo tra Cesano Boscone, Corsico, Buccinasco e l'Australia - "segno evidente di rapporti che trascendono quelli meramente istituzionali". Rapporti riconducibili anche a Domenico Barbaro detto "L'australiano", uno dei più pericolosi esponenti della 'ndrangheta a livello internazionale, originario di Platì, arrestato a luglio del 2008 nell'ambito dell'operazione "Cerberus" della guardia di finanza, proprio mentre usciva dal carcere dopo aver scontato una pena per rapina. Tra i collegamenti diretti e indiretti dei politici di Cesano Boscone, e in particolare dell'ex esponente di Forza Italia, risulta anche quello con Salvatore Barbaro (divenuto lo spauracchio della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Maurizio Carbonera, a Buccinasco) arrestato a sua volta nel corso di "Cerberus". Barbaro, originario di Locri, è il genero e presunto delfino del capobastone della ndrangheta in Lombardia, Rocco Papalia, condannato all'ergastolo nell'ambito dell'operazione "Nord-Sud".

FORZA ITALIA A BUCCINASCO
Tra le 25 pagine di nomi che sarebbero presenti nella relazione, quello dell'esponente di Forza Italia a Buccinasco compare tra gli ultimi. Viene citato in relazione alle indagini che partono da un fatto di sangue (il ferimento a Milano di un imprenditore vicino ad Antonio Barbaro e Rocco Papalia, "evidentemente reo - riferirebbe la relazione della dda - di comportamenti scorretti nei confronti dell'organizzazione criminale") ma che riguardano anche "un contesto criminale di sicura matrice calabrese - sempre secondo quanto avrebbe scritto Ferdinando Pomarici - composto da soggetti legati ai Barbaro-Papalia, legati ad attività di traffico di sostanze stupefacenti", e un'altra persona sospetta che proprio attraverso il consigliere comunale di Buccinasco avrebbe cercato di "estendere la rete dei propri interessi economici ad attività specializzate in compravendite immobiliari e/o ristrutturazioni edili, talvolta riconducibili anche al settore degli appalti pubblici [...] al fine di realizzare non meglio definite 'operazioni commerciali'" tuttora sotto la lente della dda per presunte "infiltrazioni della criminalità organizzata nei settori della pubblica amministrazione".

"CONDIZIONAMENTO E PRESSIONE"
Domenico Barbaro, 72 anni, Operazioni condotte dal sospettato "con evidenti movimenti di pressione e di condizionamento nei confronti degli esponenti della politica locale quali, appunto, anche il consigliere comunale di Buccinasco in questione. Il quale, "pur non entrando a far parte della formale composizione né in qualità di socio né in quella di amministratore" ha costituito negli anni scorsi una società con "un uomo di fiducia" dell'autore delle pressioni, e con un'altra persona che avrebbe "personalmente sollecitato ad assumere il ruolo di amministratore delegato della costituenda società, finalizzata in particolare alla cartolarizzazione del patrimonio immobiliare del Comune di Milano e di alcuni enti previdenziali".

LE SOCIETA' PARTECIPATE
Altro filone dell'indagine condotta da Dia e Ros dal 2000, sempre riferita a politici strettamente legati al sudovest milanese, è quella dei "voti dei calabresi". Un politico li definisce al telefono "gente d'onore", nell'ambito di un discorso relativo "alla possibilità - riferirebbe Pomarici nella relazione - di condizionare l'esito del voto sfruttando la massiccia presenza" di calabresi nella zona. Indagini che entrano come coltelli nel burro dei palazzi della politica locale. Ma anche all'interno di società partecipate dai Comuni, con stretti legami con Regione Lombardia.
 
TREZZANO SUL NAVIGLIO - Si è rivelata una vera e propria doccia fredda la riunione "di valutazione congiunta per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di raddoppio" che l'assessore regionale Raffaele Cattaneo ha convocato ieri pomeriggio in Regione con tutti gli amministratori dei Comuni attraversati dalla linea ferroviaria Milano-Mortara.

