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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
La stazione Milano-Mortara di Corsico
GAGGIANO - Da lunedì 7 dicembre i treni della linea ferroviaria Milano-Mortara inizieranno a transitare sul doppio binario. Lo assicura Andrea Caccavale, geometra di Sacaim, l'azienda di Venezia che ha realizzato il raddoppio. Si potrà salire sul treno per la prima volta ad Albairate (in località Cascina Bruciata) e a Cesano Boscone (in via De Nicola) a partire da domenica 13 dicembre, quando saranno aperte al pubblico le due nuove stazioni, dotate di parcheggi a raso in grado di ospitare rispettivamente mille e trecento auto.

"I lavori - evidenzia Caccavale - sono terminati con quattro mesi di anticipo. Le difficoltà sono state tante, a partire dall'acqua. In questa zona la falda è molto alta e sono presenti molte rogge e canali. E' solo grazie alla nostra grande esperienza, maturata in lunghi anni di lavoro in una città lagunare come Venezia, che siamo riusciti a venirne a capo".

GLI OSTACOLI: L'ACQUA E I FURTI
Dalla storica riunione che si è svolta ad Albairate il 5 febbraio 2007, Sacaim ha inoltre registrato danneggiamenti ai propri macchinari e furti di gasolio e attrezzature per una cifra superiore ai 300 mila euro. "Con quel che ne consegue - commenta Andrea Caccavale - in termini di rallentamenti dei lavori in corso, come quando ci è stato rubato il telecomando della saldatrice di rotaie. E' facile comprendere che un aggeggio simile non si trovi facilmente sul mercato. Ma per fortuna, in questi anni, abbiamo potuto contare sulla collaborazione dei Comuni e dei relativi comandi di Polizia locale". Nei cantieri della tratta si sono registrate punte di 200 operai, mentre oggi la media è di 80 presenze. Trenta i chilometri di rotaia posati, pari alla lunghezza dei fili La stazione Milano Mortara di Albairateconduttori di rame tesi sopra le carrozze. Per realizzare le opere accessorie al raddoppio sono stati utilizzati 120 mila metri cubi di calcestruzzo e 6 milioni di chili di ferro per 'tondini'. Da ieri, tutti i passaggi a livello sono stati eliminati, per garantire una maggiore fluidità delle corse.

L'ultimo a scomparire è stato quello di Gaggiano, cancellato definitivamente dalle cartine ferroviarie nelle ultime 24 ore. Al loro posto hanno visto la luce numerosi sottopassi. Quello più innovativo si trova all’altezza del Molinetto del Lorenteggio, al confine tra Corsico e Milano. Si tratta infatti del primo sottopasso a "visibilità totale": un accorgimento utile a prevenire aggressioni e agguati, in una zona che molti tendono a evitare, specialmente nelle ore serali. Ma i tecnici si dicono soddisfatti anche dei sottopassi di Albairate e Vermezzo. All'appello mancano tuttavia ancora alcune opere. Come il raccordo vermezzese alla statale 494 Nuova Vigevanese, il sovrappasso in località 'La Rosa' e il parcheggio di Gaggiano.

"Per quanto riguarda il collegamento alla statale - precisa Caccavale - è in fase di sottoscrizione il necessario protocollo con Anas. Il ponte della Rosa, con 5 campate, due corsie e altrettanti marciapiedi, sarà invece consegnato entro aprile. Per il posteggio bisognerà attendere giugno 2010". Oltre alla realizzazione delle due nuove stazioni, sono state riqualificate quelle di Gaggiano e Trezzano sul Naviglio. Spostata di 300 metri in linea d’aria quella di Corsico, oggi accessibile sia da via Copernico che dall’area Stella.

PROBLEMI ATTUALI
Sergio Graffeo, sindaco di Corsico, parla del raddoppio Milano-MortaraSembra (quasi) tutto finito, dunque. Invece è solo l'inizio. L'attivazione del doppio binario lungo la linea Milano-Mortara porta con sé inevitabili polemiche. Nulla a che fare con la questione dell'interramento, battaglia ormai persa. Ad alzare lo scudo e puntare la lancia è ancora una volta il sindaco di Corsico, Sergio Graffeo. "Sono seriamente preoccupato - dichiara - sia per il funzionamento del servizio, visto che non si parla in nessuna sede e in alcun tavolo istituzionale delle nuove carrozze che occorrerebbero per rendere a regime la doppia linea, sia per i lavori che Rfi avrebbe dovuto assicurare sulle aree di pertinenza. Perché vorrei ricordare che noi avevamo pensato a un progetto che garantisse vivibilità, che attenuasse l’effetto barriera della ferrovia, anche dopo che ci avevano negato il progetto di interramento. Anche le nostre ultime proposte non hanno ancora ricevuto una risposta concreta”.

Tra gli scontenti anche Vincenzo D'Avanzo, sindaco di Cesano Boscone. "Aspettiamo con fiducia la restituzione dell'area dove le Ferrovie stanno realizzando un posteggio a raso, contro le La giunta di Cesano sui binari della Milano-Mortaraindicazioni del nostro Piano regolatore - attacca l'esponente del Pd - nella speranza che il buonsenso prevalga sui programmi sbagliati. Non è possibile perseverare nella realizzazione di un parcheggio non interrato in un territorio come Cesano Boscone, dove è necessaria la massima attenzione al degrado sociale e al mantenimento di una sicurezza degna del termine. Rispetto agli orari ridotti, spero che vi sia presto una revisione in base alle reali necessità. Per Cesano è la prima volta che si vede un treno, ma mi auguro che non ci vogliano anni per modificare eventualmente gli orari". Alla stazione cesanese, infatti, si fermeranno dal 13 dicembre solo otto treni al giorno.

Scarica e stampa (su carta riciclata, se puoi) i nuovi orari della linea Milano-Mortara
 
Il cantiere di via Roma a Cisliano dopo gli arresti per ndrangheta
CISLIANO - Sacchi di malta e cemento mezzi vuoti, gettati a terra alla rinfusa. Mattoni e aste di legno sparsi qua e là. In un angolo un’auto coi vetri rotti, sommersa dalla polvere. Da quando sono fermi i lavori, il cantiere di via Roma 15, a Cisliano, sembra abitato da fantasmi. E' dal giorno dell'arresto di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, titolari dell’impresa edile Kreiamo di Cesano Boscone finiti in carcere nell'ambito di un maxi blitz contro la 'ndrangheta nel sudovest milanese, che gli inquilini dei 19 appartamenti, quasi tutti anziani, non vedono al lavoro gli operai nel cortile.

Un'auto coi vetri sfondati nel cantiere di via Roma a CislianoIl gruppo immobiliare, dopo aver acquistato gran parte dell'antica corte, aveva promesso agli inquilini di ristrutturare gli appartamenti, senza aumentare l'affitto. "Non dormo più da settimane - ammette un'anziana che vive in un trilocale della corte - proprio a causa dei ritardi nella consegna del mio nuovo appartamento. L'8 settembre ho ricevuto l'ultima lettera della ditta, poi più niente". Ieri la donna avrebbe dovuto abbandonare il proprio alloggio e trasferirsi in quello nuovo. "Ma da qui non mi muovo per ora - evidenzia la donna - perché il Comune mi ha dato un appartamento dove pagherò ancora meno di affitto". In realtà, non tutti dovevano trasferirsi negli alloggi di nuova costruzione.

"A noi - spiegano un uomo e una donna - dovevano rifare solo la facciata. Ci hanno detto che i lavori sarebbero finiti a ottobre, invece non sono ancora cominciati". Sulla parete esterna si vedono piuttosto fili elettrici e tubi sporgenti, sopra uno stendibiancheria. Il muro presenta dei fori, che lasciano scoperti i mattoni originari. Al piano di sopra, il nemico numero uno è la pioggia."“Ho messo una passerella di ferro per terra per uscire di casa e raggiungere le scale senza bagnarmi", fa notare l'anziano inquilino. "Hanno lasciato davanti alla porta scale e attrezzi - continua l'uomo - ma quel che è peggio è che per tre mesi, mentre facevano i lavori, ho fatto i conti con l'acqua che invadeva il mio appartamento. Quando hanno fatto i lavori al tetto hanno ridotto di qualche decina di centimetri la gronda: con le piogge abbondanti l'acqua fuoriusciva e filtrava in casa, così come sul pianerottolo esterno". Lo dimostrano le 'lacrime' di cemento fresco che sono colate dal nuovo tetto, ancora visibili oggi.

Uno degli inquilini mostra lo stato del cantiere di via Roma, a CislianoLa pioggia, oltre a fare danni in alcune abitazioni della corte, già di per sé in condizioni igienico-sanitarie non ottimali, ha anche cancellato i riferimenti sul cartello che deve essere esposto per legge, fuori dal cantiere. In particolare non si legge più la data di inizio e di fine dei lavori. Ma anche il nome del responsabile della sicurezza del cantiere, il numero della concessione edilizia, chi sta eseguendo i lavori, chi è il proprietario dell’area, l’impresa. Scritto a pennarello rimane solo il nome dell’assistente tecnico e del coordinatore dei lavori, con l’indirizzo della società Kreiamo, in via Cottolengo 7, a Cesano Boscone. Nel frattempo qualche operaio piccona all'interno di quelli che saranno i nuovi appartamenti. "Abbiamo saputo degli arresti - evidenzia il caposquadra - ma noi siamo qui solo per fare dei lavori di finitura. Del cortile non so nulla. Mi pare che il progetto preveda dei parcheggi. Per quelli credo che bisogna aspettare. Ancora un po'".

I nuovi appartamenti della corte di via Roma a Cisliano

La pioggia ha cancellato i riferimenti sul pannello del cantiere di via Roma a Cisliano

Confusione sul pianerottolo del cantiere di via Roma a Cisliano

Un inquilino mostra i fili scoperti alla parete della corte di via Roma a Cisliano

 
Cisliano, il cantiere dell'immobiliare Kreiamo in via Roma 15CISLIANO - A Cisliano si sono presentati come dei benefattori, per realizzare l’intervento edilizio di via Roma 15, tuttora in corso. Hanno acquistato l’intera corte, che versava in condizioni igienico-sanitarie precarie. Contattando poi ad uno ad uno gli inquilini. E assicurando loro che avrebbero effettuato la ristrutturazione degli alloggi senza aumentare di un euro gli affitti. Case nuove allo stesso prezzo di prima. Un affare per gli abitanti della storica corte, situata nel cuore del paese.

E' l'ultima indagine della Direzione investigativa antimafia di Milano a fare chiarezza sulla singolare operazione immobiliare. Già, perché dietro l'impresa che sta realizzando la ristrutturazione delle 19 unità abitative c’era la 'ndrangheta. La mafia calabrese. Quella che al Sud uccide e sequestra. E che al nord fa affari con gli appalti. Anche grazie alla complicità di "colletti bianchi" come Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, presidente e vicepresidente del gruppo immobiliare Kreiamo, con sede in via Cottolengo 7, a Cesano Boscone. Oltre a loro sono finite in manette altre 15 persone. L'accusa è pesantissima: associazione per delinquere di stampo mafioso. Quarantotto le persone iscritte al registro degli indagati nell’indagine, condotta dai pm Il cantiere dell'immobiliare Kreiamo in via Roma 15 a CislianoBocassini, Venditti, Dolci e Storaci. Tutto ruotava attorno alla cosca della 'ndrangheta Barbaro-Papalia, attiva soprattutto ad Assago, Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio.

