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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Luigi Tarantola, sindaco di AlbairateALBAIRATE - Cari lettori, ci risiamo. Mi tocca un'altra volta fare qualcosa che non mi piace: parlare di me. Un altro sindaco ha deciso che "a Davide Bortone le notizie del Comune", ovvero i comunicati stampa sulle attività dell'Amministrazione, "non devono arrivare". Luigi Tarantola, sindaco strarieletto il 6 e 7 giugno ad Albairate, ha vietato al suo consulente stampa, Danilo Lenzo, di inviarmi le note via email. Lo stesso sta facendo Rozzano, ormai da oltre un anno, col sindaco Massimo D'Avolio, per via di un mio screzio - pare - con Mara Del Fante, che fa parte dello staff del primo cittadino rozzanese ma che non ricopre alcun incarico politico a Rozzano. Per chi non lo sapesse, il sottoscritto non lavora dalla zona solo per www.giornalelibero.com, ma anche per altri quotidiani. Ebbene, l'addetto stampa del Comune di Albairate ha chiamato il caporedattore di uno di questi quotidiani per informarlo della decisione del sindaco Luigi Tarantola. Il caporedattore ha deciso che "per un po', fino a che le acque non si saranno calmate", non potrò più seguire le conferenze stampa dell'Amministrazione comunale albairatese. Il tutto "per difendere il nome del giornale".

Da cosa? Non si sa. E neppure il sindaco Luigi Alberto Tarantola ha voluto spiegare perché ha deciso di "chiudere con me". Avendo appreso la notizia, ieri pomeriggio ho contattato al telefono il sindaco di Albairate, per avere spiegazioni. Udite, udite: non solo non le ho ricevute. Ma mi sono anche sentito dire da Alberto Tarantola le seguenti parole: "Non voglio più avere nulla a che fare con lei e neppure vedere la sua faccia". Parole pesanti, soprattutto se non giustificate a dovere. Al sindaco di Albairate - che sicuramente sta leggendo con interesse questo commento - faccio sapere sin da ora che sarò comunque presente a tutte le conferenze stampa che convocherà d'ora in avanti. E che sarò pronto a raccogliere altre lamentele dei cittadini, come ho sempre fatto: dalle puzze dell'impianto di compostaggio all'Eternit presente sui tetti.

Libertà di stampaPersonalmente ritengo che la decisione di "tagliarmi fuori" sia stata presa appunto dopo l'uscita di un articolo (sia su uno dei quotidiani 'cartacei' per cui lavoro sia su www.giornalelibero.com) che raccontava la presenza di un tetto di amianto in piazza Garibaldi, per il quale alcuni cittadini hanno espresso preoccupazione. Mi resta solo da condannare l'ennesimo attacco alla stampa libera che avviene nel sudovest milanese. In una recente intervista che ho rilasciato al periodico milanese Il Rile di Muggiano, che mi ha chiesto un parere sul rapporto sempre più controverso, anche a livello locale, tra cronisti e politici, ho sottolineato - e qui colgo l'occasione per rimarcarlo - come certi 'esponenti dei municipi' vedano i giornali come dei diari personali: quelli che scrivono le ragazzine. Ovvero ripongano una sorta di speranza di leggere sui giornali solo quello che li aggrada, mentre li sfogliano. Mi si permetta di aggiungere che se siamo arrivati a questo punto è anche colpa nostra. Di noi giornalisti.

Quella che i sindaci decidano chi deve scrivere che cosa sta diventando una moda tanto bizzarra quanto ignobile dalle nostre parti. Tutto ciò mi preoccupa molto, non lo nascondo. Ma mi dà allo stesso tempo nuovo slancio per proseguire la battaglia, al fianco di colleghi (e ce ne sono. Due nomi su tutti? Maria Ficara e Graziano Masperi) che dell'etica professionale fanno una bandiera. Da infilare nei buchi di uno stipendio che, anche per noi, è sempre più difficile da guadagnare. Con la consolazione di una dignità rimasta intatta, illibata. Nell'ottica di offrire ulteriore trasparenza ai lettori, nei giorni prossimi www.giornalelibero.com renderà noti i dati del suo primo anno di attività. E annuncerà un'iniziativa di autosostegno economico - come suggerito a suo tempo anche da alcuni lettori - per continuare a lavorare nel nome dell'informazione libera e della libertà di stampa. Senza padroni e senza accettare dictat da chicchessia.
 
 Davide Bortone ( 05/11/2009 - 22:28:38,  Il commento)
Ndrangheta ribelliamoci Assago Buccinasco Cesano Boscone Corsico Trezzano sul Naviglio
BUCCINASCO - "Vedere Maurizio Carbonera, ex sindaco di Buccinasco minacciato di morte dalla 'Ndrangheta, pregare Ruben Oliva di non 'ingrandire le cose'. Proprio dopo aver raccontato davanti a un'attenta platea alcuni dei soprusi che ha subito per mano dei santisti buccinaschesi: due auto date alle fiamme e un colpo di mitragliatrice fattogli recapitare in busta chiusa di Venerdì Santo. Nel clima surreale di una Gaggiano che sembrava aprire per la prima volta gli occhi sulla realtà, venerdì sera all'Auditorium di via Dante in occasione della presentazione del documentario 'La Santa: viaggio nella 'Ndrangheta sconosciuta', realizzato dai giornalisti Ruben Oliva ed Enrico Fierro, la sorpresa più grande è stata proprio quella dell'atteggiamento del predecessore di Loris Cereda". Era l'inizio di dicembre del 2007 quando queste parole comparivano in un articolo a mia firma, pubblicato sul quotidiano CronacaQui Milano. Ricordo che anche Ruben Oliva - un amico che chiamo ora a smentirmi se scrivo il falso - rimase colpito dall'atteggiamento dell'ex sindaco Ds.