"Non ci sono soldi né per il materiale rotabile né per il personale", ha comunicato l'esponente della giunta Formigoni. Tanto che Trenitalia non ha alcuna commessa e alcun nuovo "modello di servizio". Anzi, ha ribadito l'esponente della società di gestione delle ferrovie in Italia. "Non abbiamo ancora discusso, in tal senso, alcuna ipotesi con la Regione".

"ASPETTATIVE TRADITE"
"Questo rimpallo di responsabilità non ci piace affatto - commenta il sindaco di Trezzano sul Naviglio, Liana Scundi - e tutti gli amministratori pubblici presenti ieri sera in via Pola hanno fatto presente che il raddoppio rischia di trasformarsi in una beffa: avremo i binari in tempo, ma non i treni. Conseguenza naturale sarà che non si riuscirà a garantire un effettivo miglioramento del servizio e a dare una risposta alle centinaia di pendolari che attendono da anni il raddoppio". Il primo cittadino di Trezzano ha fatto presente la cosa nel corso della riunione, ma proseguirà la sua battaglia in ogni sede. "Intendo sottoporre il problema - precisa Scundi - all'attenzione del prossimo Consiglio comunale e chiederò agli altri sindaci di verificare una strategia comune per dare risposte ai cittadini".

D'altra parte il problema del materiale rotabile non è cosa degli ultimi giorni. "Fin dal febbraio 2007 - spiega il sindaco di Trezzano - quando venne ufficialmente dato l'avvio ai lavori di raddoppio, avevo chiesto che non si pensasse solo al raddoppio, ma anche a costruire le carrozze necessarie per assicurare una risposta certa alle aspettative dei nostri cittadini. Avevamo ricevuto rassicurazioni in tal senso: al termine dei lavori di raddoppio ci sarebbero state anche le carrozze, per le quali ci vogliono circa due anni di lavorazione dal momento in cui parte la commessa. Invece - conclude Scundi - nulla di tutto questo".

SINDACI SUL PIEDE DI GUERRA
La riunione di ieri sera in Regione ha però messo in risalto anche alcuni importanti risultati raggiunti per limitare i disagi dei pendolari. Rfi e TrenItalia hanno sottolineato di aver potenziato la squadra manutenzione nella stazione di Porta Genova, allo scopo di migliorare le condizioni dei vagoni attualmente in servizio. Hanno anche promesso un maggior impegno sulla puntualità dei treni, rispondendo così a un documento che molti Consigli comunali, fra cui anche quello di Trezzano, hanno approvato all'unanimità sostenendo coloro che ogni giorno sono costretti a subire i disservizi di una linea per troppi anni dimenticata. Un’altra notizia positiva riguarda i tempi. Entro la fine del 2009, come da programmi, sarà completato il raddoppio da Milano, San Cristoforo, ad Albairate, Cascina Bruciata. A Trezzano, per esempio, i lavori della fermata dovrebbero essere conclusi entro la fine di marzo (attualmente i lavori sono all'85%).

ABBIAREGRASSO: "NON E' TUTTO PERSO"
Diversa la posizione di altri Comuni. "Il lavoro dell'assessore Cattaneo - evidenzia Roberto Albetti, sindaco forzista di Abbiategrasso - è stato positivo. Sono già pronti 30 degli 80 treni ordinati, una parte dei quali sarà destinata alla Milano-Mortara. Data la congiuntura economica sfavorevole, e dato che trascorrono due anni dall'ordinazione alla consegna dei convogli, i nuovi treni, che avranno 7 carrozze tutte disponibili, miglioreranno sicuramente la qualità della tratta". Ad essere maggiormente penalizzati da questa situazione saranno i pendolari che viaggiano in direzione Milano e salgono per ultimi, dopo le stazioni di Abbiategrasso, Albairate e Gaggiano (stazioni di interscambio "ferro-gomma").
 
Lo stato dei lavori a dicembreCESANO BOSCONE - Sei anni per realizzare quattro mura "in croce" e una vasca (senza impianti). E trasformare così una piscina in una 'cattedrale nel deserto': un'opera da 4 milioni e 264 mila euro che non è mai stata inaugurata. Perché i lavori non sono mai finiti. Nel mezzo dei campi di via Vespucci c'è solamente lo scheletro del "Centro Polifunzionale - Centro natatorio". Lo definì così nel lontano 2003 l'ex sindaca Bruna Brembilla, quando approvò il progetto assieme al resto della maggioranza di centrosinistra. Nomi a parte, restano sei anni di vuoto.

