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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Vota tre volte alle primarie del Partito democratico di Corsico
CORSICO - Un voto a Maria Ferrucci. Un altro a Giovanni Molisse. E il terzo invalidato dalla scritta "Nulla", ben impressa sulla scheda. Paolo Cicerone, 40enne di Corsico, non ha voluto fare distinzioni. Giusto per non scontare nessuno. Anche perché, sogghigna, "il Pd non lo voterei mai". Questo pomeriggio, invece, ha voluto strafare. Si è presentato in tutte e tre le sezioni, dove fino alle ore 20 si sceglieva il candidato sindaco del Partito democratico alle elezioni 2010, accompagnato da www.giornalelibero.com. E in tutte e tre lo hanno fatto votare. Senza fare troppi problemi. Senza neppure notare che la carta d'identità dello scatenato 'elettore Pd per un giorno' fosse scaduta. Non da ieri. Ma dal 31 maggio scorso (vedi foto).

La carta d'identità scaduta di Paolo CiceroneL'appuntamento con Paolo è alle 15, in via Marco Polo, dove abita. Da lì ci dirigiamo subito alla vicina piazza Papa Giovanni XXIII, dove il centro civico Giorgella è imbardato di bandiere del Pd. E' quello il seggio di riferimento per gli elettori abituati a votare alle scuole Don Tornaghi e Battisti. Come Paolo. Che entra. Vota per Maria Ferrucci. Ed esce.

"Il ragazzo a cui ho presentato il documento di identità - dichiara Paolo - ha verificato su un registro che quello era effettivamente il mio seggio. Ha barrato il mio nome e mi ha consegnato la scheda su cui esprimere la preferenza". Ci spostiamo dunque al secondo dei tre seggi, allestito al centro sociale Curiel. Nel cuore del quartiere Lavagna. Paolo Cicerone entra e vota. Di nuovo. Questa volta la 'scelta' cade su Giovanni Molisse.

Il terzo ed ultimo seggio, individuato dal Pd come riferimento per gli elettori che solitamente si recano alle scuole Galilei, è quello di via Foscolo 3: il centro polifunzionale. Anche qui Paolo Cicerone vota. Sulla scheda scrive "Nulla" a caratteri cubitali. Per lasciare la propria traccia. "Mi hanno fatto notare che quello non era il mio seggio - dichiara Paolo - ma gli ho detto che ero di passaggio e che ero di fretta. Ho aggiunto che proprio non sarei riuscito ad andare a votare nel mio seggio. E così mi hanno consegnato la scheda, chiudendo un occhio. Hanno però annotato il mio nome, a penna, su un foglio dove ne erano già presenti parecchi altri".

Si tratta di altre persone che, come Paolo, per votare lì hanno dichiarato di essere di passaggio, pur non trovandosi nel seggio corretto? Forse. "Ora - scherza Cicerone, sostenitore convinto di Beppe Grillo e iscritto al meetup dei Grilli del Parco Sud - spero che il Comune non mi mandi le pattuglie sotto casa! O, peggio, che mi aumenti le tasse!". Per eccesso di voto.

 
Mezzo militare infrange un divieto di transito e crea il caos a Trezzano sul Naviglio
TREZZANO SUL NAVIGLIO - Ci mancava il mezzo dell'Esercito italiano a 'far traffico' in viale Indipendenza, a Trezzano sul Naviglio. Questa mattina, un autotreno militare che trasportava sul rimorchio un VM-90 Torpedo si è immesso da Cusago nel vialone che conduce al Ponte Gobbo di Trezzano sul Naviglio. Giunto in prossimità di Largo Risorgimento, dove vige il divieto di transito ai mezzi articolati, il conducente del mezzo militare ha tentato un'improbabile inversione di marcia: incastrandosi e creando il caos tra le numerose auto in circolazione.

Il rimorchio è stato quindi sganciato dall'autotreno e trainato per qualche metro da una piccola ruspa, in dotazione agli operai che stanno eseguendo i lavori in Largo Risorgimento. Tutto ciò dalle 8.20 alle 9. Per la felicità dei tanti automobilisti che sono arrivati in ritardo sul posto di lavoro.