Sono andato a ripescarmi quell'articolo dopo aver ricevuto diverse email da parte di lettori di www.giornalelibero.com, allarmati e forse un po' delusi dal contenuto del post intitolato "Buccinasco, l'impianto accusatorio è debole: la 'ndrangheta in una bolla di sapone". Grande scalpore pare aver provocato proprio quest'ultima espressione, "bolla di sapone", riferita al processo in corso a Milano a carico della cosca Barbaro-Papalia, che tutti sanno essere attiva (almeno) ad Assago, Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio, e dintorni. Ho subito accuse pesanti per quell'espressione. Insulti. Il tutto - ed ecco cosa non è stato compreso da chi ha avanzato aspre critiche nei confronti dell'articolo - per aver espresso il mio personale rammarico. La mia intima delusione, seppur celata dal tentativo di offrire ai lettori la solita cronaca oggettiva dei fatti. E anche un filo di rassegnazione: lo ammetto. Nei confronti di chi? Di Maurizio Carbonera. Lo avevo pizzicato all'epoca di CronacaQui, con le parole riportate sopra, nel tentativo di spronarlo. Di fargli coraggio, in un momento difficile come quello (del 2007).

Ma l'ex sindaco ci è cascato di nuovo. A metà gennaio 2009. Invitato a Cassinetta di Lugagnano per l'avvio della campagna nazionale "Stop al consumo del territorio", Carbonera ha voluto ancora una volta 'sdrammatizzare' la 'ndrangheta. Usando giri di parole, senza mai citarla nel suo intervento, come dimostra un video di YouTube girato in sala. "Le (mancate) parole giuste, al posto giusto", titolai su www.gionalelibero.com un mio commento. Anche in quel caso subii forti critiche e ricevetti una email che spedii subito alle forze dell'ordine. Nei giorni scorsi eccomi di nuovo a commentare le dichiarazioni dell'ex sindaco Carbonera, sentito in aula nell'ambito del processo Cerberus. ''Personalmente non ho mai ricevuto atteggiamenti aggressivi dai Barbaro e non è stata mai fatta da loro un'azione aggressiva nei miei riguardi'', ha fatto mettere a verbale l'attuale esponente dell'opposizione buccinaschese. Dichiarazioni che hanno fatto sobbalzare me come alcuni colleghi. Dichiarazioni confermate (e spiegate) da Carbonera nell'intervista che compare nell'articolo 'incriminato' in cui uso l'espressione "bolla di sapone".

La ndrangheta a MilanoDopo questa lunga premessa, resa necessaria dal rispetto che nutro per chi vuole realmente comprendere cosa sta dietro alle tanto discusse "bolle di sapone", arrivo al dunque. E lo faccio - permettetemelo - generalizzando: allargando il tiro. Il sudovest milanese - ce ne siamo accorti bene tutti noi che abbiamo una coscienza civica - è una zona oggi contaminata dalla massiccia presenza della terza generazione della 'ndrangheta. Una presenza "opprimente", come sostengono i magistrati, con cui "non si può non avere a che fare se si opera in determinati settori".

Il rischio, dunque, è che al posto di sconfiggerla si cominci a tentare di ammaestrarla. Perché è questo che hanno provato a fare Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, i due imprenditori di Cesano Boscone che per continuare a lavorare nel settore edile con la loro impresa (il gruppo Kreiamo) hanno finito per diventare un tutt'uno con le cosche. Acquisendo società immobliari controllate dai Barbaro-Papalia e piegandosi alla forza delle intimidazioni. L'operazione Parco Sud ci insegna quello non dobbiamo fare: piegarci al dominio di feroci e avidi coloni, che arrivano al nord per pulirsi le mani sporche di sangue sui nostri colletti bianchi.

Parco Sud, Cerberus e tutte le altre inchieste di mafia sono le preghiere da recitare ai nostri figli prima che si addormentino, ogni sera. Per fare in modo che non si risveglino la mattina dopo in un mondo che non è più loro. In un Paese che non è più il loro. E il compito nobilissimo di formare i ragazzi di oggi (ovvero i genitori di domani) affinché crescano con la consapevolezza che i torti si denunciano alle istituzioni, e che alle minacce non si risponde chinando la testa ma guardando dritto negli occhi chi le pronuncia, spetta prima di tutti alla POLITICA. Una politica che troppo spesso sembra gongolarsi e specchiarsi dietro slogan. Che a destra come a sinistra si tramutano in un bel niente di concreto.
 