Il project financing che si è aggiudicato la società Cesano Sport Management Srl (unica a presentarsi alla gara di realizzazione e gestione della struttura dopo aver realizzato il progetto) sembra appeso a un chiodo. E quella società, costituita appositamente per progettare prima e realizzare poi uno degli obiettivi espressi da centrosinistra e centrodestra nel corso delle ultime tre campagne elettorali, sembra un fantasma. Il cantiere, infatti, sarebbe fermo da mesi. Manco un'anima pia al lavoro.

E CESANO PAGA
Da sinistra Dell'Acqua, Fascì e LeoneAd oggi, sono state realizzate opere per un milione e 120 mila euro. Solo un quarto, circa, del totale previsto. "Ci rivolgeremo presto alla Corte dei conti per verificare eventuali responsabilità - annuncia Francesco Fascì, coordinatore di Forza Italia a Cesano - e se usciremo vincenti dalle urne, a giugno, faremo di tutto per dare alla città la sua piscina". "Sia chiaro - precisa ancora il capogruppo di Forza Italia a Cesano Boscone, Riccardo Leone - vogliamo fortemente questa struttura perché la riteniamo utilissima per la città. Tant'è che il centrosinistra, approvando la sua costruzione nel 2003, ha fatto sua la proposta avanzata proprio da noi". "Peraltro - evidenzia Massimiliano Dell'Acqua, consigliere comunale forzista - la giunta ha incaricato un professionista, l'ingegner Piero Mezzapelle, pagandolo 176 mila euro solo nel 2006 per la propria consulenza relativa a questa e altre opere sul territorio comunale, affiancandolo in questo caso alla dottoressa Violato, responsabile del progetto della piscina. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti".

LA REPLICA
"Nessuno ha mai negato che ci siano problemi - replica il sindaco Vincenzo D'Avanzo (Pd) - ma con le strumentalizzazioni fini a stesse non si risolvono. Quando non si approfondiscono le cose e non si vogliono ascoltare le ripetute risposte date in ogni sede alle continue domande, sempre uguali, fatte sul progetto piscina, si rischia di arrampicarsi sugli specchi". Lo stesso D'Avanzo definisce la vicenda "lunga e tormentata", con un promotore scelto attraverso le regole del project financing "e non certo da questa Amministrazione". "Cesano - evidenzia D'Avanzo - è infatti tra i pochi comuni di medie-piccole dimensioni che è già riuscito a portare a termine un progetto, con le stesse modalità della piscina, ma con successo, cioè il nuovo cimitero". D'avanzo sottolinea anche di non aver "mai dato un incarico da 176 mila ad alcun professionista".

LE CAUSE
Una colpa ce l'avrebbe, sempre secondo D'Avanzo, anche il Comune di Milano. "Non si possono non considerare i quasi due anni e mezzo che il Comune di Milano si è preso - sottolinea D'Avanzo - per la permuta dell'area necessaria per completare l'intervento. Tanto che, dall'arrivo della proposta dal promotore, nel 2003, si è potuto rogitare non prima del 2005".
 
Pannelli fotovoltaiciCISLIANO - Si chiama "Mutuo a profitto zero", ed è un fondo a cui possono accedere i cittadini della provincia di Milano per ottenere prestiti personali fino a 50 mila euro, senza ipoteche e a tasso zero, per investire nelle energie rinnovabili e ridurre l'impatto sull'ambiente delle abitazioni. Vantaggi dei quali non possono godere i residenti del Comune di Cisliano, così come tutti quelli dell'Abbiatense, del Magentino, e dell'Alto Milanese.