Oltre a Cisliano, l'immobiliare Kreiamo voleva mettere le mani anche su Cusago. Sino al giugno 2009 ha tentato di acquistare il castello, ma la compravendita è saltata. Anche grazie al blitz degli uomini del Gico della Guardia di Finanza, che a maggio hanno sequestrato i server di Kreiamo. "Siamo imprenditori atipici, che antepongono il valore sociale dell'intervento immobiliare ai meri interessi economici". Così Andrea Madaffari commentava in un'intervista, il 14 settembre 2008, l'operazione immobiliare di via Roma. Per poi smentirsi in un'intercettazione telefonica, dichiarando al mafioso Rosario Barbaro, fratello di Salvatore detto Piripicchio: "Siamo una squadra. L'obiettivo è di portare a casa più soldi possibili".
 
Milanofiori Nord ad Assago: a dicembre la consegna degli appartamenti
ASSAGO - Settantacinque mila metri quadrati di cemento armato posati in soli otto mesi. Parquet di legno proveniente dal Brasile, con tanto di certificazione del Forest Stewardship Council. Forme non convenzionali degli edifici. Cura 'maniacale' dei dettagli, per ottenere assieme risparmio energetico e riduzione dei consumi. Calcoli scientifici di razionalizzazione dei costi della manodopera. Si presenta con questo biglietto da visita la nuova porta di Milano, a sudovest del capoluogo. E' la D4. Quasi 400 mila metri quadrati di superficie, di cui oltre 200 mila 'pavimentabili'.

L'area di cantiere della D4, ad Assago: sullo sfondo Tangenziale e Parco Agricolo Sud MilanoUffici, residenze, commerciale di medie e grandi dimensioni. Un albergo, un cinema multisala, un centro fitness. Spazi dedicati alla ristorazione. Una cittadella a sé stante. Affacciata sul Parco Agricolo Sud Milano. E sulla Tangenziale Ovest. A 7 chilometri dal Duomo e a 3 dalla circonvallazione esterna (piazza Maggi). Dopo aver bruciato una tappa dopo l'altra, da quell'aprile 2005 in cui la Brioschi Sviluppo Immobiliare Spa firmò la convenzione col Comune di Assago, un altro traguardo attende solo di essere varcato. A breve. Dicembre 2009 è il mese in cui saranno consegnate le case ai nuovi abitanti. Una data che il colosso immobiliare conferma di voler rispettare, nonostante i dubbi di qualcuno sull’effettivo stato di avanzamento dei lavori.

IL FUTURO DEGLI ABITANTI
E intanto la politica di Assago che fa? Si agita. Prende le misure al nuovo mega insediamento. Prova a mettergli le briglie. Perché l’impatto sulla viabilità, secondo molti, sarà devastante in una zona già altamente congestionata. Servono contromosse sovracomunali. E infatti della questione si interessano anche Buccinasco, Milano, la Provincia e la Regione Lombardia. Ma ad Assago l'obiettivo numero uno è assicurare vivibilità e servizi ai nuovi abitanti della D4, o meglio di "Milanofiori Nord", come viene ribattezzato il nuovo quartiere. Gli appartamenti vanno dal monolocale al quadrilocale, con box. I prezzi oscillano per l'edilizia libera dai 3.900 ai 4.200 euro al metro quadrato.

"E' una situazione che ci siamo trovati costretti a ereditare dalla precedente Amministrazione - commenta Graziano Musella, sindaco Pdl di Assago - ma che non ci coglie impreparati. E' evidente come nel corso degli ultimi decenni ci si fosse sforzati di mantenere il centro abitato di Assago dalla parte opposta dell'autostrada, e come questo intervento sia andato evidentemente contro quel proposito, creando così non pochi problemi alla gestione urbanistica del territorio. Nelle settimane scorse, comunque - continua Musella - abbiamo avviato le procedure per adeguare la viabilità di quella zona a sostenere il traffico esistente e quello aggiuntivo, che si creerà nei prossimi mesi a causa di queste nuove abitazioni".

I DUBBI DELL'OPPOSIZIONE
"Premesso che non mi risulta dallo stato dei lavori Il parquet e gli uffici della D4 di Assagoche per dicembre 2009 possano essere consegnate le abitazioni - replica Emilio Duminuco, consigliere comunale della lista d'opposizione Raimondo per Assago, nonché assessore della precedente giunta di centrosinistra - dobbiamo purtroppo evidenziare che, secondo le informazioni in nostro possesso, l'attuale Amministrazione Musella stia cercando di non far realizzare le scuole, mettendo in pericolo anche l'arrivo dell'università e tutta la logica di rivitalizzazione che stava dietro alla nostra scelta".

Un percorso che Duminuco ricostruisce così: "Nel 2004 - spiega - quando l'allora giunta Musella approvò la variante urbanistica e la D4, tra le funzioni commerciali e gli uffici aveva previsto anche 15 mila metri quadrati di residenziale, oltre agli alberghi e un residence. Nel 2005, con la giunta Raimondo, abbiamo modificato la convenzione (la variante urbanistica non poteva più essere modificata), con l'intento di limitare il traffico e la presenza di attività commerciali, con l'obiettivo di rendere l'insediamento D4 un luogo vivo. Abbiamo pertanto, in accordo con la proprietà, sostituito 15 mila metri quadrati di commerciale con analoga superficie di residenziale (di cui 5 mila di edilizia convenzionata per giovani)".

"La residenza - continua Duminuco - è diventata quindi 30 mila mq, pari a circa 300 alloggi. Con questa modifica abbiamo ottenuto che la proprietà realizzasse a suo carico l'asilo nido, la scuola materna ed elementare e un contributo per la scuola media. Inoltre è stato previsto l'arrivo di una facoltà universitaria (l'accademia d'arte Naba). Abbiamo inoltre ottenuto la cessione in proprietà del parcheggio multipiano, più 5 milioni di euro di oneri, la proprietà delle reti strutturali con manutenzione ventennale a loro carico e la realizzazione di una centrale di cogenerazione, che produrrà energia e ridurrà l'inquinamento. Crediamo - conclude l’esponente della lista Raimondo - che con questa operazione si sia cercato di evitare che la D4 diventasse il solito luogo fantasma, che vive soltanto quando sono aperti i negozi, e invece potrà essere un luogo polifunzionale dove si lavora si acquista, si studia e si vive, evitando la disgregazione sociale".

I COSTRUTTORI
A"Lo sviluppo in atto - spiega la società Brioschi - prevede un ulteriore miglioramento funzionale della viabilità esistente: sono infatti previsti due nuovi punti di scambio con l'autostrada Milano-Genova, in entrambe le direzioni, dedicati al nuovo insediamento. E' stato inoltre realizzato un sistema di viabilità interna per garantire la completa accessibilità delle strutture, che consente, insieme alla viabilità principale perimetrale al comparto, di completare il sistema viabilistico locale. E' in corso di realizzazione il prolungamento della linea metropolitana MM2 dalla stazione Famagosta a Milanofiori che aprirà nel corso del 2010. La stazione, in posizione baricentrica, garantirà rapidi collegamenti tra il nuovo insediamento e il centro urbano, con connessione diretta alle tre principali stazioni ferroviarie cittadine (Cadorna, Garibaldi e Centrale)". Sono anche previste aree a verde pubblico “per complessivi 113 mila mq, oltre a piazze e verde privato per complessivi 23.500 mq".

L'area boschiva esistente, inoltre, "è oggetto di un apposito progetto di valorizzazione e salvaguardia delle biodiversità - assicura Brioschi - nel rispetto delle caratteristiche ambientali dei luoghi. E diventerà un prezioso cuore verde, generatore di un nuovo paesaggio interno, elemento vitale capace di organizzare intorno a sé l'intero progetto". Il tutto in attesa che anche Milano Fiori Sud si compia, con altri 300.000 metri quadrati 'pavimentabili', su una superficie complessiva di 1.100.000 metri quadrati sul territorio del Comune di Rozzano.

Il cantiere della D4 di Assago Milanofiori
 
Arresti di ndrangheta ad Assago, Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico
CESANO BOSCONE - Altro che movimento terra, appalti edili e traffico di droga. La cosca Barbaro-Papalia della 'ndrangheta ha tentato di mettere le mani anche su un altro grosso affare: quello del castello di Cusago. Un'operazione da 4 milioni di euro. Lo dimostra l'arresto del presidente e del vicepresidente del gruppo immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone, Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, che erano in trattativa con Fabio Rappo, detentore delle quote di maggioranza della società Il Castello Srl, per la compravendita del maniero cusaghese. Un affare che non è andato in porto in circostanze quanto meno sospette: dopo aver versato il compresso, prima dell'estate 2009, Kreiamo non è andata a rogito. Si diceva per problemi finanziari. Ma forse il cerchio delle forze dell'ordine cominciava già a stringersi attorno ai due imprenditori cesanesi, definiti quest'oggi dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) due tra gli "insospettabili" che avevano iniziato a fare affari col clan Barbaro-Papalia, attivo in tutto il sudovest e in particolare nei Comuni di Assago, Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio, anche dopo essere stati a loro volta intimiditi.

Alfredo Iorio del gruppo Kreiamo di Cesano BosconeAndrea Madaffari, vicepresidente del gruppo Kreiamo di Cesano BosconeNel corso della mattinata, il personale della Dia di Milano, del Gico della Guardia di Finanza di Milano e dell'Arma dei Carabinieri di Corsico, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia del Tribunale di Milano (Pm Bocassini, Venditti, Dolci e Storari), hanno dato esecuzione alle 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Milano Giuseppe Gennari, e a oltre 60 perquisizioni. Nell'operazione sono stati sequestrati beni per 5 milioni di euro, costituiti da beni immobiliari e quote societarie a carico di affiliati della cosca Barbaro Papalia. Complessivamente sono iscritte al registro degli indagati 48 persone. Le indagini sono iniziate a ottobre 2007, in seguito a numerosi accertamenti che avevano evidenziato possibili infiltrazioni di "elementi appartenenti o contigui" alla 'ndrangheta, in attività edilizie e immobiliari, nelle aree del Sud Milano. La Dda, che già coordinava diverse indagini collegate ai reparti di polizia del territorio su reati strumentali all'associazione mafiosa e perlopiù riferite "a traffici di stupefacenti e a episodi estorsivi e intimidatori", ha delegato indagini mirate.

L'APPORTO DEL CAPITANO DI CORSICO
Il capitano dei cc di Corsico Ruggero Rugge, coi pm Dolci e BocassiniDeterminante è risultato l'apporto di Ruggero Rugge, capitano dei carabinieri della Compagnia di Corsico, il cui trasferimento dalle zone 'calde' della Calabria al sudovest milanese sta risultando un provvedimento sempre più utile e azzeccato da parte dell'Arma. Quello che è emerso è che la cosca Barbaro Papalia aveva costituito un'associazione per delinquere finalizzata anche all'infiltrazione in appalti del settore edile e del movimento terra, "attraverso società a loro direttamente o indirettamente riconducibili", riferiscono gli inquirenti. Un'organizzazione che ha saputo fare fronte in maniera spaventosa alla carcerazione di alcuni capi carismatici (per citarne uno: Domenico Barbaro "l'australiano"), ricevendo addirittura "le strategie di massima" direttamente dalle carceri. E riorganizzandosi in base ad esse. Il sodalizio, come riferiscono gli inquirenti, "ha evidenziato da subito notevole forza di intimidazione, interessi operativi nel tradizionale segmento del traffico di stupefacenti e buone capacità imprenditoriali nell'edilizia e nel movimento terra, grazie a rapporti privilegiati con affermati operatori del settore". E' il caso, questo, di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, a capo dell'impero societario di Kreiamo, i cui cantieri sono tuttora aperti e altri hanno recentemente chiuso anche in Comuni come Cisliano, alle porte di Abbiategrasso. Tra l'altro, Alfredo Iorio risulta anche presidente del Cusago calcio.