Buccinasco: Salvatore e Domenico Barbaro, Maurizio Carbonera e Loris Cereda
BUCCINASCO - Nuovi scontri, nuovi nomi, nuove accuse. Tante chiacchiere. Ma quello che sta emergendo di veramente concreto dal processo alle cosche della 'ndrangheta attive sul territorio di Buccinasco e nella zona del sudovest milanese, è che tutto quanto rischia di trasformarsi presto in una gigantesca bolla di sapone. Pronta a scoppiare negli occhi di chi ha testimoniato. O, peggio, di chi in futuro dovrà decidere se testimoniare, o stare zitto. Muto. Come vorrebbe chi intimidisce, minaccia e condiziona.

Già, perché in settimana Maurizio Carbonera è stato sentito in Tribunale nell'ambito dell'operazione Cerberus. E le sue dichiarazioni non hanno fatto certo eco al clamore che le ha precedute. "Personalmente - recita un'agenzia di stampa presente in aula virgolettando Carbonera - non ho mai ricevuto atteggiamenti aggressivi dai Barbaro e non è stata mai fatta da loro un'azione aggressiva nei miei riguardi". Parole che Il municipio della cittadina di Buccinasco (Milano)oggi l'ex sindaco Ds spiega così: "Li ho incontrati più volte, sempre in presenza di altri, per avere dei testimoni. Ma nei miei riguardi non hanno mai avuto atteggiamenti violenti o aggressivi. In particolare - continua Carbonera - abbiamo parlato dello stagnamento dell'intervento che avevano effettuato in via Resistenza, prima che noi arrivassimo ad amministrare il Comune. Chiedevano 40 mila euro circa. Siccome era un incarico fuori bilancio, nel senso che non c'era nessun documento che invitava questa società a fare quel lavoro, non abbiamo pagato e abbiamo sporto denuncia per la presenza di alcuni metri di materiale inquinante sotto i 40, 50 centimetri di terra che questi signori avevano messo, e per i quali chiedevano appunto di essere pagati. Materiale che arrivava probabilmente dalla demolizione del forno della Loro E Parisini Spa di Assago. Le caratteristiche del materiale esaminato possono far ricondurre ai Barbaro, che avevano eseguito la demolizione. Adesso, sopra quel forno, c'è il concessionario Volkswagen Giacomel". Supposizioni, dunque.

LA 'NDRANGHETA, IL PGT E CERTI POLITICI
Anche perché, in aula, Carbonera ha confermato che le matrici dei tre attentati subiti (un proiettile fatto recapitare in Comune e due auto bruciate) potrebbero essere molteplici. "Al magistrato che mi interrogò nel novembre del 2005 e, successivamente, in aula, ho individuato tre ambiti. Il primo - dichiara l'ex sindaco - è il Piano di governo del territorio: dal momento che non volevano consumare suolo, si era creato un certo interesse da parte dei costruttori. Seconda ipotesi i lavori pubblici, a cui si collegavano alcune attività che avevano fatto i Barbaro. Terza ipotesi il Consiglio comunale: con l'opposizione di allora, in particolare con certe persone, c'era una certa tensione e difficoltà di relazione". Carbonera conferma i nomi solo dopo essere stato pungolato: "Sto parlando di Luigi Iocca e dell'ex vicesindaco Antonio Luciani". E Loris Cereda gongola.

"Le dichiarazioni di Carbonera riportate dall'agenzia di stampa - sottolinea l'attuale sindaco Pdl di Buccinasco - mi fanno piacere. Oggi scopriamo che questi clan, che per anni Carbonera ha detto, o fatto dire e credere, abbiano condizionato l'Amministrazione pubblica, in realtà non l'hanno mai minacciato. Allora ci spieghi: in che modo lo condizionavano? Come sindaco posso dire che né mi hanno mai minacciato, né mi hanno mai condizionato. Faccio un esempio: ci può essere anche la 'pressione' della moglie che fa la faccia un po' storta quando tu le dici che devi uscire la sera per una riunione, l'ennesima. Questo ti condiziona? Boh. Ma allora, se il livello è questo, ti condizionano tutti, soprattutto i fornitori. Quando esco dal palazzo comunale ricevo 'condizionamenti' continui da gente che ha delle idee, che propone, che si fa avanti. Questo ci sta. Un altro esempio: questa lobby degli utenti Stradabus, non sta cercando di condizionarmi? Mi mandano 20 mail al giorno, addirittura offensive. Strumentalizzano altri provvedimenti da me assunti sul tema dei trasporti. 'Non votiamo più per te', 'rappresentiamo 240 voti', mi scrivono. 'Ogni volta che saliremo sulla 321 parleremo male della sua Amministrazione'. Il punto è che devi, con molta serenità, essere oggettivo nelle scelte".