Ringraziamo Marco, un nostro lettore, per l'invio di queste foto

Mezzo militare infrange un divieto di transito e crea il caos a Trezzano sul Naviglio

Mezzo militare infrange un divieto di transito e crea il caos a Trezzano sul Naviglio

Mezzo militare infrange un divieto di transito e crea il caos a Trezzano sul Naviglio
 
Il dispenser di sapone è asciutto al San Carlo di MilanoMILANO - Chiusura delle scuole, limitazione del trasporto pubblico. Sono solo alcune delle ipotesi avanzate nei mesi scorsi quando il virus H1N1, noto come influenza "A" o "suina", era meno conosciuto e per questo più temuto. Oggi la fase di allerta continua. I medici redigono decaloghi e contro decaloghi. Sono tutti impegnati a contrastare la "pandemia". Ma come nella migliore tradizione italiana ecco la sorpresa: applicare le poche regole anti contagio è impossibile addirittura negli ospedali. Perché le condizioni dei bagni, in molti casi, non lo consentono.

Loro (i dottori) dicono di lavarsi bene le mani? E' un'impresa: spesso manca il sapone. Loro dicono di coprirsi la bocca e il naso con un pezzo di carta, quando si tossisce o si starnutisce? La carta è finita e nel migliore dei casi, quando qualcuno ne trova ancora qualche pezzetto, è costretto ad abbandonarla sul lavandino o nella sala d'attesa, perché i cestini sono stracolmi. Dicono anche di non scambiarsi oggetti o cibo con amici e parenti, e di non stare accanto a chi presenta i sintomi. Ma a che serve la regola se al pronto soccorso un barbone tutto bagnato è sdraiato al fianco di pazienti che attendono (tossendo a loro volta) il turno? "Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate, perché il virus passa da lì", ripetono i medici. E nei bagni degli ospedali la carta igienica (quando c'è, s'intende) è a terra. Accanto al water o, peggio ancora, alla turca. Non sono brutte favole, ma la realtà che ogni giorno si può toccare con mano nei prontosoccorso dei maggiori ospedali di Milano.

Il sapone al PoliclinicoAl Policlinico di via Sforza la sala d'attesa è ampia. I bagni sono sulla destra, vicino all'angolo ristoro. Accanto al wc c'è un grosso rotolo di carta igienica. Il suo contenitore è rotto. C'è un solo lavandino nei servizi igienici riservati agli uomini. Ma al posto del comodo dispenser di sapone, del quale rimane solo il supporto che consente di tenerlo fisso alla parete, c'è un barattolo quasi vuoto. All'uscita dal bagno una sorpresa: dei soccorritori hanno appena scaricato dall'ambulanza un barbone, che si regge a malapena in piedi. E' bagnato e tossisce. L'uomo si sdraia sulle seggiole e appoggia a terra uno zaino malconcio, pesante, fradicio d'acqua. Qualcuno attorno si alza. Preferisce rimane in piedi. Altri escono a prendere una boccata d'ossigeno. E nel frattempo i soccorritori si prendono la ramanzina di un agente di Polizia: "Spostatelo da lì, che cos'ha? Come mai lo avete portato dentro?".

Cartacce usate sulle sedie della sala d'attesa del FatabenefratelliIl giro prosegue al Fatebenefratelli. Nella sala d'attesa dell'ospedale ci sono pezzi di carta usata a terra e sulle sedie. Nessuno ha il coraggio di spostarli. Dentro al bagno la situazione non è migliore. Quello degli uomini è riservato anche ai portatori di handicap. Il wc però è senza porta. Chiunque entri in bagno dalla sala d'attesa vede tutto. Sulla destra un lavandino, il sapone non c'è. All'altro dispenser manca il copercio. La carta è finita. Non c'è modo di asciugarsi. E accanto al lavandino ci sono dei cavi elettrici scoperti, in bella mostra. Cambiamo ospedale. Tocca al Niguarda. Qui la lista è lunga: il sapone è del tutto assente: a che serve del resto? L'erogatore è rotto. I bagni sono sporchi e la carta igienica è a terra, accanto allo spazzola per il wc. Oppure incastrata in scomodi e bizzarri contenitori a parete. Nella sala d'attesa un gruppo di nordafricani litiga ad alta voce. Uno dopo l'altro tutti i presenti li isolano. Non se la passano meglio i pazienti e i loro parenti capitati al pronto soccorso dell'ospedale San Carlo, in zona San Siro.

Carta igienica a terra al Niguarda di MilanoLe regole anti contagio sono sbeffeggiate da un contenitore del sapone letteralmente asciutto e dalla presenza di un wc per disabili che sembra essere stato decorato con la carta igienica da un artista. Per lo meno qui funziona l'asciugamani elettrico. Perché al San Paolo bisogna usare per forza le salviettine di carta.