I TASSELLI DEL MOSAICO
A maggio 2008, in un box di Assago, sono stati sequestrati due fucili mitragliatori, un fucile a canne mozze, una mitragliatrice, cinque pistole, dispositivi silenziatori, diverse munizioni e una bomba a mano. Il tutto era a disposizione della cosca indagata. Altra data fondamentale è il 5 giungo 2008, quando a Corsico sono stati sequestrati quattro chili di cocaina e arrestati i due detentori. Come nelle migliori tradizioni della criminalità mafiosa, il sodalizio, "essendo in grado - spiegano gli inquirenti - di garantire una buona copertura nel territorio in cui era attivo, si è prestato anche ad attività di appoggio logistico a favore di altri gruppi della 'ndrangheta".

L'8 giugno 2008, infatti, in un appartamento di Assago nelle disponibilità della famiglia Barbaro, è stato arrestato il superlatitante Paolo Sergi, nato a Platì il 18 settembre 1942, ricercato dal 7 maggio 2008 per ordine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. "I sequestri e gli arresti - evidenziano i pm, i responsabili della Dia e della Dda e le forze dell'ordine - hanno una valenza molto importante in quanto fonti di prova delle connotazioni e delle capacità militari dell'organizzazione indagata". Nel corso delle attività investigative, è stata anche documentata la presenza di "soggetti calabresi contigui all'organizzazione" nei cantieri della linea ferroviaria Milano-Mortara e della Tav, in attività di movimentazione terra e smaltimento rifiuti, interrati proprio sotto i binari. E' stato anche rilevato che Salvatore Barbaro, figlio di Domenico "l'Australiano", era socio occulto al 50 per cento della Buccinasco Immobiliare Srl, proprietaria di un immobile del valore di circa 1 milione e 400 mila euro. Fu la cosca stessa cosca a incendiare l'agenzia immobiliare per intimidire il titolare, Salvatore Sansone, picchiato e ricoverato in seguito per diversi giorni in ospedale.

I NOMI
Ma ecco i nomi delle persone per le quali è scattata la custodia cautelare in carcere: Domenico Barbaro, nato a Platì il 5 maggio 1937 (già detenuto); Francesco Barbaro, nato a Platì il 31 ottobre 1976; Rosario Barbaro, nato a Platì il 19 luglio 1972 (già detenuto); Salvatore Barbaro, nato a Locri il 15 agosto 1973 (già detenuto); Andrea Madaffari, nato a Milano il 1 luglio 1973 (non detenuto); Franco Michele Mazzone, nato a Milano il 24 marzo 1965 (non detenuto); Nicola Carbone, nato a Milano il 10 aprile 1965 (non detenuto); Giuseppe D'Aloja, nato a Minervino Murge (Bari) il 7 maggio 1956 (già detenuto); Achille Frontini, nato a Milano il 26 luglio 1943 (non detenuto); Alfredo Iorio, nato a Cosenza il 18 luglio 1970 (non detenuto); Giuseppe Liuni, nato a Canosa di Puglia il 23 ottobre 1957 (già detenuto); Paolo Salvaggio, nato a Pietraperzia (Enna) il 29 gennaio 1957 (non detenuto); Fortunato Startari, nato a Melito di Porto Salvo il 5 giugno 1974 (non detenuto); Claudio Triglione, nato a Milano il 1 marzo 1982 (non detenuto).
 
Un tossico nei campi tra Cisliano e CusagoCISLIANO - Arrivano in bicicletta, anche da Vigevano. Attraversano i territori di Ozzero, Abbiategrasso e Albairate su strade trafficatissime. Poi giungono a Cisliano. E tra i campi al confine con Cusago, nascosti tra le piante, accanto a un fosso, si bucano. Quando hanno finito salgono di nuovo sulla bici. E barcollando tra le vetture, percorrono la strada al contrario. E' la vita dei tossici che macinano chilometri e chilometri per una "botta" di eroina in vena o per fare il pieno di hashish. Del resto, tra Cisliano e Cusago, c'è un mercato a cielo aperto.

I primi ad arrivare sono i pusher, gli spacciatori. Si infilano nei campi coltivati a mais, a lato della provinciale 114 Baggio-Castelletto, tra la cascina Mulino Rossi di Cisliano e la cascina Fornace di Cusago. Poi, alla spicciolata, arrivano gli acquirenti. Gli si legge in faccia che sono in astinenza. Arrivano da soli, in bicicletta appunto, ma anche in auto. E dopo essersi riempiti di droga si rimettono in sella. O, peggio, al volante. Scelgono una zona simile perché è molto difficile per i carabinieri riuscire a bloccare i pusher. I militari dovrebbero circondare una vasta area e poi stringere verso il punto di smistamento della droga: un'impresa ardua, vista la carenza di personale. E poi per cosa? La giustizia è quasi sempre troppo clemente con gli spacciatori.

L'OMICIDIO DI ABBIATEGRASSO
Succede tra Cisliano e Cusago, ma anche nei campi di Albairate, Zibido San Giacomo, Besate e Gaggiano. Un fenomeno che non subisce crisi. Per i tossici la "roba" è un genere di prima necessità. E c'è chi li sfrutta. Tra gli acquirenti e gli spacciatori, al mercato della droga di questa zona del Parco Agricolo Sud Milano, si può trovare facilmente chi arriva addirittura dal Piemonte: Biella e Novara sono le due province più gettonate. Sembra sia maturato in questi ambienti l'assassinio di Mohamed Alì, il giovane egiziano trovato in fin di vita ad Abbiategrasso da una guardia giurata l'altra notte, verso 4. Il ragazzo era riverso a terra alla rotonda tra via Novara e la strada per Robecco sul Naviglio. Due colpi in testa. Un'esecuzione. Un regolamento di conti, forse. Mohamed era finito in qualche brutto giro e qualcuno gliel'ha fatta pagare. E' morto sull'ambulanza della Croce Azzurra di Abbiategrasso, ancora prima di raggiungere la clinica Humanitas di Rozzano.
 
L'interno della ditta dismessa Pozzi Ginori di Corsico
CORSICO - C'era grande fermento questo pomeriggio all'ex Pozzi Ginori di Corsico. L'azienda, un tempo fiorente, oggi è dismessa ed è uno degli edifici della provincia di Milano dove è maggiore il fenomeno dell'occupazione abusiva da parte dei rom. Domani mattina, l'area, acquisita al patrimonio comunale dopo la dismissione, sarà sgomberata dagli agenti della Polizia locale e dai carabinieri di Corsico.

Una famiglia di rom si fa fotografare prima della partenza dalla Pozzi Ginori di CorsicoI nomadi sono stati avvisati. Ecco perché, oggi come non mai, la Pozzi Ginori sembrava un formicaio. Centocinquanta nomadi (di cui quasi un terzo sono bambini) erano impegnati a raccattare vestiti, materassi, coperte e piccoli oggetti. L'ultima sigaretta, per qualcuno. L'ultimo giro in bicicletta per altri. Poi via, a bordo di auto stracariche.

Entrando nel rifugio dei disperati si tocca con mano la miseria. Perché se fuori dalla Pozzi sono parcheggiati macchinoni di lusso, dentro regna il degrado e la sporcizia. I rom hanno allestito della baracche di compensato. Altri hanno delle piccole canadesi. In un angolo c’è pure un televisore. Ma le condizioni d'igiene sono pessime. L'aria è umida che la si può strizzare. E mentre i bambini si divertono, vivendo i preparativi del viaggio come un gioco, i loro genitori chiedono garanzie che non avranno.



Valige pronte all'ex Pozzi Ginori di Corsico prima dello sgombero

Le baracche dei rom e l'angolo tv all'ex Pozzi Ginori di Corsico


Le baracche dei rom all'interno della ex Pozzi Ginori di Corsico
 
Camper e roulotte degli zingari padroni dei prati lungo la Provinciale 114 (Cusago-Milano)CUSAGO - "State tranquilli, tra un mese ce ne andiamo. Ce ne andiamo in ferie in Sardegna". Alla faccia di chi ha trascorso l'estate a Milano, gli zingari siciliani che dai primi caldi del 2009 occupano i prati a lato della Provinciale 114 "Baggio-Castelletto" si apprestano a fare le valige. Mica per tornarsene in Sicilia dopo uno sgombero della polizia. Di quelli ce ne sono stati tanti. Tutti praticamente inutili. Perché i nomadi sono sempre tornati sul posto, beffando i new jersey installati dal Comune di Milano.

"CI TRATTANO A PIETRE"
"Qui a Cusago abbiamo lavorato - spiega uno dei siciliani - non siamo in ferie. Facciamo gli artigiani: siamo soprattutto arrotini. Non siamo venuti qui in vacanza. Chi ci manda via lo fa perché è cattivo, non facciamo niente di male". Eppure il "camping Cusago" ("Abusivo, gratis, immerso nel Parco Agricolo Sud Milano e a pochi metri dalla metropolitana", potrebbe recitare un'improbabile pubblicità) non basta agli zingari isolani. "Vogliamo un campo nomadi per soli siciliani - dice una donna sui 50 anni che tiene in braccio un neonato -. Non è giusto che agli stranieri glieli fanno e a noi no. Siamo italiani, ma abbiamo meno diritti e agevolazioni degli extracomunitari. A noi ci trattano solo con le pietre. Vogliamo mandare a scuola i nostri figli".

Ma come sono arrivati a Cusago questi zingari? "Passavamo di qui - spiega un giovane appena sceso da una costosa auto marca Volkswagen - e ci è piaciuto. Così abbiamo deciso di fermarci". In barba a tutte le leggi e a tutti i regolamenti.

L'accampamento degli zingari siciliani tra Cusago e Milano
 
Movida a Milano
MILANO - "Quanto viene? Due euro? Bella, sei un grande! Ragazzi, qui c'è la birra a due euro!". Marco, 18 anni, è felice. E' uscito di casa con 20 euro nel portafogli. Pensava di svuotarlo: "Sai com'è… Offri tu una sera, e la volta dopo tocca agli altri". Invece ha trovato la salvezza. Dietro l'angolo. In via Vetere, traversa di Corso di Porta Ticinese. A due passi dalle colonne di San Lorenzo. Una delle zone clou della movida milanese.

E' giovedì notte. Musica alta nei locali, giovani e giovanissimi padroni delle strade. Tutti, rigorosamente, col bicchiere alla mano. All'1, quando il resto della città dorme da un pezzo - o almeno ci prova - ci sono in giro solo loro. E' estate, molti vogliono sballarsi. La droga non manca. Qualcuno però si 'accontenta' solo dell'alcol. Lo sanno bene i quattro egiziani che si sono piazzati all'inizio di via Vetere. Hanno nuovi gadget: piccoli frigoriferi o secchi d'acqua, stracolmi di birre in bottiglie di vetro. Sessantasei centilitri di puro refrigerio, alla faccia dell'ordinanza emessa dal sindaco Letizia Moratti.