SPUNTA GREGORIA STANO
A far discutere a Buccinasco dopo l'udienza infrasettimanale sono anche le dichiarazioni di Gregoria Stano, attuale responsabile dell'ufficio Tecnico del Comune di Buccinasco. L'architetto ha definito gli attentati subiti da Carbonera "episodi creati ad hoc e strumentalizzati" e ha riferito inoltre che l'ex sindaco "segnalava le cooperative a lui vicine per farle lavorare". Carbonera non nasconde che "al termine del processo" valuterà Il movimento terra costituisce il business delle cosche della ndrangheta"se querelare" Gregoria stano, E precisa: "La cooperativa a cui fa riferimento la dottoressa Stano (Il Glicine, ndr) è una cooperativa sociale di cui sono stato presidente e che è presente sul territorio per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro di handicappati, tossicodipendenti eccetera. E' stata costituita attorno alla parrocchia Maria Madre della Chiesa di Buccinasco, da 50 parrocchiani. La legge 381 del 1991 prevede che a queste cooperative possano essere assegnati direttamente dei lavori. Lo stesso Consiglio comunale, tra aprile e maggio del 2004, ha condiviso all'unanimità un ordine del giorno in cui si chiudeva di dare lavoro alle cooperative sociali del territorio. Una è appunto "Il glicine", l'altra è "L'ulivo", che hanno lavorato per cifre irrisorie realizzando per esempio l'illuminazione e i pannelli solari al campo sinti buccinaschese. E, se non è stata minacciata - continua Carbonera - è stata proprio la dottoressa Stano a 'far lavorare' queste cooperative, non io. Il sindaco non può 'far lavorare le cooperative amiche', perché i suoi compiti sono altri. Gli atti e i bandi li firmano i funzionari degli uffici competenti. Tuttavia c'era effettivamente una certa preoccupazione attorno a certe azienda e l'ufficio Tecnico era stato invitato a prestare particolare attenzione".

"Questo è un modo di prendere in giro la gente", replica Cereda. "Carbonera sa benissimo che un sindaco può dare un indirizzo politico. Mi spiego con un altro esempio: se un sindaco decide che una macchina deve essere costruita a Maranello - evidenzia Cereda - e che deve essere rossa, poi i tecnici chiedono offerte e prendono una Ferrari. Ufficialmente la legge Bassanini divide i poteri politici da quelli dei funzionari d'ufficio. Vogliamo aiutare le persone a capirci meglio o fare quelli che stanno dietro alle formule? L'indirizzo politico può influenzare molto le scelte dei funzionari". Quanto alle dichiarazioni di Gregoria Stano: "L'architetto - fa notare Cereda - ha detto queste cose sotto giuramento. Se ha detto delle bugie sarà incriminata per falsa testimonianza. Per due anni e mezzo, quando era facile seminare veleno, non ha detto niente a nessuno. Parla adesso, davanti a un giudice, dove rischia un’incriminazione. Quello che ha detto è sotto la sua responsabilità".

L'IMPRENDITORE E LA TELEFONATA AL GICO
Simone Bicocchi non è stato minacciatoIn settimana ha testimoniato per l'accusa anche Simone Bicocchi, titolare dell'azienda Green System, con sede a Cusago, in viale Europa (al confine con Trezzano sul Naviglio). L'imprenditore, come dimostra una telefonata del 4 novembre 2008 al Gico della Guardia di Finanza, ha ricevuto pressioni da Antonio Perre - 25enne di Locri (Reggio Calabria), figlio di Francesco Perre e Sarafina Papalia, ma soprattutto cugino di Salvatore Barbaro, in carcere nell'ambito dell'operazione Cerberus - per ritrattare le accuse durante il processo perché "Salvatore deve tornare a casa, ha famiglia". "Bicocchi risiede a Buccinasco - evidenzia Carbonera - è un ragazzo che ha iniziato sin da giovane a interessarsi di quello che poi ha trasformato nella propria attività, allargando il giro. Presumo che la Green System sia ormai un'azienda di una certa dimensione, anche grazie a una serie di rapporti, di conoscenze, di amicizie. Ma non ritengo affatto che dietro Bicocchi ci siano le famiglie. E' probabile che abbia potuto incontrarle sul territorio, proprio perché operano più o meno nel suo stesso settore. Si è quindi trovato a dover gestire questi rapporti".

Piuttosto il nome di Bicocchi circola con una certa insistenza (a Buccinasco ma anche e soprattutto negli ambienti della politica di Corsico) in relazione a un'altra vicenda: quella del ritiro delle deleghe dell'ex vicesindaco di Buccinasco Antonio Luciani da parte di Loris Cereda. Era il mese di agosto dello scorso anno. "Mi è stato riportato - conferma Carbonera - ma non sono in grado di dire se è vero o non è vero. Come tanti ho avuto questa informazione. Ho incontrato Luciani per strada, abbiamo scambiato quattro chiacchiere e ho avuto modo di meravigliarmi per averlo trovato ancora 'attivo' sul territorio". Ma questo è un altro capitolo. La deposizione di Bicocchi in Tribunale, di fatto, è stata ancora più 'soft' di quella di Carbonera. Perché l'imprenditore ha escluso che quella ricevuta fosse una telefonata minacciosa o, peggio, intimidatoria. Un altro aspetto che fa gridare Loris Cereda alla vittoria.