Il cestino è stracolmo e così la gente le abbandona tutte attorno al lavandino. Una vita difficile, insomma, quella dei milanesi che si ammalano di questi tempi. E allora tutti sperano in Topo Gigio, scelto dal Governo come testimonial della campagna vaccinale contro l'H1N1. Almeno lui riuscirà a tirare su il morale. (Articolo pubblicato anche su Libero)
 
Il municipio di Abbiategrasso in piazza MarconiABBIATEGRASSO - Tempi duri, per i dipendenti pubblici, quelli di Brunetta e della "lotta ai fannulloni". Ma non per tutti vale l'imperativo categorico di rimboccarsi le maniche: ad Abbiategrasso un operaio del settore Lavori pubblici comunali, che chiede "da circa due anni" di essere trasferito in un altro settore, è stato costretto dal proprio responsabile ad andare in ferie per un mese, anziché lavorare di più. Nel frattempo il Comune spera di trovargli un'altra collocazione.

Il lavoratore si chiama Franco Rossi. Un veterano del settore Lavori pubblici che, dopo essere rimasto vittima il 4 dicembre 2008 di un grave infortunio sul cantiere di una scuola, durante il quale sostiene di aver rischiato di morire, si è visto sventolare sotto il naso "un ordine di servizio che lo obbliga a un mese di ferie, dal 15 settembre al 16 ottobre 2009". Lo riferisce Piergiuseppe Bettenzoli, coordinatore provinciale del Sindacato dei lavoratori intercategoriale.

"Abbiamo affidato tutta la procedura a un legale - spiega Bettenzoli - perché si sono verificate due cose gravissime: la prima è che il Comune, pur avendo in mano il parere medico che stabilisce la non idoneità temporanea del lavoratore a svolgere la propria mansione, non ha ancora trovato una nuova collocazione al dipendente. La seconda cosa grave è che quando il dipendente è rientrato dalla lunga malattia conseguente all'infortunio, è stato messo d'autorità in ferie dal responsabile del settore Lavori pubblici, l'architetto Alberto Ambrosini, che così ha compiuto un atto assolutamente illegittimo, perché nessuna norma contrattuale del pubblico impiego permette a un ente di mettere in ferie d'ufficio un lavoratore. Al massimo le ferie si negano".

NEL TUNNEL
Franco Rossi non si è mai ripreso dall'infortunio. Il 27 luglio è stato sottoposto a una visita da Giorgio Bianconi, dirigente medico dell'unità operativa di Psichiatria dell'ospedale civile di Legnano. Un controllo richiesto dall'avvocato del dipendente comunale, "per accertare la presenza di esiti psichici o psicosomatici in relazione all'infortunio". Il medico ha stabilito che "il disturbo post traumatico da stress, comparso nel dicembre 2008 e perdurato sino a tutto luglio 2009, ha inciso sull'integrità psichica di Franco Rossi assumendo un valore di danno biologico di natura psichica temporanea". L'avvocato Carmen Di Salvo presenterà presto in Comune una richiesta di risarcimento danni da 150 mila euro. Per due motivi. "Innanzitutto - dichiara - l'infortunio è avvenuto in assenza delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro previste dalle normative vigenti. Il dipendente, inoltre, aveva chiesto già da circa un anno il trasferimento dal settore Lavori pubblici, dove era costretto a prendere ordini da un suo pari ruolo". Lo studio legale procederà dunque anche per mobbing: un aspetto su cui dovrà esprimersi l'Asl, forte del parere già espresso in questo senso dall'ospedale Salvini di Garbagnate Milanese.

I QUATTRO AVVISI DI GARANZIA
In relazione all'infortunio, la magistratura ha emesso quattro avvisi di garanzia, a carico dell'architetto Alberto Ambrosini, dei due geometri dirigenti Ermenegildo Scalera e Basilio Stancampiano, e del preposto Ernesto Bruschi. "Su questo si farà chiarezza durante il processo - dichiara Valter Bertani, assessore alle Opere pubbliche del Comune di Abbiategrasso - ma per quanto riguarda le ferie dico che è facoltà del responsabile decidere questo provvedimento, in attesa che si trovi un'utile collocazione al lavoratore". A spingere per il trasferimento di Rossi in un altro settore è anche Piero Sebri, altro dipendente del Comune di Abbiategrasso e membro del coordinamento del Sindacato dei Lavoratori (SdL): "La giunta smentisca in fretta, e coi fatti, chi sostiene che non è in grado di gestire le politiche del personale".
 