OGGI IL SUMMIT DEGLI "ESCLUSI"
Per questo il vicesindaco di Cisliano, Claudio Zighetti, ha convocato oggi alle 16 una riunione in municipio, con i rappresentanti degli enti "dimenticati". L'obiettivo è quello di scrivere una lettera congiunta alla Provincia, per fare in modo che anche i residenti delle zone attualmente escluse vengano ammessi ai prossimi bandi. "Abbiamo patito già fin troppo questa situazione - attacca Zighetti - motivata da alcune clausole della convenzione firmata dalla Provincia con la Banca di Credito Cooperativo (Bcc). Le varie filiali dell'istituto di credito che hanno aderito al bando, infatti, hanno posto come vincolo quello della territorialità. Un cittadino di Cisliano, o di Abbiategrasso per fare un altro esempio, avrebbe dovuto rivolgersi alla filiale di Busto Garolfo per presentare il progetto e chiedere il prestito, perché è quella la sede Bcc competente per questi Comuni. Ma la filiale di Busto non ha aderito, escludendo così tutti i residenti dei Comuni che fanno parte della sua 'circoscrizione'. Una vergogna e un'assurdità, perché a causa di questa clausola del contratto molti cittadini dei Comuni che fanno parte dello stesso Parco Agricolo Sud Milano non hanno potuto partecipare ai primi tre bandi provinciali".

"NUOVE REGOLE PER IL PROSSIMO BANDO"
Claudio Zighetti, vicesindaco di CislianoIl quarto sarebbe in dirittura d'arrivo: entro il 29 febbraio le banche che intendono aggiudicarselo dovranno presentarsi, dichiarandosi disponibili a finanziare la metà del 5% di interessi previsti dal mutuo. L'altro 2,5% verrà garantito dalla Provincia, che così azzera i costi a carico del cittadino. "Nella lettera che intendo sottoscrivere quest'oggi assieme con gli altri sindaci - spiega ancora Zighetti - chiederò di eliminare la clausola della territorialità dettata dalla Bcc. Inoltre vogliamo che vengano riconosciuti vantaggi in termini di punti a quelle banche del nostro territorio che vogliano aderire al prossimo bando".

CISLIANO IN PRIMA LINEA
Fino a ieri, tuttavia, a Zighetti non sono arrivate conferme della presenza degli altri amministratori, a parte delle telefonate da Albairate, Gaggiano e Motta Visconti. "Se l'incontro sarà disertato - annuncia Zighetti - lo riconvocherò chiedendo la presenza dell'assessora provinciale all'Ambiente, Bruna Brembilla". Caso nel caso: anche i residenti del Comune Corbetta, che ha attivato da qualche mese uno sportello Infoenergia (spazi aperti al pubblico dove degli esperti offrono consulenza gratuita sulle energie rinnovabili) sono stati esclusi dai primi tre bandi del Mutuo provinciale.

Clicca qui per consultare la "mappa degli esclusi"
 
Il tetto dell'ex stalla immortalato nei mesi scorsi
ALBAIRATE - Intere lastre di Eternit scoperchiate e una moltitudine di pezzi di amianto in frantumi, che alla mercé di pioggia e vento potrebbero liberare particelle dannose per la salute. Il tutto, in mezzo ai campi coltivati a frumento. Succede ad Albairate, dove un'ex stalla per suini col tetto ricoperto da centinaia di metri quadrati di Eternit è in disuso da anni, lungo la strada di campagna che collega la provinciale 114 "Baggio Castelletto" alla località Cascina Bruciata e alla Nuova Vigevanese: l'ormai nota via Marcatutto, dove sorge il centro di compostaggio albairatese.

NESSUNO INTERVIENE
Un'altra immagine dello stato della strutturaL'ecomostro in questione dista appunto poche centinaia di metri dalla 'fabbrica di compost', e dal vivaio Caruso. La struttura diroccata, che si erge a 500 metri dalle prime case di Albairate, è di proprietà di un agricoltore residente ad Albairate, che per legge dovrebbe smaltire il materiale pericoloso. Le particelle di amianto possono provocare tumori alle vie respiratorie, e va trattato con sostanze specifiche da tecnici specializzati prima di essere rimosso. Le istituzioni sono peraltro chiamate a multare chi non provvede allo smaltimento: un provvedimento di cui non si ha notizia, ad oggi, nonostante la stalla di suini sia in disuso da una decina di anni e sia sotto gli occhi di tutti.
 