IL DIVIETO? AGGIRATO
Via Vetere, Milano: uno spacciatore di birraDallo scorso lunedì, bere è vietato per i sedicenni che circolano a Milano. Le pene sono severe: 450 euro di multa a chi acquista e a chi vende, ovvero ai titolari di bar e pub. Che adesso si ritrovano a dover fare i conti con un nuovo fenomeno. Lo 'spaccio' di alcolici fuori dai loro locali. "Siamo incazzati neri - dichiara Tommaso Lavizzari dal bancone del Sergeant Peppers di via Vetere - per tanti motivi. Il primo è che noi paghiamo le tasse e dobbiamo sottostare a un sacco di leggi e normative per somministrare bevande, mentre questa gente vende birra abusivamente. Il secondo problema è di pulizia. Da tempo chiediamo una campana del vetro al Comune, invece dobbiamo accontentarci di un solo bidone per quattro locali, che l'Amsa svuota due volte a settimana. Ognuno di noi - continua il commerciante - riempie sei sacchi ogni sera. Ma questa gente non si occupa della pulizia, e i ragazzi che comprano da loro da bere si sentono liberi di lasciare in giro le bottiglie". Da qualche settimana sul tavolo del sindaco e della polizia locale di Milano c'è la petizione firmata da sei locali della via. I titolari dei bar ritengono che la presenza degli spacciatori di birra crei "danni economici e di immagine alle attività, oltre ad essere motivo di disordine pubblico".

LA PETIZIONE
Tra i firmatari della petizione, anche il titolare del negozio che vende kebap, nordafricano come i venditori abusivi. "Le pattuglie delle forze dell'ordine passano in zona - evidenzia Alessandro Tognoli, altro gestore del Sergeant Peppers - ma non si fermano mai a controllare. Questi nordafricani fanno una cosa molto semplice: quando vedono arrivare la pattuglia, nascondono secchi e frigoriferi nei cespugli, oppure tra le auto, o addirittura nei tombini. Li abbiamo visti coi nostri occhi. In questo modo evitano i controlli e la fanno franca". Peraltro, i gestori dei locali della movida delle Colonne hanno gradito l'ordinanza del sindaco Letizia Moratti. "E' giusta - dichiara il gestore di uno dei tanti pub della zona, frequentati anche da giovanissimi - perché in questo modo si può garantire alla clientela la qualità di quello che beve. I giovani vanno educati a bere bene, se vogliono bere. Ma con questi egiziani in giro tutti i nostri sforzi vanno a monte. Bisogna trovare una soluzione, il prima possibile".

RISSE
Si sono verificate anche delle risse tra gli extracomunitari, che si spartiscono il territorio fino a notte fonda. Una guerra che si combatte su bollicine illegali, anche dopo l'orario di chiusura dei locali. "La scorsa settimana - spiega ancora il gestore - un giovane italiano che ha tentato di sedare una rissa tra nordafricani si è preso una coltellata di striscio alla gola". Se l'è cavata con una semplice medicazione. Ma poteva finire in tragedia.
 
Usura: casi da Abbiategrasso a Cesano Boscone
ABBIATEGRASSO - Non conta se sei titolare di un bar, di una pizzeria o di un piccolo negozio di abbigliamento. L'importante è che paghi. Ogni mese. Puntuale. Altrimenti sono guai. Gli interessi sul prestito si alzano. Volano le minacce. A te che non paghi, e per questo sei un "infame". E ai tuoi famigliari. Siamo nel "civilissimo" nord Italia. In provincia di Milano. Zona sudovest. Ad Abbiategrasso, paesone di poco più di 30 mila abitanti, è finito nelle mani degli strozzini il titolare di un negozio di scarpe.

Gli hanno prestato 10 mila euro, tre mesi fa. E ne deve restituire mille al mese. Ma a luglio già pensa di non farcela, perché gli affari non vanno alla grande. L'uomo ha paura e non denuncia. Non si è rivolto ai carabinieri neppure il barista di Cesano Boscone costretto a offrire da mangiare ai "due, tre personaggi" che ogni giorno si siedono ai tavolini, pretendendo di essere serviti. Navigava in cattive acque quando ha chiesto un prestito di 25 mila euro alle persone sbagliate. Un debito estinto con "rate" da 250 euro, pari al 10 per cento, che però continua a versare ai suoi aguzzini. Ad oggi gli ha consegnato 40 mila euro. In contanti. Quindicimila in più del dovuto. E continuerà ancora a pagare e a offrire pure da bere a quelle persone "dall'accento calabrese o siciliano".

UsuraNel mirino della 'ndrangheta, a Buccinasco, appena sei mesi fa, è finito un imprenditore edile. La sua colpa? Quella di essersi aggiudicato, con la sua impresa di movimento terra, "un piccolo appalto". Gli scagnozzi delle 'ndrine hanno bussato alla sua porta. Pretendevano una commessa del 6 per cento sull'appalto. Con quella cifra, l'imprenditore avrebbe potuto lavorare col benestare delle cosche. Tranquillo, insomma. Ma si è rifiutato. E così gli hanno bruciato camion e ruspe. Tre volte. Eppure nel sudovest milanese, usurai e strozzini si ingrassano anche sulla pelle di chi non ha una partita Iva.

Uno dei casi più eclatanti si sta verificando a Trezzano sul Naviglio, dove una donna di 70 anni, pensionata, di origini meridionali, rivece ogni mese la visita puntuale di un giovane. Deve consegnargli 100 euro degli 800 euro scarsi che percepisce grazie alla pensione. L'anziana ha chiesto nei mesi scorsi un prestito di mille euro. E adesso il suo aguzzino ce l'ha in un pugno.

L'APPELLO DI SOS RACKET E USURA
Tutte storie che Frediano Manzi, presidente dell'associazione Sos racket e usura, conosce benissimo. Perché è a lui e ai suoi collaboratori che si sono rivolti questi imprenditori, al posto di denunciare gli usurai alle forze dell'ordine. "Come temevamo - dichiara Manzi - gli effetti della crisi finanziaria che si è abbattuta sull'Italia vengono evidenziati anche dall'incremento di contatti e segnalazioni che quotidianamente Usura, i dati dell'associazione di Frediano Manziriceviamo, a decine. Infatti, negli ultimi cinque mesi del 2008 c'è stato un aumento del 34 per cento. Il 42 per cento delle persone che finiscono sotto usura non hanno ottenuto il rinnovo dei fidi in banca, o è stato negato loro un piccolo prestito, in conseguenza della crisi stessa. Per il 27 per cento si tratta di chi sta subendo attualmente una crisi occupazionale. In pratica ci si rivolge all'usuraio anche per due o tremila euro, per mantenere la famiglia. Un altro 21 per cento sono persone che nel loro passato hanno avuto dei protesti: nonostante la legge preveda la loro cancellazione e prescrizione, viene lasciato troppo potere di discrezionalità ai vari direttori di banca che decidono se aprire un conto corrente o concedere un piccolo prestito"

GLI ALTRI DATI
"L'8 per cento di chi finisce in mano agli usurai - continua Manzi - deve pagare le rate del mutuo, che negli ultimi due anni hanno subito un tasso di interesse elevato. Solo per 2 per cento sono persone che hanno gestito male i propri affari". Eppure tutti gli appelli alle istituzioni lanciati dall'associazione Sos racket e usura sono caduti nel vuoto. "C'è voluto il morto, ovvero il barista di 52 anni che si è impiccato a Milano, Andrea Sannicandro, perché qualcuno ci ascoltasse", denuncia Frediano Manzi. "Bisogna cambiare le leggi - propone - perché alla faccia dei 60 giorni previsti, ci vogliono due anni e mezzo di media per accedere al fondo delle vittime di racket e usura. Molte prefetture non sono neppure in grado di istruire la pratica. Poi ci chiediamo come mai molta gente si dà appuntamento davanti ai casino, consegnando assegni da mille euro per riceverne 900 in contanti? E' assurdo". C'è anche un altro problema legato all'accessibilità ai fondi. "Secondo i nostri dati - evidenzia Manzi - il 30 per cento di chi si rivolge all'associazione sono privati cittadini, senza partita Iva, quindi non iscritti alla Camera di Commercio. Per loro non è previsto alcun fondo".
 
Lotte tra pubblici e privati. Gli strani casi della sanità a Trezzano sul Naviglio
TREZZANO SUL NAVIGLIO - Cambiassero le regole del gioco, il polo sociosanitario di Trezzano sul Naviglio si arricchirebbe di servizi. Arriverebbero nuovi specilisti di cardiologia, diabetologia, chirurgia, broncopneumologia, allergologia (anche pediatrica), neurologia, fisiatria, psicogeriatria (depressione dell'anziano). E il centro di via Boito diverrebbe un punto di riferimento anche per i Comuni di Assago, Buccinasco, Corsico, Cusago e Settimo Milanese. Le "regole del gioco" sono quelle dettate dell'Asl di Milano.

Da lei dipende l'azienda ospedaliera San Carlo Borromeo (ospedale San Carlo di Milano), che attraverso il suo nuovo direttore generale, Antonio Mobilia, conferma oggi i contenuti di un protocollo d'intesa sottoscritto nel giugno del 2008 con i Comuni della zona sudovest milanese: "Se potessimo - dichiara Mobilia - cominceremmo anche domani a offrire i nostri servizi direttamente a Trezzano sul Naviglio, dove il Comune ha ristrutturato il piano superiore della palazzina di via Boito nell'ottica dell'arrivo di nuovi specialisti. Ma una regola dell'Asl ci vieta di fornire prestazioni fuori dal territorio in cui ha sede l'azienda ospedaliera, ovvero Milano. So che l'assessore ai Servizi sociali del Comune di Trezzano ha fatto appello all'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani: grazie a lui, l'Asl potrebbe cambiare questa regola. E l'azienda ospedaliera San Carlo Borromeo potrebbe tener fede al protocollo d'intesa sottoscritto coi Comuni del sudovest milanese".

IL PROTOCOLLO D'INTESA
Rosario Pascarella, assessore ai Servizi sociali del Comune di Trezzano sul NaviglioUn documento rispetto al quale Mobilia si è visto costretto a fare un passo indietro, inviando una lettera ufficiale al Comune di Trezzano. Era il 20 aprile scorso, e i lavori di ristrutturazione in via Boito erano già finiti: una spesa di 50 mila euro per l'ente, che ora si ritrova a fare i conti con diverse stanze vuote e la presenza di un solo specialista: il dentista.

"Quando abbiamo sottoscritto il protocollo, che aveva comunque solo carattere di indirizzo - si giustifica il direttore generale dell'azienda ospedaliera San Carlo - abbiamo fatto presente ai Comuni dell'esistenza di quella norma dell'Asl che ci vietava di 'sconfinare' da Milano per offrire i nostri servizi. Ma pensavamo che la cosa sarebbe stata agilmente superata, visto che il bacino d'utenza comprende naturalmente anche l'area del Corsichese". La zona, infatti, è sotto l'egida di un'altra azienda ospedaliera. Quella di Legnano. Proprio dalla sua chiusura in merito all'invio di nuovi specialisti in via Boito era sfociato l'interesse dell'azienda ospedaliera San Carlo Borromeo.

LEGNANO: "PRONTI A TORNARE"
"Per la necessità del Comune di svolgere lavori di ristrutturazione anche negli spazi messi a disposizione dell'azienda ospedaliera - evidenzia oggi in una nota l'azienda legnanese - queste attività sono state solo temporaneamente trasferite presso il Poliambulatorio di Corsico. Al termine dei lavori è stata riaperta l'offerta odontoiatrica, di gran lunga l'attività prevalente in quella sede. E' ora in corso una riorganizzazione dell'offerta, che prevede di riportare a Trezzano anche le altre discipline specialistiche”. Dunque, ad oggi, sarebbero due gli ospedali interessati a estendere la loro offerta a Trezzano. Decisive risulteranno le trattative che, visto il periodo estivo, ricominceranno a settembre. La spesa di 50 mila euro sostenuta fin ora inutilmente dal Comune di Trezzano non è comunque passata inosservata. Patrizia Forte, direttore generale del Poliambulatorio diagnostico "Medica", la struttura privata convenzionata con l'Asl presente sul territorio di Trezzano, ha filtrato in Consiglio comunale le proprie perplessità nei confronti della questione attraverso il consigliere di Alleanza nazionale Giuseppe Russomanno.