IMPIANTO ACCUSATORIO DEBOLE
"Ho letto tutto il materiale su questo processo - sottolinea il sindaco di Buccinasco -. In base a quello che la gente ha detto in aula, o i magistrati ritengono che i testi Carbonera, Stano e Bicocchi siano stati minacciati e intimoriti, e quindi abbiano cambiato versione, ergo baseranno il loro giudizio sulle sole indagini, e in questo caso è possibile che ci siano delle condanne, o altrimenti il castello accusatorio ha delle lacune. Tutta questa vicenda dà ragione a me: di queste cose non bisogna parlare, o andarci sui giornali. Bisogna lasciare che gli inquirenti facciano il loro lavoro. E' la stessa cosa che succede con l'eccesso di intercettazioni, che provoca uno svilimento dell'attività di indagine reale, a danno degli elementi oggettivi. Su queste cose qui, cerchiamo di essere seri e di non dividerci. Per quanto mi riguarda, voglio che si sappia che mi disinteresso del problema, nell'ambito della comunicazione mediatica. Poi faccio quello che devo fare, senza dire quante volte incontro la magistratura".
 
Andrea Pasini, consigliere di Alleanza nazionale di TrezzanoTREZZANO SUL NAVIGLIO - Lo avevo scritto. E pure in tempi non sospetti: Trezzano è quel Comune "dove tutto può accadere". Anche le cose incredibili. Non sono ancora passati due mesi dall'ultima volta, ed ecco che qualcuno ricasca nell'assurdo. Proprio così: da qualche giorno, nell'elenco, c'è una nuova 'voce'.

Questa volta l'eroe, il protagonista dell'ultima 'storia trezzanese', è un giovane consigliere comunale di Alleanza nazionale (il Pdl, a Trezzano, non esiste ancora, ufficialmente). Si chiama Andrea Pasini. Tra le righe di una free-press locale che ormai da un pezzo sembra avergli concesso uno spazio fisso da 'opinionista', tra le pagine di cronaca di Trezzano sul Naviglio, l'esponente dell'opposizione ha sparato grosso contro la giunta Scundi. Per farla breve: secondo Pasini, le scuole trezzanesi (e in particolare l'elementare Lelio Basso di via Giacosa) sarebbero una polveriera d'amianto. Una fabbrica di tumori. Basta che le insegnanti buchino la parete, e puff: l'amianto (misto al cartongesso) si sprigiona nell'aria. Le parole di Pasini scatenano un putiferio. Alcuni genitori, in occasione del nuovo anno scolastico, preferiscono non iscrivere i figli in via Giacosa. Soprattutto perché Pasini cita ben due casi di bimbi deceduti in quel plesso "per tumore al cervello".

UNA BOLLA.. DI AMIANTO
Il bello (perché di "bello" si deve parlare, per non cadere nel volgare) arriva adesso: i due casi di tumore al cervello, spiegano i medici di lì a poco, non hanno nulla a che fare con l'amianto. Le due bimbe sono morte della stessa causa, per una tragica fatalità del destino. Ma c'è di più. Ieri, nel tardo pomeriggio, il sindaco Liana Scundi (Pd) ha convocato un'assemblea coi genitori dei piccoli alunni. Tra i relatori, al centro Ugo Tognazzi di via Castoldi, anche il dirigente scolastico di Giacosa, Vittorio Ciocca, e, dulcis in fundo, Francesco Fascì: coordinatore del Popolo della libertà di Cesano Boscone (lo stesso partito, anzi non ancora, di Pasini) che siede al fianco del sindaco trezzanese Pd e del preside Ciocca (un passato recentissimo da capogruppo di Rifondazione comunista a Gaggiano) per smentire, senza mezzi termini, le tesi catastrofiche del giovane consigliere trezzanese. Non politicamente. Bensì tecnicamente.

Perché Francesco Fascì è il perito appositamente incaricato dal Comune di Trezzano per misurare i livelli di amianto alla scuola Giacosa. A incastrare Pasini (e la sua bufala) è proprio lui, che dichiara davanti a tutti i genitori: "Il campionatore, un aspiratore di 'aria ambiente' posto a un'altezza di 1,60 metri nelle zone dove più probabilmente le fibre di amianto si depositano, decantando, non ha riscontrato fibre di amianto nei limiti di tollerabilità dello strumento (valore determinato: minore di 0,1). In pratica - conclude Fascì - non è stata trovata nell’ambiente nemmeno una fibra. Si è poi proceduto a segnalare i risultati all'Asl". Fascì continuerà comunque ad affiancare l'Amministrazione nell'attività di monitoraggio. La speranza di tutti, adesso, è che Pasini non continui invece sulla strada intrapresa: quella dell'allarmismo ingiustificato e della strumentalizzazione. Trezzano, oggi come ieri, ha bisogno di tutt'altro. Specie se chi mette in giro certe voci siede tra i banchi del Consiglio comunale: una sede di democrazia a cui pochi rendono il dovuto rispetto.
 
Una sfilata di modelle questa sera a Corsico
CORSICO - La strage di Kabul (sei militari italiani saltati in aria ieri a mezzogiorno, ore 9.30 in Italia, nella città afgana) ferma a Corsico la parte 'festosa' della Notte Bianca per la Pace 2009, ma non le modelle che questa sera sfileranno in via Cavour. L'iniziativa è denominata "Moda...sotto le stelle".

E' organizzata dall'Associazione commercianti di Corsico e ha ottenuto il patrocinio dell'Amministrazione comunale di centrosinistra. Nessuna notizia sulla sua cancellazione. Neppure nelle ultime ore: è tutto confermato. Pioggia permettendo, il pubblico assisterà niente di meno che "all'anteprima delle collezioni autunno-inverno 2009/2010", presentate da Simona Arrigoni. Un evento davvero imperdibile, specie in questo periodo di crisi e di incertezza. Mica come la Notte Bianca: quella era 'solo' per la Pace.