ABBIATEGRASSO - C'è il cuoco di un ristorante sardo del centro, la donna che ha nascosto il vero lavoro del marito, titolare di un'impresa di smaltimento rifiuti in meridione, e pure un libero professionista con tanto di villa e Bmw. Una lista di gente coi soldi quella che ad Abbiategrasso riceveva il contributo per l'affitto dal Comune. Merito di un dipendente dell'ente , Davide Luison, responsabile del settore Edilzia residenziale pubblica della città del sudovest milanese fino al 2 ottobre 2007: data nella quale l'uomo, residente in provincia di Pavia, è stato arrestato dalla Guardia di finanza mentre incassava una mazzetta nel suo ufficio.

VENTITRE "FURBI" NEI GUAI
Le ventitre persone finite negli ultimi giorni nella seconda trance dell'operazione condotta dagli uomini delle fiamme gialle di Magenta sono tutte fra i 25 e i 50 anni. Si tratta per il 40 per cento di stranieri, tutti residenti ad Abbiategrasso. Resta ancora da chiarire il preciso ruolo del dipendente comunale, finito al fresco nel carcere di Vigevano, nella vicenda. Si ipotizza che trattenesse una parte dei contributi di 4 mila euro richiesti a ognuno dei beneficiari degli sconti sull'affitto. O che, addirittura, chiedesse favori personali per "sdebitarsi". Accuse che non sono state ancora provate.

L'INCHIESTA
Tutta l'indagine ha preso avvio da una testimonianza di un abbiatense, che si è rivolto alla Finanza per denunciare il comportamento dell'ex dipendente comunale. Così, nell'ottobre 2007, gli uomini della stazione di Magenta hanno fatto irruzione nell'ufficio, proprio mentre Davide Luison stava intascando una bustarella. I soldi sarebbero serviti ad agevolare la procedura di assegnazione di uno degli alloggi popolari presenti sul territorio abbiatense. In quell'occasione i militari avevano sequestrato i computer e le pratiche firmate dal pavese, passandole una ad una sotto la lente d'ingrandimento. Hanno così scoperto che le irregolarità non venivano compiute soltanto nell'assegnazione degli appartamenti, ma anche nell'erogazione dei contributi per l'affitto di casa.

FINANZIERI 'CERTOSINI'
La "capillare ricostruzione" delle reali condizioni economiche dei soggetti che l'avevano richiesto al Comune ha consentito di portare alla luce le irregolarità compiute dagli altri ventitre abbiatensi. Dovranno rispondere dell'accusa di truffa aggravata, indebita percezione di erogazioni pubbliche a danno dello Stato e falsità ideologica in atto pubblico. Toccherà al Comune di Abbiategrasso, invece, sanzionare i cittadini e richiedere il risarcimento.

IL SINDACO RINGRAZIA
Finanzieri in azione"Le indagini - commenta il sindaco di Abbiategrasso, Roberto Albetti - sono partite da una segnalazione proveniente dallo stesso Comune, a conferma della disponibilità piena a collaborare con le forze dell’ordine, subito espressa dall’Amministrazione comunale che, nell’ottobre 2007, al momento dell'arresto dell'ex dipendente, si era appena insediata, ma soprattutto a testimonianza della ferma volontà dell’Amministrazione stessa di fare chiarezza su questa vicenda. Ringrazio, quindi il personale comunale per aver fatto presenti le situazioni dubbie - continua il sindaco - poi diventate oggetto di indagine da parte della Guardia di finanza. Non appena disporremo di tutte le indicazioni rispetto alle persone che hanno usufruito indebitamente di uno strumento importante qual è il sostegno per l’affitto, messo a disposizione dalla Regione Lombardia, attiveremo le procedure previste dalla legge per recuperare i contributi erogati a chi non ne aveva diritto. Ringrazio la Guardia di Finanza per l’indagine svolta che ha permesso di fare luce su quanto accaduto".