IN CONSIGLIO COMUNALE
"Buonsenso e logica - ha dichiarato l'esponente dell'opposizione trezzanese leggendo mercoledì sera un'interrogazione rivolta all'assessore Rosario Pascarella - consiglierebbero di sottoscrivere accordi prima di fare degli investimenti. La giunta ha deciso di fare l'inverso. Non solo. Esiste a Trezzano una struttura di mille metri quadri che tutti conosciamo, che fornisce 54 mila prestazioni all'anno ed è convenzionata all'Asl. Offre quindi lo stesso servizio dato dal pubblico, solo che questa struttura è privata. E proprio per questo pare venga ignorata da questa Amministrazione".

E' la stessa Patrizia Forte a chiarire la propria posizione in un'intervista esclusiva rilasciata a GiornaleLibero.com. "Ci stupisce e ci amareggia la lettura delle parole che l'assessore Pascarella del Comune di Trezzano sul Naviglio ha inviato all'assessore regionale Bresciani, lamentando l'abbandono dei trezzanesi al disservizio sanitario. Ci stupisce perché sembra che il Pascarella non sia a conoscenza del fattoPatrizia Forte, direttore generale del Poliambulatorio Medica che esiste, proprio a Trezzano, una realtà sanitaria importante, quale il Poliambulatorio Medica, accreditata e convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, che insiste su una superficie di mille metri quadrati, che eroga circa 54 mila prestazioni ambulatoriali all'anno (per 280-300 accessi al giorno), aperta anche ad agosto, con 18 branche specialistiche (34 medici specialisti), con la più moderna diagnostica per immagine della zona (Radiologia digitale, Ecografia, Risonanza Magnetica Aperta ) nonché Analisi di Laboratorio (ospitiamo un Punto Prelievi del Centro Diagnostico Italiano). Siamo raggiungibili a piedi in 10 minuti anche dal trezzanese più lontano (20 mila abitanti). Ci amareggia invece il fatto che l'assessore e tutta la giunta di sinistra , sindaco Scundi in testa - continua Forte - abbiano da sempre osteggiato questa struttura tanto da non volerla nemmeno segnalare sulla locandina che annualmente il Comune pubblica, e dove vengono indicati tutti i servizi utili ai cittadini. Ci amareggia pensare che, invece di contattarci per trovare la nostra disponibilità a colmare eventuali criticità rilevate sul territorio, e pur conoscendo le nostre potenzialità, abbiano preferito rivolgersi a strutture ben più lontane e di ben più complesso assetto organizzativo".

"50 MILA EURO BUTTATI NEL CARROZZONE PUBBLICO"Il Poliambulatorio Medica di Trezzano sul Naviglio
Su un concetto il direttore generale della Medica è d'accordo con l'assessore Pascarella. "Si tratta di un problema politico - sostiene Patrizia Forte - ma non del San Carlo o dell'assessore Bresciani, ma della giunta trezzanese che ha voluto sperperare 50 mila euro per i lavori di riqualificazione, in un progetto il cui contratto fra le parti non era ancora stato siglato. Sono 50 mila euro buttati al vento nell'ennesimo carrozzone pubblico - attacca Forte - piuttosto che collaborare con dei privati accreditati, la cui struttura non è costata e non costa un cent ai contribuenti. Chiederemo al Consiglio Comunale di verificare gli atti e riferire ai cittadini, sperando che non siano più solo l'invidia e l'incompetenza a guidare la giunta nelle scelte e nella spesa del pubblico denaro".

Ben informati riferiscono tuttavia di un altro episodio, quantomeno curioso, legato alla sanità a Trezzano sul Naviglio. Negli anni Novanta fu aperto e chiuso, "dalla mattina alla sera", un centro prelievi in via Boito.
 
Via Malakoff 6: l'immobile confiscato senza la targa a Silvia Ruotolo
CORSICO - E' una vergogna per qualcuno, a Corsico, una targa di marmo in onore di Silvia Ruotolo, donna, moglie e madre innocente, uccisa durante una sparatoria tra clan rivali della Camorra, a Napoli. Lei rincasava. Loro si spartivano a pistolate due piazze di spaccio, che fruttavano 20 milioni a sera. Il Comune voleva affiggere la targa in ricordo di Silvia Ruotolo sotto i portici di via Malakoff, al civico 6: oggi sede di un'associazione che si occupa di disabili psichici, ieri supermarket gestito da un mafioso della famiglia siciliana Ciulla, confiscato dallo Stato e poi riassegnato a fini sociali, come prevede la legge 109.

Durante l'ultima assemblea di condominio, l'ordine del giorno relativo a quella "etichetta" commemorativa (concedere o meno al Comune l'autorizzazione di affiggerla sulla parete esterna dell'edificio, ben visibile a tutti) era sul fondo della "scaletta". Alla fine l'amministratore ha deciso da sé, perché se n'erano già andati quasi tutti. Il permesso non è stato concesso. E ieri i famigliari di Silvia Ruotolo (il marito e il figlio di 17 anni) hanno assistito alla cerimonia di scopertura della targa da parte del sindaco Sergio Graffeo all'interno dell'immobile confiscato. Pochi i presenti. Cerimonia quasi intima. Come se i panni sporchi della mafia si debbano lavare nel silenzio. Di soppiatto. Quasi per effetto di una forzatura. Di coscienza civica, di fatto, ne gira poca nel supercondominio di Corsico, che a est si affaccia sul quartiere Lorenteggio di Milano. Duecentodieci famiglie. Qualche negozietto sotto i portici che continua a cambiare gestore, a parte due o tre che resistono a che cosa, bene, non si sa. Qualche cognome "importante" sui campanelli, soprattutto di siciliani.

LO SPETTRO DEL BOSS
Via Malakoff 6: l'immobile confiscato senza la targa a Silvia RuotoloE' da lì che arrivava quell'esponente dei Ciulla, una delle famiglie mafiose meglio radicate nella zona sudovest milanese. Tutti sapevano chi era. Qualcuno dei residenti subì persino le sue minacce. "Nella notte e nella nebbia le lame dei coltelli non si vedono", se ne uscì sfacciatamente una sera per dirimere un battibecco con un uomo che vive tuttora tra i palazzi di via Malakoff. E pensare che il boss non pagava neppure la sua quota di condominio. Ma anche oggi che Ciulla non c'è più, la gente non si sente libera. Libera di parlare. Libera di scegliere di dire "no" alla mafia e consentire di affiggere quella targa, dove tutti possano vederla. Libera di dire che il quartiere sta dalla parte dello Stato e delle forze dell'ordine.

"Qui, e a Corsico in generale - riferisce un residente che preferisce rimanere anonimo, ma non risparmia di precisare che ha 'due lauree' - c'è qualcuno che sta dall'altra parte della barricata. Nel senso che sta dalla parte della mafia. Affiggere una targa a una vittima della mafia sotto i portici? Non è il caso che ce la cerchiamo. C'è gente al confino nella zona, personaggi ancora attivi e pericolosi. E' una realtà che esiste e che noi subiamo. La buona volontà è una cosa, fare cose come queste è un altro conto. Nessuno vuole disconoscere le vittime, ma siamo davanti a gente che non ha niente da perdere".

LE (SOTTO)VOCI DEL QUARTIERE
Non ha due lauree l'anziano che rincasa con le borse della spesa e viene avvicinato dal cronista. "No, no, no, non so niente, arrivederci", se ne sbarazza in pochi secondi, sgusciando via e infilandosi nell'androne. Chi sa non parla, in via Malakoff. E chi non sa preferisce non sapere. "Questo locale è stato confiscato alla mafia? Non lo so e non voglio saperlo, preferisco così", commenta veloce Francesca, mentre col marito sta andando a prenotare le vacanze. Sarà la fretta. "Però apporre fuori la targa non mi avrebbe dato fastidio", aggiunge.

Parla al citofono una donna che di cognome fa Badalamenti: "La scelta di mettere la targa fuori avrebbe reso la cosa più evidente, ma il Comune ha fatto poca pubblicità all'iniziativa", accusa. "Vale la pena di chiudere col passato - commenta un 45enne - non so se condivido l'idea di esporre la targa". A chi la questione non è non è andata giù è Marco Caimmi, sindacalista. Proporrà di rimettere all'ordine del giorno dell'assemblea condominiale il punto relativo alla targa. "Perché quanto è successo - denuncia - è proprio una vergogna".
 
Francesco Messina, capo della Squadra mobile di Milano intervistato in esclusiva da GiornaleLibero.com
CESANO BOSCONE - "Ha trovato qualcosa stamattina? So che lei tiene alla sua famiglia. Prepari 150 mila euro". Alla Lombarda Flor di via De Nicola 20, zona periferica di Cesano Boscone, estremo confine con Corsico, ne hanno ricevute diverse di telefonate come queste. La prima faceva seguito al rinvenimento di una tanica di plastica contenente tre litri di benzina.

Era appoggiata a terra, all'ingresso della ditta. Accanto a un mazzo di garofani rossi. Un'intimidazione in piena regola. Vincenzo Caputo, 49enne titolare dell'azienda, non ha mai pagato i 150 mila euro che gli venivano chiesti. Non pagò neppure suo zio, che ricevette altri avvertimenti. Sempre al telefono. Sempre dalla stessa voce. "Avvisi i suoi parenti di pagare quanto richiesto, altrimenti anche i suoi famigliari rischiano la vita. Se non paga vi bruciamo il magazzino, vi ammazziamo tutti". E ancora: "Digli all'infame di tuo nipote di preparare i soldi. Ascolta, tu da questo momento sei pure coinvolto. Stai tranquillo. Volete vedere il funerale? Prima o poi pagate, perché per pagare dovete pagare sempre. Stai tranquillo, digli a quell'infame che prepari i soldi".

L'UOMO DI COSA NOSTRA PARLA
Chili di cocaina sequestrati dalle forze dell'ordineDall'altra parte della cornetta c'è Angelo Chianello, condannato nel luglio 2007 a 20 mesi di reclusione. Solo la punta di un iceberg che affonda in un terreno sempre più marcio: quello del sudovest milanese. Dove la 'ndrangheta, all'occorrenza, fa affari con altre organizzazioni criminali di spicco. Non ultima Cosa Nostra. I tentativi di estorsione ai danni della Lombarda Flor, consumati tra il 26 maggio e il 6 giugno 2006, sono infatti riconducibili a Luigi Bonanno, palermitano di 66 anni residente a Cesano Boscone, attualmente dietro le sbarre. Un uomo d'onore del clan Lo Piccolo. Secondo Chianello, divenuto collaboratore di giustizia, fu lui a organizzare l'estorsione ai danni dell'azienda di via De Nicola. Chianello, esecutore materiale, fu aiutato da Nicola di Palo, 42 anni, residente a Trezzano sul Naviglio, altro detenuto. Il mandante fu Ugo Martello, 69enne che abita a Milano, indagato a piede libero nel processo scaturito dagli arresti compiuti sul finire del mese scorso dalla Squadra Mobile di Milano, guidata da Francesco Messina.