Lo sport del Lancio del telefonino domani ad AssagoASSAGO - Il telefonino assomiglia sempre più a una sveglia: quante volte lo si vorrebbe prendere e lanciare? Ebbene, ora si può. E senza rischiare di fare male a nessuno. Domani farà tappa ad Assago la gara su sabbia di "Lancio del telefonino". Non è uno scherzo. Sarà allestita una pista su cui si sfideranno i telefonino-dipendenti che hanno deciso di 'svoltare'. Per iscriversi occorre visitare il sito www.lanciodeltelefonino.it.

"Questa particolare competizione - spiega Massimo Galeazzi, giovane imprenditore di Como - semplice nella sua logica, ha come prova il lancio di un telefonino o di uno smarth phone alla distanza massima, che si effettuerà su prati, terra, sabbia, asfalto, cemento o su qualsiasi superficie solida, sia all'aperto sia al chiuso. La prima tappa si è tenuta il 28 giugno 2009 a Villa Erba di Cernobbio". Il "Lancio del telefonino" è un vero e proprio "sport nazionale", che sta facendo il giro d'Italia.

Le prime cinquanta migliori performance di ogni regione accederanno alle fasi successive (nazionali e internazionali), sino alla proclamazione del miglior "lanciatore di telefonino" della comunità europea. Oltre alla gara vengono organizzati dei giochi a cui potranno partecipare tutti coloro che porteranno da casa un vecchio cellulare e lo consegneranno all'organizzazione. Anche per questi giochi sono numerosi i premi messi in palio dagli sponsor. Con un occhio all'ambiente: un'azienda partner si occuperà del riciclo dei cellulari consegnati all'organizzazione. Il ricavato sarà poi devoluto in beneficienza.
 
Addio alla serata gay friendly al Piper Cafè di AbbiategrassoABBIATEGRASSO - Altro che "rimandato". L'evento sulla "libertà sessuale", che doveva andare in scena al Piper Cafè di via Gorizia 1, giovedì 10 settembre, non si terrà mai. E' quando ha confidato il titolare del noto locale abbiatense, Pietro Torti, al sindaco di Abbiategrasso, Roberto Albetti (Pdl - CL).

"Ho fatto verificare la notizia dalla segreteria del Comune - dichiara Albetti - e il titolare del Piper dice che non intende in nessun modo ospitare un evento simile nel suo locale". Nei giorni scorsi, invece, sia Pietro Torti, sia Gabriele Lombardi, dello staff-eventi del Piper, avevano assicurato che l'evento progammato inizialmente per giovedì 10 settembre "è stato solo rimandato, per l'eccessivo tam-tam causato dalla pubblicazione della notizia su giornalelibero.com e per l'improvviso forfait di uno dei gruppi che avrebbero dovuto suonare".

LE IPOTESI
Insomma, la serata, che avrebbe costituito la risposta milanese agli ultimi episodi di aggressione ai danni degli omosessuali avvenuti a Roma, sarebbe stata cancellata. Niente più musica e riflessioni in compagnia di un'artista gay friendly e delle tre madrine dell'evento, le drag queen milanesi Fellatia Addams, Lalla Bittch e Lulù.

Due le ipotesi di quello che, comunque, rimarrà il giallo dell'estate all'ombra del castello visconteo: il titolare del bar non era d'accordo col suo staff eventi, che ha proceduto a pubblicizzare l'evento senza autorizzazione; oppure, l'attenzione (inaspettata) dei media ha costretto Pietro Torti a fare un passo indietro. Soprattutto dopo la telefonata ricevuta dalla segreteria del Comune. Per conto del sindaco.
 
Trezzano sul Naviglio: l'auto posteggiata sopra la rampa per disabili
TREZZANO SUL NAVIGLIO - La rampa per agevolare la discesa delle carrozzelle dal marciapiede termina in un posteggio per auto. Succede a Trezzano sul Naviglio, peraltro non lontano dagli uffici comunali, in via Tintoretto.

Non è uno scherzo. La rampa per disabili, appena costruita davanti al cancelletto d'ingresso allo sportello Suapec (Sportello Unico Attività Produttive e Commerciali), è praticamente inutilizzabile da chi ne avrebbe diritto. Lo dimostra la foto, scattata venerdì mattina: un'auto è posteggiata sopra la rampa.

L'errore tecnico è marchiano. Anche se il parcheggio fosse riservato ai disabili, come sembrerebbe indicare oggi la segnaletica stradale verticale, un disabile in carrozzella non potrebbe mai scendere dal marciapiede utilizzando la rampa.