E RASSICURA: "LUISON NON E' PIU' QUI"
Albetti (Forza Italia, Pdl) tiene anche a ribadire che l'Amministrazione "ha sempre fatto il possibile per andare a fondo di una vicenda iniziata prima del nostro mandato e per chiarire ogni responsabilità, nell’interesse dell’ente e, soprattutto, di tutti i cittadini abbiatensi". Davide Luison, infatti, è stato sospeso in via cautelativa dal proprio incarico fino a sentenza definitiva, su decisione della Commissione disciplinare comunale che aveva assunto il provvedimento "proprio in considerazione dell’estrema gravità dei reati contestati" e anche alla luce "delle ripercussioni negative che i fatti avevano avuto sull’immagine dell’ente". Il Comune rende anche noto che nei mesi scorsi, il rapporto di lavoro tra il l'ente e il dipendente si è definitivamente interrotto, "su istanza dello stesso ex dipendente".

I NUMERI DEI MOROSI
Dal primo ottobre del 2007 (un giorno prima dell'arresto di Davide Luison), le funzioni del servizio Edilizia Residenziale sono state trasferite al settore Lavori Pubblici. Nella città alle porte di Milano, si registra una morosità negli alloggi e nei box di 247.762,55 euro per il periodo che va dal 1999 al 2005. Solo 28.545,05 sono stati già recuperati dall'ente attraverso l'emissione di cartelle esattoriali. In particolare, tra il 2004 e il 2007 la morosità registrata dagli uffici ammonta a 185.175,26 euro, di cui 22.185,98 sono stati recuperati d'ufficio. In totale, Abbiategrasso ospita 194 alloggi comunali per famiglie disagiate e 117 tra box e posti auto. L'ultimo bando emesso ha visto l'accoglimento di 29 domande, a fronte di 105 richieste da parte dei cittadini. Settantasei le persone escluse per mancanza di requisiti".
 

MazzetteCUSAGO - Avrebbe intascato almeno 400mila euro di mazzette in cinque anni, assieme ad altri due funzionari dell'Azienda Lombarda Edilizia Residenziale Milano (Aler). Certificava lavori di restauro degli alloggi popolari mai eseguiti in realtà, o realizzati solo parzialmente. Favori ad imprese edili e cifre da capogiro quelle che inchioderebbero Giorgio Amato, 51 anni, dipendente Aler e tesserato Udc, che ricopriva fino alla settimana scorsa il ruolo di consigliere comunale a Cusago. Proprio nella maggioranza guidata dal sindaco Luigi Cairati, Forza Italia, di cui è cognato.

Sconvolta la moglie, che lavora come segretaria in una scuola del vicino Comune di Cisliano, e i due figli di 22 e 16 anni. Una bufera inaspettata sul tranquillo paesino alle porte di Milano, che fa già le prove per cambiare pagina. E in fretta.

Achille Foieni, 44 anni, barista, è il successore dell'incarcerato AmatoDomani sera, in Consiglio comunale, sarà infatti presentato il "successore" di Amato: Achille Foeni, 44 anni, figlio del gestore del notissimo "Bar Ravelli". Un diploma in ragioneria e una vita dietro il bancone del "salotto cusaghese". "Il sindaco Cairati mi aveva chiesto una mano ai tempi delle ultime elezioni - dichiara - e io mi sono prestato volentieri, conoscendolo da molto tempo e stimandolo come un'ottima persona. Essendo impegnato col bar, però, non ho potuto prodigarmi molto per farmi conoscere ed essere eletto. Ora si presta l'occasione come sostituto, ed eccomi qui. Sono pronto".

Nemmeno un accenno al dimissionario Amato. L'inchiesta che lo incastrerebbe parte da Sesto San Giovanni. Qui, gli uomini della Guardia di Finanza sono riusciti a ottenere dal Tribunale di Monza un'ordinanza di custodia cautelare anche per altre tre persone, grazie a prove che sembrerebbero schiaccianti. In carcere, con l'accusa di corruzione, sono finiti Alessandro Fronti, 56 anni, e Alberto Deola, 41 anni, colleghi di Amato. Dietro le sbarre anche il costruttore Federico Procopio, 53 anni. Un altro imprenditore edile, Luigino Pugliese, è indagato a piede libero. Per Amato e gli altri due dipendenti dell'Aler si sono aperte le porte del carcere per il pericolo di inquinamento delle prove, e soprattutto della reiterazione del reato. In sostanza, i tre ricevevano una "tangente" dai costruttori per certificare, attraverso un apposito documento, lavori di ristrutturazione mai eseguiti o solo parzialmente effettuati nel quartiere San Siro.