SUDOVEST SEMPRE PIU' INQUINATO
Arresti che confermano riga dopo riga gli allarmi lanciati da Ferdinando Pomarici nell'ultima relazione della Dda meneghina: il sudovest milanese è terra di conquista delle organizzazioni criminali, che si accordano tra loro per concludere affari. Accanto ai soliti nomi della mafia calabrese, qui, compaiono infatti quelli dei Fidanzati e dei Carollo e Ciulla della mafia siciliana. Si parla di mercato della droga, soprattutto. "Luigi Bonanno - dichiara in esclusiva a GiornaleLibero.com Francesco Messina, capo della Squadra Mobile di Milano - è sicuramente un personaggio che ha intrattenuto rapporti per la fornitura di stupefacenti con soggetti assolutamente inseriti nelle associazioni 'ndranghetiste". Si tratta, in particolare, di un esponente della 'ndrangheta vicino alla cosca Barbaro-Papalia, attualmente detenuto. "L'ambito di riferimento è Buccinasco", riferisce appunto Francesco Messina. Adesso anche la Squadra Mobile parla della cittadina alle porte di Milano dove tutto sembra tranquillo.

RISPUNTA BUCCINASCO
"Il problema è un altro - dichiara Messina -. Le modalità operative delle organizzazioni criminali strutturate, al nord, sono assolutamente diverse dalle modalità operative che vengono adottate da questa gente nei territori di provenienza. Ovvio che l'attività di sommersione può sfuggire alla comunità. A rigori potrebbe trarre in inganno anche un sindaco, perché altrimenti ci sarebbe da pensar male. Ma io ritengo sempre che bisogna partire dalla buonafede".

"Il dato oggettivo che riscontriamo sulla base dell'attività delle forze dell'ordine - aggiunge il capo della Squadra Mobile - è che sono territori, quelli della zona sud occidentale di Milano, dove si sono trasferite comunità di soggetti provenienti soprattutto da Platì, all'interno delle quali c'è una presenza delinquenziale elevatissima. Lo dimostrano i numerosi esponenti di spicco arresati. Ma c'è il rischio che il loro atteggiamento sommerso possa indurre in errore sul problema della loro capacità offensiva: non ricorrono a omicidi con facilità, non ritengono di manifestare il loro potere militare come in meridione. Adottano invece un atteggiamento sommerso. Ma abbiamo elementi - continua Messina - per dire che queste persone ci sono. Sono vive e vegete e noi stiamo operando per contrastarle". Ieri come ora.

LE ELEZIONI A CESANO BOSCONE
Il quartiere Tessera di Cesano Boscone"Anche oggi - commenta infatti Messina - non c'è dubbio che ci sia fermento nella zona. La 'ndrangheta non si ferma. E' una sorta di sottocultura. Quelli che per noi sono disvalori, per loro sono valori. E' chiaro che il tessuto economico e sociale è fondamentalmente sano. Non hanno la capacità di infiltrarsi e distruggerlo come hanno fatto in meridione. Ma i tentativi affinché questo avvenga sono continui". Un elemento di sicuro interesse per la 'ndrangheta, nel sudovest milanese, sono le elezioni. E nel sudovest milanese si andrà al voto, per esempio, a Cesano Boscone.

"Tendenzialmente - dichiara Messina - bisogna tenere sempre alta la guardia. Le organizzazioni criminali strutturate si differenziano dalle altre perché non solo ricercano il profitto, ma anche il potere. Si tratta di associazioni parassite. Non sono l'antistato, ma tendono a entrare nelle istituzioni. E Cesano Boscone è una realtà che merita grande attenzione, sulla quale è in corso una grande attenzione investigativa, dal momento che sappiamo che lì si sono queste presenze".

Due le modalità con le quali potrebbe muoversi (se non l'ha già fatto) la 'ndrangheta: "Avvicinare un politico - spiega Messina - o piazzare direttamente propri uomini, ai quali si riesca a concedere un bel pacchetto elettorale. La possibilità di spostare voti risulta determinante. Per questo la nostra attività di intelligence è fondamentale". Sempre secondo Messina, c'è un altro antidoto: parlare del problema. "I giornali non prendono adeguatamente in considerazione la cosa - denuncia Messina - se ne parla troppo poco. Il non parlare dell'esistenza di questa minaccia la favorisce".
 
L'agente Marco Nova mostra una catturaLACCHIARELLA - Sono pericolose, punto. Pure in gabbia. Emettono un suono simile al muggito, sentendosi braccate. "E se ti mordono, un dito te lo strappano come niente", avverte chi con le nutrie ha a che fare quotidianamente: agricoltori, cacciatori e guardie volontarie abilitate all'abbattimento, agenti della Polizia provinciale. Del resto quando è libero, questo mammifero che arriva dal Sudamerica e assomiglia tanto a un castoro, abbatte fusti del diametro di oltre 2 centimetri. Un uragano in miniatura. Che non ruota su stesso, ma lavora d'incisivi. E si riproduce al ritmo della samba.

GABBIE E FUCILI NON BASTANO
Per contenerne la proliferazione, la Provincia di Milano ha distribuito e fatto installare dalle aziende agricole del territorio ben 5mila trappole. Gabbie di metallo di cui sono cosparsi anche i 106 ettari della Cascina Decima di Lacchiarella, nel profondo sudovest milanese. L'ultima notte ha regalato soddisfazioni. "Questa peserà 6 chili", dichiara l'agricoltore Franco Lorini compiaciuto, mentre ammira l'animale chiuso in gabbia. Adesso non può più mangiargli il riso, il grano, o asciugargli le marcite. "E' grossa - commenta ancora - ma ne ho viste di peggio. So di nutrie di oltre 10 chili catturate in paese, il record provinciale. Mangiano le colture, e creandosi dei veri e propri scivoli di terra tra i campi e i fossi circostanti fanno straripare le marcite e le risaie, che hanno bisogno della costante presenza di acqua sulla pianta. Siamo appestati da questo animale, è una rovina".

IL KIT ANTI-NUTRIA
La nutria in gabbia in posizione difensivaProprio a metà degli "scivoli" vengono posizionate le gabbie. L'animale ci entra e rimane intrappolato. "Ogni due, tre giorni ne catturiamo 40 in questa azienda agricola", evidenzia il signor Lorini. Poi scatta la fase due: quella del kit anti-nutria. "Oltre alle trappole - spiega Marco Nova, agente della Polizia provinciale - dotiamo i coltivatori di una bottiglia da un litro di cloroformio, guanti, mascherina, occhiali protettivi e box di soppressione: un contenitore, a chiusura ermetica, dove viene inserita la gabbia e versato il cloroformio". Venti minuti d'estate, trenta circa d'inverno: tanto ci mette la nutria catturata ad addormentarsi e morire. Poi subentra il problema delle carcasse, che vanno smaltite agli inceneritori. "Quello che non tutti sanno - evidenzia Stefano Bergamaschi, tecnico della Provincia che si occupa dei corsi di trappolaggio - è che le nutrie sono considerate rifiuti pericolosi. E, come tali, hanno un costo di smaltimento elevato: 75 centesimi di euro al chilo". Un'enormità.

FOCOLAIO NEL SUDOVEST MILANESE
Una cattura alla Cascina Decima di Lacchiarella"La zona di Lacchiarella - continua il tecnico - è una delle più infestate, data la presenza di un'oasi del Wwf, vero e proprio focolaio, e di fiumi come Lambro e Ticino". D'altro canto, a fronte di una popolazione stimata di nutrie che va dalle 13 alle 15 mila in tutta la Provincia di Milano, le catture sono ancora troppo poche. "Ne abbiamo effettuate 2500 nel 2008 - sottolinea l'agente Marco Nova - ma nel giro del mese di gennaio 2009 il numero di catture è già salito a 950". Per dare la caccia alla nutria, considerata specie protetta dalla legge, servono dei corsi che la Provincia organizza annualmente. Sulle orme di questo mammifero, oggi, ci sono in totale 68 cacciatori e 32 guardie volontarie. Ma il numero di chi si fa giustizia da sé non è quantificabile, e per altro non risultano denunce sui registri della Polizia provinciale.

L'ASSESSORE GRANCINI: "C'E' CHI ROMPE LE GABBIE"
"Oltre alla grande capacità di riproduzione di questo animale, superiore alla nostra capacità di contrastarlo - dichiara l'assessore a Caccia, Pesca e Polizia provinciale, Alberto Grancini - va detto che molti agricoltori trovano le trappole rotte da gente che non si rende conto che la nostra è una battaglia in favore dei cittadini, e non un maltrattamento di animali. Serve inoltre più appoggio delle amministrazioni locali per individuare figure da formare all'abbattimento. Come Provincia di Milano, invece, avremo entro marzo l'esito di una valutazione condotta dall'Università di veterinaria sul rischio sanitario dovuto alla presenza di questi animali nelle campagne. E stiamo studiando dal punto di vista scientifico le modalità di conquista del territorio da parte di questo mammifero, al fine di ottenere altri strumenti utili all'abbattimento".
 

Il municipio di Trezzano sul NaviglioTREZZANO SUL NAVIGLIO - "La San Giorgio Spa, società che riscuote le entrate Ici, Tarsu e Tosap del Comune, non ci paga più regolarmente dall'autunno scorso". Il tono perplesso è quello di Liana Scundi, sindaco Pd di Trezzano sul Naviglio. E la conferma arriva dalla stessa azienda che ha sede legale a Manduria, in provincia di Taranto (e che nel frattempo ha cambiato nome in Tributi Italia Spa): "Per restituire i soldi che ci sono stati versati dai contribuenti trezzanesi - dichiara l'amministratore delegato Pasquale Froio attraverso l'ufficio stampa aziendale - abbiamo rinunciato al nostro aggio e disposto che gli incassi vengano automaticamente girati sui conti correnti della Tesoriria comunale. Dobbiamo all'ente 700mila euro".

A tanto ammonta il buco che tiene svegli la notte i dipendenti del settore finanziario di Trezzano sul Naviglio, cittadina di 19mila abitanti del sudovest milanese. Una doccia fredda che arriva a meno di un anno della proroga fino al 2010 del contratto di riscossione e accertamento dell'Imposta comunale sulle pubblicità e pubbliche affissioni (Tosap) e dell'Importa comunale sugli immobili (Ici), sottoscritto dal Comune con l'ex San Giorgio Spa solo il 13 giugno 2008.

APPENA CONCESSI NUOVI SERVIZI
Occasione nella quale il direttore generale, Diego Carlino, e la responsabile dell'area finanziaria, Loredana Bologna, hanno affidato alla società che si occupa in tutta Italia di riscossione dei tributi anche il servizio di riscossione dell'Imposta sui rifiuti solidi urbani (Tosap) di Trezzano. "Al di là delle garanzie del passato - dichiara il sindaco Liana Scundi - date dal fatto che non avevamo mai avuto alcun tipo di problema con la ex San Giorgio, abbiamo voluto garantirci ulteriore sicurezza, chiedendo un'ulteriore fidejussione di 700mila euro che si va ad aggiungere a quella di 180mila euro prevista dal precedente contratto".

LE SPIEGAZIONI
Il perché dei ritardi? "Ci hanno spiegato che avendo da poco cambiato denominazione - risponde il sindaco - sono alle prese col riassetto societario, e per questo si è verificato il mancato versamento di quanto ci è dovuto. Le due fidejusioni ci garantiscono comunque di stare tranquilli". L'ultima, in particolare, scadrà il 20 luglio prossimo. E il Comune potrà decidere di riscuoterla se Tributi Italia Spa tratterrà ancora il denaro già versato dai contribuenti trezzanesi. Garante della fidejussione è la Fingeneral Spa, società che risulta iscritta all'Albo degli intermediari finanziari tenuto dall'Ufficio italiani cambi (Uic), l'organo statale di Banca d'Italia e Ministero del Tesoro per il controllo delle attività finanziarie e bancarie.