La locandina di Moda sotto le stelle 2009 a Corsico
 
Il ministro Angelino Alfano e il Ddl
MILANO - Hanno fatto quello che dovevano fare. Hanno "rinviato a settembre" Angelino Alfano e il suo Ddl. Grazie al cielo - per ora - in "classe" ci ha messo una pezza il "maestro" Giorgio Napolitano. Giusto in tempo di esami di maturità, nel pieno rispetto del suo ruolo di presidente della Repubblica, l'inquilino del Quirinale ha indossato sopra giacca e cravatta i panni del censore del censuratore: altolà Alfano, discolo indisciplinato. Giù le mani dalla stampa e dalla sua libertà. Dai giornalisti e dall'informazione. Vattene al mare. Pensaci su. E ritorna a settembre. Preparato.

Serve la "fiducia" di tutti, su cose come questa. E su tutti, ancora prima di quello dei giornalisti e degli editori, serve il via libera di Piero Grasso e della Procura Antimafia. Se mettere a tacere un giornalista valesse l'incriminazione per sequestro di persona, "imbavagliare" le intercettazioni dovrebbe essere considerato - d’ufficio, senza processo - omicidio colposo. Aggravato dalla stupidità. Ma a quel punto, orizzonti dei votanti e di chi li governa sarebbero i medesimi nel Bel Paese (che tornerebbe tale). Una chimera.

Viste le premesse, GiornaleLibero.com, come le altre testate giornalistiche nazionali, ha deciso di non scioperare oggi, rinviando ma non cancellando ancora dall'agenda l'appuntamento con la "giornata del silenzio" decisa inizialmente dallo stesso Ordine dei giornalisti per il 14 luglio. La speranza è quella che ha espresso bene il senatore Renato Schifani: "La nuova legge non dovrà sacrificare e ledere un diritto a un'informazione corretta, completa, senza timori reverenziali e subalternità".
 
Terremoto in Abruzzo: il Pdl di Trezzano si astiene sugli aiuti
TREZZANO SUL NAVIGLIO - Stavolta ero indeciso. Fare un commento o limitarmi alla semplice cronaca del fatto? Ho scelto la prima opzione e spiegherò più avanti il perché. La notizia è di quelle da non credere, ma solo se non si considera che è "ambientata" a Trezzano sul Naviglio. Dove tutto, ma davvero tutto, può succedere.

Ieri sera, in Consiglio comunale, l'opposizione di centrodestra si è astenuta sul secondo punto all'ordine del giorno: ovvero la "Ratifica della variazione di bilancio, delibera di giunta 134 del 13 maggio 2009". Un documento che, basandosi su una precedente delibera di giunta (la numero 126 del 6 maggio 2009) impegnava il Comune di Trezzano "a costituire un nuovo conto corrente postale, sul quale far affluire i fondi relativi alle offerte che i cittadini vorranno versare per la ricostruzione di un edificio scolastico in Abruzzo, in accordo con altri Comuni limitrofi".

Si tratta della scuola di Fontecchio, piccolo borgo di 800 abitanti in provincia dell'Aquila, che pur avendo subito danni al 65 per cento degli edifici, in seguito al sisma del 6 aprile, non è tra i Comuni compresi nel pacchetto di aiuti del governo Berlusconi. Al momento del voto, dopo la presentazione del punto da parte del vicesindaco Oliviero Camisani (per l'occasione facente funzioni del sindaco Liana Scundi, assente perché in ferie con la famiglia) ha preso la parola il consigliere indipendente Maurizio Romanò (ex margheritino ed ormai - sempre più polemicamente - ex membro della maggioranza di centrosinistra). "Vorrei sapere di più su questa faccenda: quanto spende il Comune? Chi la costruisce la scuola? A chi vanno i soldi?".

GIOCHINI E GIOCHETTI
Le precisazioni di Camisani, che ha ribadito come la scuola di Fontecchio sarebbe stata costruita coi fondi raccolti a Trezzano e negli altri Comuni compresi nell'Intercom II della Protezione civile, non sono bastate. L'opposizione ha colto quindi al balzo la possibilità di attaccare il centrosinistra con Giorgio Tomasino, capogruppo di Forza Italia. "Non è intervenuto nessun consigliere di maggioranza sulla questione - ha dichiarato in sostanza - e noi non ci prestiamo ad alzare la mano sulla fiducia di una maggioranza che non esiste". "Non siamo intervenuti - gli ha risposto la consigliera dei Verdi Mercedes Mas - perché quella dell'apertura del conto corrente pro Abruzzo è una proposta nostra, di tutta la maggioranza, compresi i consiglieri". Nemmeno l'ulteriore precisazione è bastata.

VERGOGNA NAZIONALE
Fontecchio, in Abruzzo, dopo il sisma del 6 aprile"Si tratta di una proposta fatta dal sindaco. Visto che il sindaco non c'è e che i consiglieri della sua maggioranza tacciono su questo punto - ha aggiunto Giuseppe Russomanno, capogruppo di Alleanza nazionale, in un clima sempre più surreale - noi ci asteniamo senza problemi. Non perché contrari alla variazione di bilancio che consente al Comune di aprire il conto corrente in favore dei terremotati, ma perché contrari al metodo della maggioranza, poco credibile e poco trasparente".