"L'Aler - sottolinea l'azienda in una nota - sta fornendo la massima collaborazione e disponibilità per l'accesso agli atti e ai documenti richiesti. A tutela della nostra immagine ci riserviamo di assumere tutti i provvedimenti necessari e conseguenti". Chi dice "di sapere poco o niente di questa vicenda" è il sindaco di Cusago, Luigi Cairati. "Amato ci ha comunicato via fax dal carcere, attraverso il suo avvocato, le proprie dimissioni - dichiara il forzista - e questa sera sarà investito il suo sostituto in Consiglio comunale. La giustizia faccia il suo corso: se l'esponente della nostra maggioranza ha sbagliato, pagherà. Altrimenti il carcere si rivelerà un provvedimento avventato".

(clicca qui per leggere Pdf IL GIORNO)

 

TREZZANO SUL NAVIGLIO - Seicentocinquanta euro per 15 giorni. Dagli 800 ai mille per un anno intero. Sono le cifre da capogiro che ingrassano il mercato dei pannelli pubblicitari abusivi. Una peste bubbonica che affligge le strade più trafficate dell'hinterland. Zone franche, all'apparenza. Dove le agenzie di pubblicità fanno affari d'oro. Scannandosi una con l'altra. Ci siamo finti interessati all'acquisto di uno dei tanti pannelli lungo la ex Statale Nuova Vigevanese, fra Trezzano sul Naviglio, Cesano Boscone e Corsico. Qui, l'altissima densità di traffico a tutte le ore garantisce riscontri veloci e sicuri a chi investe sul pannello tarocco. Il trucco? Ogni azienda scredita le altre.

"L'unica società autorizzata a vendere pubblicità su quella strada siamo noi - evidenzia al telefono un agente - gli altri non sono in regola". Eppure: "Noi siamo gli unici a essere convenzionati coi Comuni", dichiara un altro operatore del settore, contattato per pubblicizzare l'apertura di un fantomatico pub. Così si scopre che nella zona fa gola il Comune di Cusago. E' lì che stanno investendo adesso molte aziende del territorio. "Siamo attivi da più di 20 anni - sostiene un altro agente pubblicitario - il nostro nome è una garanzia". Come è possibile installare pannelli abusivi? Semplice. A Pessano con Bornago, vicino Gessate, c'è chi lo fa sotto la luce del sole, mentre nel Sud Milano gli operai lavorano di soppiatto, nottetempo.

"Ho querelato il titolare di una di queste aziende - dichiara il vicesindaco di Pessano, Damiano Dalerba - che mi ha insultato e minacciato in presenza di alcuni agenti di polizia locale che avevano pizzicato dei suoi operai mentre installavano abusivamente uno di questi cartelli". La frustrazione degli amministratori locali fa eco ad abissali vuoti normativi. Dentro i quali gongolano le aziende di pubblicità. "Per questo - attacca il vicesindaco di Trezzano sul Naviglio, Oliviero Camisani - occorre una riforma a livello statale che preveda sanzioni pesantissime per chi installa pannelli senza autorizzazione. Le ditte dovrebbero essere costrette pure a pagare i costi di rimozione, che ora gravano sui Comuni. Inoltre occorrerebbe punire con la temporanea revoca della licenza chi acquista queste pubblicità". Ovvero: centri commerciali, mobilifici, megastore d'abbiamento.

Una "battaglia per la legalità" che sta combattendo anche l'associazione Italia Nostra lungo le sponde del Naviglio. "Il sistema dei Navigli - spiega Gianni Micheloni, responsabile della campagna 'SpazioLibero, contro la pubblicità stradale abusiva' - così come il Parco Agricolo Sud Milano è un patrimonio che va tutelato. E i cartelli pubblicitari non potrebbero comparire, perché è una tratta a interesse panoramico". Quando a giugno Italia Nostra ha cominciato la sua guerra, degli 80 cartelli installati nei soli Comuni di Corsico e Trezzano solo sei eramo (pur erroneamente) autorizzati.

 
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