QUASI VENT'ANNI DI "ONORATO SERVIZIO"
La società San Giorgio svolge il suo incarico a Trezzano sul Naviglio dal 1991, quando si occupava solo della riscossione della tassa sulla pubblicità con un aggio del 31 per cento sul lordo incassato. Nel 2002 i funzionari dell'ex giunta guidata da Luisella Pirani le affidarono anche l'Ici, con un guadagno di poco inferiore per l'azienda: il 30 per cento sul lordo incassato. Si arriva così al giugno 2008, con la proroga dei due servizi e l'aggiunta della riscossione della tassa sui rifiuti, con l'aggio che scende al 24 per cento. Ma la ex San Giorgio svolge la sua attività in altri Comuni lombardi e milanesi. Nelle vicinanze di Trezzano, per esempio, ha incarichi a Pieve Emanuele e Settimo Milanese, e anche a Limbiate.

MA NON E' LA PRIMA VOLTA
Non è tuttavia la prima volta che la ex San Giorgio Spa, ora Tributi Italia Spa, si trova in condizioni simili nei confronti di un ente comunale. Ad ammetterlo è sempre l'ad Pasquale Froio, sempre attraverso l'addetta stampa della società. "A Bologna - dichiara - si sono riscontrati dei problemi quando abbiamo inglobato la società Gestor. Così facendo abbiamo salvato 850 dipendenti dal lastrico, ma ovviamente dovevamo riorganizzare il nostro assetto societario. Ed è per questo che abbiamo accumulato 7-8 milioni di arretrati: debito che poi abbiamo ripianato".

Problemi, la ex San Giorgio li ha avuti anche ad Alghero, dove il 29 novembre il sindaco e l'assessore alle Finanze hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica al Tribunale di Sassari, per evidenziare un buco "pari circa a euro 4.300.000,00" e sottolineando come "essendo l'inadempimento agli obblighi nei confronti del Comune garantito da una fidejussione della società Fidecomm Spa, a seguito del mancato riversamento degli incassi il Comune ha invano tentato di escutere la fidejussione presso la predetta Fidecomm Spa, che dal 31-01-2008 (data successiva alla fidejussione) risulta essere stata cancellata dall'elenco dei soggetti operanti nel settore finanziario".

Qualche ostacolo anche ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove "il piano di rientro di 890mila euro proposto da San Giorgio è stato disatteso", riferiva il sindaco il 18 novembre 2008 durante una conferenza stampa. L'Amministrazione si è dunque vista costretta a "sciogliere il contratto venerdì 14 novemebre". Secondo una verifica effettuata lo stesso giorno, all'ente mancavano "1.079.000 euro".

 
Un frame della videoinchiesta: clicca su Continua a leggere per vederlaBUCCINASCO - Dalle querele del sindaco di Buccinasco ai giornalisti che "infamano il nome della città e dei suoi abitanti", al processo a carico di otto affiliati alla cosca Barbaro-Papalia, una delle più potenti ndrine a livello internazionale. Questo e altro nella videoinchiesta realizzata nei mesi scorsi per le vie di Buccinasco, oggi in onda su GiornaleLibero.com.
 
Latte crudo direttamente in cascinaCESANO BOSCONE - "Il latte crudo fa male? Agli speculatori della filiera lunga, forse". Commenta così il sindaco di Cesano Boscone, Vincenzo D’Avanzo, le recenti voci che consigliano di bollire assolutamente il latte crudo prima di consumarlo.

"Ho l'impressione - evidenzia - che si voglia bruciare l'idea della filiera corta, che noi qui a Cesano abbiamo promosso attraverso la convenzione con la Cascina Dornetti che fornisce latte fresco di prima qualità alla Casa del latte di via Vespucci, inaugurata il 23 novembre. Evidentemente, le Case del latte disturbano i grandi speculatori, che toccano il tasto della salute della gente per i loro scopi". Ogni giorno la Casa del latte cesanese è in grado di erogare 300 litri di latte, a un euro al litro. Cinque centesimi per ogni euro vengono donati in beneficenza.

In Italia, il giro d’affari del latte crudo della filiera corta è di sei milioni di litri, per un totale di 6milioni euro. A far discutere sono le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Sostiene che "se non correttamente bollito, può provocare disturbi gastrointestinali e renali soprattutto in persone deboli e nei bambini, ai quali dunque è sconsigliabile somministrarlo".

In realtà, come suggerisce anche lo stesso titolare dell'azienda agricola che fornisce latte al Comune, Antonio Dornetti, "il latte andrebbe bollito solo se assunto da bambini e anziani, ma non è obbligatorio nemmeno in questi casi, perché il nostro latte subisce decine di controlli prima di finire nelle case dei clienti". Il consorzio di bioingegneria informatica medica di Pavia esegue controlli costanti dai quali emerge che il latte crudo della cascina Dornetti è di ottima qualità. Comunque, l'Ente si è adeguato alle prescrizioni e ha già collocato un cartello con le indicazioni del ministero.

MISURE URGENTI
Latte crudo nel sud italiaE' stato infatti stabilito l'obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l’indicazione (a caratteri in rosso) che il latte deve essere consumato previa bollitura ed entro tre giorni dalla data della messa a disposizione del consumatore; la sospensione della commercializzazione di latte crudo attraverso macchine erogatrici non rispondenti ai requisiti; il divieto di somministrazione di latte crudo nell’ambito della ristorazione collettiva; infine, che il responsabile della macchina erogatrice escluda la disponibilità di contenitori destinati al consumo il loco del prodotto. Il sottosegretario Martini ha anche spiegato che concorderà con i distributori l'impegno di escludere da ogni promozione di marketing il target delle categorie fragili come bambini, anziani o portatori di malattie immunitarie. Le reazioni non sono univoche, anche nel nostro territorio.

FAVOREVOLI E CONTRARI
È in linea con il provvedimento il veterinario Massimo Gandini: "Il latte crudo, non essendo pastorizzato, può contenere germi inquinanti - riferisce - ed è quindi buona regola bollirlo prima di consumarlo". Non la pensano allo stesso modo gli allevatori, che ricordano i passi avanti fatti dalla tecnologia nell’ultimo secolo. La bassa qualità igienica del latte crudo prodotto fino a metà '900 costituiva certo un pericolo per la salute umana: con il processo di pastorizzazione si è raggiunta una maggiore sicurezza, distruggendo i batteri e riducendo il pericolo di infezione, ma non va dimenticato che la pastorizzazione elimina anche i batteri "buoni", i batteri lattici, rovina gli enzimi, alcune vitamine e probabilmente anche le proteine. Da tempo gli allevamenti sono dotati di tecnologie sofisticate, come la mungitura meccanica (un tempo ci si affidava alle mani più o meno pulite del mungitore), la maggiore pulizia degli ambienti e soprattutto la refrigerazione del latte appena munto. Il latte crudo è sicuro. E sottoposto periodicamente a controlli severi da parte dell'Asl di competenza. L'assenza di pastorizzazione o sterilizzazione (praticate al latte comunemente in commercio) consente, secondo i sostenitori del latte crudo, di preservare integralmente le caratteristiche naturali, come i Lattobacilli (fermenti lattici) che rafforzano le difese immunitarie e riordinano la flora batterica intestinale.

Nino Andena, presidente Coldiretti LombardiaContrario alle dichiarazioni del sottosegretario Martini anche il presidente di Coldiretti Lombardia, Nino Andena. "Le norme nazionali e regionali - dichiara - comprendono stretti controlli dal punto di vista qualitativo e organolettico, della sicurezza e dell'igiene alimentare e della pulizia delle sale di mungitura. Il latte di ogni stalla viene monitorato dalle Asl, dall'Istituto zooprofilattico di Brescia e dagli stessi allevatori con verifiche sulla carica batterica (fra le più basse del mondo), sulle cellule somatiche e anche sulla presenza di eventuali agenti patogeni. Nel caso venga rilevato anche uno solo di questi agenti patogeni, il prodotto non viene messo in commercio". "Per questi motivi - continua Andena - non capiamo le reali motivazioni che stanno alla base di molti inutili allarmismi e di ripetuti attacchi contro questo prodotto e le imprese agricole che si sono organizzate per offrirlo in modo responsabile ed ineccepibile al consumatore che lo ha molto apprezzato. Probabilmente la cosa disturba le realtà che sino ad oggi pensavano di detenere 'il monopolio' nel rapporto con il consumatore e quindi cercano di ostacolarne la crescita e lo sviluppo".

"Siamo parte della Asl Milano 1, che è molto molto severa nei controlli", spiega Valentina Albè della Cascina Guzzafame di Gaggiano, una realtà immersa nelle campagne di Vigano che effettua la vendita diretta dei suoi prodotti, tra cui il latte crudo, oltre a essere fattoria didattica, Punto Parco e ovviamente azienda agricola. "Curiamo nei minimi dettagli la pulizia del distributore, che viene riempito giorno per giorno", dice.

"I prodotti delle nostre cascine - aggiunge Bruna Brembilla, assessora provinciale all'Ambiente e presidente del Parco Agricolo Sud Milano - sono controllati fin dalla stalla. È giusto dare maggiori informazioni agli utenti e la bollitura è consigliabile per i soggetti a rischio, come per tanti alimenti crudi, ma non bisogna buttare all'aria tutto il lavoro di aziende sane".
 

L'ultimo camion ribaltato lungo via Bareggio
CUSAGO - Quel divieto di transito ai mezzi di peso superiore alle 3,5 tonnellate non se lo fila proprio nessuno. E tantomeno i padroncini calabresi di Reggio e Platì, che prendono multe su multe pur di accorciare il tragitto, coi loro camion carichi di terra. Siamo a Cusago, il terzo Comune più ricco d'Italia, dove il codice della strada è un optional da anni lungo via Bareggio. E dove la quiete del lussuoso quartiere residenziale voluto da Berlusconi è rotta dall'alba al tramonto dal brontolio dei motori dei camion, diretti a due vicine cave.

Centocinquantuno le multe comminate dagli agenti della polizia locale solo quest'anno, da gennaio a novembre. Risultato? Nessuno, tranne qualche capello bianco in più sotto il berretto dei ghisa. Trentasei euro di sanzione sono una sciocchezza per le aziende che si occupano di movimento terra nella zona. E poi: vuoi mettere il tempo e la fatica che risparmi infrangendo un divieto d'accesso che costerebbe 12 chilometri in più di strada? Nemmeno a pensarci: tira dritto, che diamine, se trasgressione fa pure rima con convenienza.

Il senso unico indicato ai camion all'uscita della cavaChi ci perde (la tranquillità e il benessere) sono i 1.500 residenti del Supercondominio Comprensorio Milano Visconti. La mattina presto, sotto le finestre del bel quartiere tinteggiato di rosa salmone, i camion passano a carovane. "E' una processione - lamenta un inquilino - e soprattutto una vergogna. Perché il divieto d'accesso c'è e si vede, ma questa gente se ne frega alla grande. Roba da matti, veramente. Non sappiamo più cosa fare". Stessa sorte per i vigili del paese. Anche loro non sanno più che fare per arginare le irruzioni. I controlli mirati, con appostamenti lungo la via, sembrano fare il solletico ai padroncini e alle aziende che si occupano di movimento terra. I camion arrivano solitamente da Trezzano sul Naviglio o da via Parri. Nel primo caso percorrono viale Europa, e alla rotonda imboccano il primo ingresso per Cusago. Se arrivano da Milano-Baggio o dalla zona di Settimo Milanese, invece, si immettono sul territorio cusaghese sfiorando la frazione di Monzoro. Poi, infrangendo una serie di divieti, si infilano lungo via Bareggio per arrivare alla cava Manara. Tutti i giorni lo stesso tran-tran, dalle 6 del mattino, quando i vigili hanno ben altro da fare: come predisporre i servizi per le scuole, per esempio.