Insomma, una scusa bella e buona (del centrodestra, per non votare col centrosinistra) regala a Trezzano sul Naviglio una vergogna nazionale. Stiano però tranquille le centinaia di persone (uomini, donne e bambini su cui gioca senza rispetto la politica trezzanese) rimaste senza un tetto a Fontecchio. L'apertura del conto corrente avverrà comunque, grazie al voto favorevole degli undici consiglieri di maggioranza (Romanò con loro, dopo le pretestuose richieste di "spiegazioni") che hanno avuto la meglio sui 6 membri dell'opposizione, tutti astenuti.

SECONDA STELLA A DESTRA
Opposizione che - ed ecco la notizia nella notizia - è ancora divisa in "Forza Italia" e "Alleanza Nazionale", a Trezzano. Avete capito bene. Ha formalizzato la questione, sempre nel corso del Consiglio comunale di ieri, il consigliere Tomasino, leggendo un documento che reca la sua firma e quella di Giuseppe Russomanno: "I due gruppi rimangono distinti, con due capigruppo, in ottemperanza al mandato datoci Il sisma d'Abruzzo: una strada divisa in duenel 2004 dagli elettori". Succede a Trezzano, dove tutto può accadere: come che "Forza Italia" e "Alleanza nazionale" non rappresentino più, oggettivamente, le denominazioni di due partiti. Bensì un revisionistico e anacronistico soprannome.

Ri-nominare così "Forza Italia" e "Alleanza nazionale" i due gruppi di opposizione di Trezzano, vale oggi - almeno da un punto di vista formale - quanto chiamarli "Cavoli" e "Carote". Un vezzo che nasconde cose scomode. La realtà infatti, nonostante il "capogruppo" di Forza Italia Giorgio Tomasino inviti minacciosamente, alzando la voce in Consiglio, a "non insinuare nemmeno che a Trezzano il Popolo della libertà non esiste", è che i due (ex) partiti hanno delle grosse divisioni, sia al loro stesso interno, sia nel ritrovarsi in una coalizione capace di esprimere un singolo capogruppo. Figurarsi - ed è già il caso - quando tocca decidere un candidato sindaco "comune" per le elezioni amministrative del 2010, sempre più dietro l'angolo. Altrimenti perché perseguire gli stessi obiettivi mantenendo “denominazioni” separate? Considerazioni mie, da modesto cronista che registra fatti sul proprio taccuino.

BOCCHE SINISTRE MUTE
Ecco spiegato perché serviva un “commento” e non una semplice cronaca dei fatti: mentre tutto questo si svolgeva in Consiglio, il centrosinistra al governo da quattro anni a Trezzano sul Naviglio taceva. Condividendo così parte della vergogna che cala sull'intera città per l'unanimità mancata sul conto corrente pro Abruzzo; e perdendo poi sulla questione della fallita istituzionalizzazione del Popolo della libertà a Trezzano un'occasione per restituire pan per focaccia sulla questione delle divisioni interne. Ai cittadini, qui, non resta che piangere. E sperare.
 
Il centro di compostaggio di Albairate, in via MarcatuttoALBAIRATE - "Si inizierà col riempimento del biofiltro con substrato ligno-cellulosico. Questa operazione durerà circa 3-4 settimane e in questo periodo, pur con tutte le precauzioni del caso, non si possono escludere a priori possibili temporanei episodi odorigeni dovuti essenzialmente alla movimentazione della biomassa di riempimento del biofiltro (circa 1.500 metri cubi) e al breve periodo di avvio del nuovo biofiltro. Successivamente, previa validazione delle nuove sezioni dell'impianto da parte degli enti di controllo, seguirà la messa in esercizio del nuovo biofiltro".

Il linguaggio "scientifico" è contorto - immaginarsi un anziano che legge - ma qualcosa di chiaro, almeno una, si evince effettivamente dal manifesto affisso per le vie di Albairate dall'Amministrazione comunale: tornaranno quasi certamente i cattivi odori che hanno caratterizzato l'aria la scorsa estate, provenienti dal tanto contestato impianto di compostaggio di via Marcatutto. Quanto alle ragioni dei nuovi disagi (in merito ai quali l'Amministrazione "avvisa" la cittadinanza, ma non si scusa) sembra che debbano capirle solo i tecnici, o le persone in grado di documentarsi da sole, contattando (a proprie spese) l'ufficio Tecnico comunale al numero 02-949.803.09.

Cos'è un "substrato ligno-cellulosico"? Cosa significa "movimentazione della biomassa di riempimento del biofiltro"? Cos'è la "validazione delle nuove sezioni dell'impianto"? Chi sono "gli organi di controllo"? Domande che restano senza risposta sui manifesti della straconfermata Amministrazione comunale albairatese.