Trezzano sul Naviglio: l'auto posteggiata sopra la rampa per disabili
 
VITTUONE - Questa è una storia vera, e occorre precisarlo subito. La cornice è quella dell'inaugurazione di un nuovo centro commerciale, a Vittuone, all'incrocio tra la ex Ss Padana Superiore e la strada per Cisliano (Sp 227). E' il 2 aprile, e c'è una gran ressa. Fioccano infatti le promozioni e gli sconti "impossibili" sui prodotti, e la gente arriva da tutta la zona come dimostrano il traffico in tilt e le code chilometriche.

Ecco la notizia: due persone litigano, si rubano la merce dal carrello. Dalle parole si passa agli insulti. E poi alle mani. In un batter d'occhio la ressa si trasforma in rissa.

Volano spinte e strattoni. Tutto, pare, per qualche pacco di pasta di marca venduto a 50 centesimi, che i due si contendevano. Per dividere i litiganti sono dovuti intervenire i carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso, presenti all'inaugurazione da mattina a sera soprattutto per evitare episodi simili. Qui, la crisi, non c'entra.
 

PIEVE EMANUELE - A Oxford, la città inglese famosa per la sua università dove il Consiglio comunale ha di recente bandito la parola "Natale" e istituito per il 25 dicembre il "Winter Light Festival" (la "Festività della Luce Invernale"), qualcuno rabbrividirebbe. Ma quel che è fatto, ormai, è fatto. E dell'opinione dei britannici, a Pieve Emanuele, vicino Rozzano, frega del resto meno di zero. Il Comune ha deciso che quest'anno a pagare le luminarie natalizie saranno i cittadini. Questione di risparmio su ciò che si può risparmiare, dato "il buco ereditato dalla precedente gestione". E i 30mila euro che gli amministratori pensano così di preservare, non sono certo noccioline.

Cittadini come azionisti del proprio Natale, insomma. Vuoi la città addobata come Copenaghen, Parigi oppure Praga? Paga, bello mio. In realtà, l'iniziativa dell'assessorato allo Sviluppo Economico ha anche uno sfondo sociale. Servirebbe appunto a stuzzicare il senso civico degli abitanti. Facendo sentire "propria" la città nel contribuire a renderla più accogliente per Babbo Natale e le sue renne. Il bando scade giusto in tempo: dieci giorni prima, il 15 dicembre. "Le luminarie - spiega l'assessora Marisa Bozzini - sono necessarie per ricreare l'atmosfera di gioia tipica del Natale, utile a rallegrare gli animi delle comunità locali. A Natale, si sa, siamo tutti più buoni ed è proprio durante questo periodo che siamo più portati a stringere rapporti, a parlare di collaborazione e sussidiarietà, a guardare il nostro vicino con l'occhio della festa e della gioia nel cuore. Le luminarie sono quindi importantissime per contribuire a creare l'atmosfera della festa". Basta un gesto, insomma. Ognuno a modo suo. "Potranno partecipare economicamente i cittadini di Pieve Emanuele - evidenzia ancora Marisa Bozzini - anche con una piccola offerta. Ma anche gli imprenditori e i professionisti potranno contribuire con una sponsorizzazione. Invito quindi le imprese, e soprattutto i liberi professionisti, a partecipare attivamente al bando, mostrando così la loro collaborazione con le istituzioni locali per conferire alla città un aspetto di gioia e di festa, e regalare a tutti i cittadini uno splendido Natale 2008".

La speranza degli amministratori è che "l'iniziativa trovi una buona risposta sul territorio". Qualche buon segnale già si avverte. Sono già arrivati in municipio i primi versamenti sul costo postale 47904206, intestato a Comune di Pieve Emanuele - Tesoreria; al conto bancario 000000007020 della Banca Popolare di Milano Tesoreria Comunale, Codice IBAN: IT42T0558433581000000007020, dov'è indicata come causale "Sponsorizzazione Luminarie Natalizie". I cittadini dal cuore grande (e dal portafoglio aperto) riceveranno durante le festività "i ringraziamenti ufficiali, attraverso la pubblicazione dell'elenco". Il Comune di Pieve, del resto, non è nuovo a questo tipo di iniziative. La giunta guidata dal sindaco Rocco Pinto ha già approvato la proposta di un contributo di circa 300 euro ai disoccupati che si rendono disponibili a tenere pulita la città.

 
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