La cava fra Cusago, Bareggio e Cornaredo"Siamo davvero con le mani nei capelli per questo problema - lamenta il sindaco di Cusago, Luigi Cairati (Pdl) - perché gli autisti dei camion che trasportano terra infrangono sistematicamente l'ordinanza di divieto di transito sin da quando è entrata in vigore, quattro anni fa. Prima quella strada era di competenza provinciale, poi è diventata comunale. Pensavamo di poter risolvere la cosa limitando il traffico a determinati mezzi, ma ci sbagliavamo. In più ci si mettono la Provincia e il Parco Agricolo Sud Milano, che coi loro veti ambientalisti ci impediscono di costruire una viabilità alternativa che risolverebbe tutto". Via Bareggio, infatti, è troppo stretta per il passaggio dei mezzi pesanti: lo dimostra il recente ribaltamento in un fosso di uno dei camion, guidato da un padroncino calabrese che è uscito miracolosamente illeso dall'abitacolo.

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Lo Sporting MirasoleOPERA - Giuliano Manolli è infuriato. Sono due anni che gira negli uffici di avvocati e notai. E alla fine "quelli là hanno fatto quello che volevano, fregandosene di tutto e di tutti". "Quelli là" sono l'Enpam, l'Ente Nazionale Previdenza ed Assistenza Medici ed Odontoiatri, e la società Colliers International, attraverso l'advisor Ofer Arbib. "Quelli là" hanno venduto lo Sporting Mirasole, l'immenso complesso residenziale del quartiere Noverasco di Opera, alle porte della via Ripamonti di Milano, a una società di gestione del risparmio specializzata in fondi immobliari speculativi, la Zero Srg, al posto di trattare direttamente con chi ha costituito una cooperativa edile proprio per evitare l'intromissione di terzi nella partita.

Il signor Manolli, appunto, che risiede nel quartiere da oltre 30 anni. Solo uno dei 3mila inqulini dei 25 palazzi da 40 scale costruiti originariamente per ospitare le delegazioni dei consolati, a partire da quello americano. Gente che adesso minaccia ricorsi al Tar per tornare a trattare direttamente con Enpam il prezzo degli alloggi in locazione che intende vendere. Ma soprattutto gente che adesso vuole scendere in piazza. Anzi, in strada: occupando via Ripamonti, all'imbocco della Tangenziale, e bloccando il traffico. Immaginarsi il caos di automobilisti, la mattina presto. Via il dente, neppure per i dentisti coincide sempre con via il dolore. Sbaglia quindi l'Ente di previdenzia dei medici e degli odontoiatri (appunto) quando col suo responsabile del patrimonio immobiliare, l'ingegnere Luigi Caccamo, sostiene dal proprio ufficio di Roma "di non avere più nulla da dire ai residenti, perché Enpam non è più proprietaria dello Sporting". "La battaglia - gli mandano a dire gli inquilini - non è finita. Anzi: è appena cominciata". Da una porta che si aprirà in tribunale altre si sono già chiuse prima d'oggi. Perchè tutto ha inizio nel 2006.

Un'auto abbandonata tra i vialetti del quartiereLA TRAFILA INFINITA
"Due anni fa - spiega Giuliano Manolli - Enpam decide di dismettere il proprio patrimonio immobiliare qui al Noverasco. Nel dicembre del 2006 riceviamo una lettera da parte di Colliers International, a firma di Ofer Arbib, che spiega a tutti gli inquilini di essere l'advisor incaricato della vendita. Convoca una serei di riunioni all'hotel Sporting Mirasole, e ci comunica che il prezzo di vendita dei nostri appartamenti è di circa 1800 euro al metro quadrato. Dopo di che non abbiamo più notizie. La maggior parte dei residenti rimane infatti all'oscuro del fatto che l'advisor stesse trattando con un fantomatico comitato di quartiere, ovvero quello che si era formato 30 anni fa per agevolare pratiche come il pagamento delle bollette, praticamente scioltosi negli anni. Una volta scoperta la cosa cerchiamo di inserirci nella trattativa, ma Arbib e il comitato si chiudono a riccio. Nascono così altri due comitati inquilini, mentre il prezzo e le modalità di vendita degli alloggi rimangono all'oscuro dei più". Poi una svolta improvvisa. "Nasce Ergon Srl - prosegue Manolli - una società che con 6mila euro di capitale si propone di gestire i 138 milioni di euro dell'operazione immobliare, col sostengno del vecchio comitato di quartiere e dei sindacati. Enpam propone a Ergon l'acquisto degli appartamenti a 1475 euro al metro quadro. Ma pone una condizione: avrebbe dovuto acquistare almeno 400 alloggi". In un primo momento la trattativa sembra andare in porto. Poi, quando Colliers si rende conto che la maggior parte degli inquilini non intendono acquistare a quel prezzo, l'advisor manda tutto a monte disconoscendo Ergon.

NASCE LA COOPERTIVA "CISMI"
"Arriviamo così al 17 maggio - prosegue Giuliano Manolli - data in cui riceviamo l'ennesima lettera da Colliers: dato che non c'è accordo, il prezzo complessivo del comparto è stabilito in 138 milioni più iva, ovvero 1200 euro al metro quadro, ed entro il 31 dello stesso mese andava versata una sorta di caparra da 13milioni e 800mila euro. Tutto questo non poteva ovviamente succedere. Tuttavia, i primi di luglio, Arbib ci convoca nuovamente. Ci comunica che il 30 giugno finisce il suo 'mandato', e che il 27 giugno ha fatto deliberare al cda di Enpam la vendita al fondo Zero Sgr". Col timore che il nuovo proprietario possa alzare ulteriormente il prezzo degli alloggi, sostenuti "da un manager dell'alta finanza", sei residenti costituiscono la Cismi (Cooperativa inquilini Sporting Mirasole): "Ci siamo posti così come interlocutori diretti di Enpam - spiega sempre Giuliano Manolli, che ne diventa presidente - godendo dell'appoggio di oltre 300 residenti intenzionati ad acquistare senza essere vittime di speculazioni. Non abbiamo fine di lucro: il nostro unico scopo è quello di comprare gli alloggi, avendo questa disponibilità finanziaria, e di aiutare poi direttamente le fasce più deboli della popolazione dello Sporting. Qui vivono 51 medici, che stanno dalla nostra parte e sono delusi dall'atteggiamento del loro ente previdenziale, che ha preferito favorire un ente speculativo al posto dei residenti". Al centro della trattativa, la Cismi porrebbe il costo al metro quadro degli appartamenti.

DEGRADO
"Quello di cui si è parlato fin ora - denunicia Maurizio Alderisio, un altro residente - è spropositato rispetto alle condizioni di degrado in cui versano questi palazzi, che necessitano di un intervento di riqualificazione stimato attorno ai 35 milioni euro. Questo quartiere, quando è nato, era un gioiello coi suoi appartamenti da 7 stanze l'una. Ma ora le controsoffittature dei porticati si inzuppano d'acqua per via delle perdite delle tubature ormai usurate, e i muri portanti sono intaccati dall'azione degli agenti atmosferici".

IL SINDACO FUSCO: "NON C'E' NIENTE DA FARE"
"C'è gente che fa terrorismo a Noverasco, non è detto che il nuovo ente proprietario dello Sporting alzi i prezzi degli affitti". Ettore Fusco ha seguito dai banchi della minoranza l'evolversi delle vicende del quartiere Noverasco, e ora che è sindaco di Opera si trova in mano la patata bollente. "Se qualcuno dovesse speculare sulla pelle dei cittadini - annuncia - scenderò in piazza al loro fianco a protestare". Fusco era a conoscenza del compromesso di 13,8 milioni per l'acquisto dello Sporting fra Enpam e il fondo Zero, ma la notizia del rogito è trapelata solo la scorsa settimana. "Tornare indietro era ormai impossibile per Enpam", sostiene il primo cittadino operese.

"Nei pochi mesi che ho avuto a disposizione prima della firma del preaccordo - spiega - abbiamo comunque provato a sollecitare l'intervento del Prefetto paventando possibili problemi di ordine pubblico nel quartiere. Siamo rimasti in contatto con Enpam fino all'ultimo, spingendo per la vendita ai residenti. Del resto gli inquilini sono stati un anno e mezzo a discutere, si sono divisi in diversi comitati, e quando è spuntata Ergon qualcuno ha diffuso diffidenza nel quartiere, provocando la rottura della trattativa. I cittadini hanno ragione quando dicono che il prezzo al metro quadro era troppo alto rispetto allo stato di degrado in cui versa il quartiere, ma non hanno titolo ormai per inserirsi nella trattativa. Ed è un peccato che la cooperativa si sia costituita solo quando i giochi erano praticamente chiusi fra Enpam e Zero".

Il sindaco leghista di Opera ha pure tentato di intervenire con la proposta di emissione di Boc, i buoni ordinari comunali: "Ma ci siamo insediati in primavera, avremmo avuto bisogno di più tempo per poter entrare attivamente nella trattativa. Ora gli inquilini hanno solo cambiato il padrone di casa. Ma se chiederanno una ristrutturazione dei palazzi, è ovvio che i nuovi proprietari saranno costretti ad aumentare gli affitti". Di certo il Comune sarà al fianco delle fasce più deboli: "All'interno del quartiere ci sono una quarantina di famiglie che vengono già assistite - rassicura - e questo sarà quello che continueremo a fare".

Il degrado sui muri dei palazziL'ENPAM: "COLPA DEI RESIDENTI, NON HANNO TROVATO L'ACCORDO"
Enpam fuori dai giochi del Noverasco? Non esattamente. L'atto di compravendita parla chiaro. L'Ente di previdenza dei medici riceve una parte dei 138 milioni di euro richiesti tramite l'acquisizione di 111 quote del Fondo Sei della società Zero, pari a 55,5 milioni di euro. Zero, inoltre, si carica sul groppone un indebitamento finanziario sugli immobili pari a 82,5 milioni, che ha ottenuto da Monte dei Paschi di Siena Finance Banca Mobiliare spa con la “cessione delle pigioni”. "L'investimento nel Fondo - si legge sull'atto di compravendita - presenta un elevato profilo di rischiosità". E' pure indicato che gli appartamenti dovranno essere "ceduti sul mercato con un significativo valore aggiunto atteso in termini di plusvalenze realizzabili". Un aspetto che preoccupa i residenti, che annunciano battaglia.

"Sin dal 2006 - riferisce l'advisor di Colliers International, Ofer Arbib - nella nostra legittima libertà di trattativa, vi è stata la massima disponibilità a considerare anche le proposte degli inquilini attraverso i comitati da loro costituiti, per l'acquisto in blocco e in un'unica soluzione del complesso immobiliare come richiesto dalla proprietà, con la fattiva adesione di alcuni sindacati di categoria. Siamo poi giunti al coordinamento di tali proposte attraverso l'ipotesi promossa da una società terza (Ergon, ndr) che prevedeva un accordo con i conduttori per l'acquisto dell'intero complesso. Ma dopo ben due anni di defatiganti trattative, si è dovuto constatare l'incapacità da parte degli inquilini, divisi in più sigle, di formulare una proposta unitaria, nel rispetto delle richieste economiche e della tempistica posta a tutela della dismissione. Del resto la nostra disponibilità nel valutare anche la volontà degli inquilini è testimoniana del buon fine a cui sono giunte operazioni analoghe, come quella che proprio in questi giorni si sta perfezionando per il complesso Quartiere Quadrifoglio di Garbagnate Milanese, con la vendita ai conduttori". "Mettere d'accordo gli 850 inquilini - aggiunge Luigi Caccamo di Enpam - era cosa molto difficile".

http://www.libero-news.it/articles/view/401563

 
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