L'avviso alla cittadinanza del Comune di Albairate
 
 Davide Bortone ( 19/06/2009 - 10:40:45,  Il commento)

La notte scorsa, tra mercoledì 17 e giovedì 18, ignoti hanno distrutto il lunotto posteriore della mia auto, parcheggiata per strada, sotto casa, vicino ad altre vetture che non sono state "toccate". Pensavo si trattasse di sprangate. Invece, come hanno riferito i tecnici vetrai che hanno dovuto sostituire completamente il vetro, "l'arma" utilizzata è un sasso di grosse dimensioni.

Inutile specificare che ho sporto denuncia. Inutile dire che questo gesto vile - e per questo compiuto nel buio, dove agiscono sempre bene i vigliacchi - non ha avuto e non avrà alcun effetto né sulla mia persona, né sulla mia sfera professionale. Utile è invece precisare che, questa volta, c'è un testimone che potrà inchiodare il responsabile. Dettaglio di "poco conto", quest'ultimo, a parer mio. Perché su Giornale Libero.com si continuerà comunque a fare cronaca libera. Si continuerà comunque a fare denuncia sull'immondizia che contamina il tessuto sociale, culturale ed economico del sudovest milanese.

Forse non è un caso che l'attentato ai danni di un bene di proprietà di un giornalista libero (da tutto e da tutti) sia avvenuto a poche ore dall'ennesima udienza del processo a carico della cosca della 'ndrangheta Barbaro-Papalia, celebrata ieri mattina a Milano. Forse non sono un caso neppure le email di minaccia che da novembre arrivano alla redazione del quotidiano web che dirigo. Agli autori di queste nefandezze dico che è tutto inutile: non mi fermo davanti a nulla.

Davide Bortone

 
Il Parco Agricolo Sud Milano
CISLIANO - Da qualche giorno, da quando l'Abruzzo è sotto l'assedio del terremoto, avanza nel sudovest milanese un quesito a cui molti (e in maniera trasversale rispetto agli schieramenti politici) sembrano aver già dato una risposta. Sarà il sisma del centro Italia a fermare lo "scempio" della strada per Malpensa, che Anas e Cipe vorrebbero realizzare nel Parco Agricolo Sud Milano? Tanti dicono di sì.

A rischio, qualcuno (come Domenico Finguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano) mette pure l'Expo 2015. Assieme alle immagini inquietanti, terribili, surreali, di un Abruzzo che si è già rimboccato le maniche nonostante la terra non abbia ancora smesso di tremare sotto i piedi, viene avanti con prepotenza quel dubbio, altrettanto catastrofico. Che, se confermato, darebbe la tara al rapporto (ormai evidentemente squilibrato) tra i desideri della gente e la capacità di ascolto della classe politica: serve una sciagura per evitarne un'altra, in Italia? Tradotto: c'è bisogno di una catastrofe come il terremoto per far tornare sui propri passi chi pensa di devastare l'unico, vero polmone verde rimasto attorno a Milano (il Parco Sud, appunto) in "virtù" di una Legge Obiettivo ormai anacronistica (la strada è legata a un aeroporto ormai svuotato della propria importanza strategica)?

Fa venire la pelle d'oca pensare che sia proprio così. La strada, se è vero che non si farà, sarà per via della mancanza dei fondi statali necessari al suo completamento, da destinare altrove (alla ricostruzione dell'Abruzzo). Le lotte (forse a scoppio ritardato) dei sindaci di Cisliano, Cusago, Albairate e Robecco sul Naviglio, e quelle della gente scesa in piazza in tutti questi anni a dire no alla Tangenziale nel Parco? Conteranno ancora meno, se davvero andrà a finire così. E quel che fa più rabbia, allora, è che non potremo neppure urlare alla vittoria.
 
La Via Crucis celebrata a Gaggiano dal cardinale Dionigi TettamanziGAGGIANO - Immaginatevi la scena. Il cardinale Dionigi Tettamanzi a Gaggiano, quattromilacinquecento persone (l'ho scritto in lettere così rende ancor meglio l'idea) che riempiono le vie del pesone per seguire la Via Crucis. Accorrono giornalisti e fotografi da tutta la zona per seguire l'evento. E lui che fa? Vuole impedire alle macchine fotografiche dei quotidiani e dei periodici locali di scattare. "C'è il fotografo ufficiale della parrocchia", spiega. "Lui" non è il cardinale, ci mancherebbe. E' un uomo alto, robusto, ben piazzato.

Sembra quasi un buttafuori quando si avvicina a fotografi e telecamere, cercando di coprire la visuale. "C'è il fotografo ufficiale - ripete infervorandosi e addirittura spingendo - voi non potete scattare". Le foto e i video, noi, li abbiamo fatti lo stesso. Abbiamo dovuto lottare, ma ce l'abbiamo fatta.

LA PARROCCHIA... DEL COGNATO
Personalmente sono stato segnalato dal dovizioso "parrocchiano" niente di meno che al capitano dei carabinieri di Abbiategrasso. "Non regoliamo ancora le questioni economiche", ha risposto scherzando il militare all'uomo venuto dalla parrocchia, che ha chiesto esplicitamente l'intervento della forza pubblica con queste parole: "Io non riesco a farlo ragionare, ci pensi lei".

Non finisce ovviamente qui. Noi operatori della stampa presenti alla Via Crucis abbiamo voluto andare a fondo alla questione. E sapete cosa abbiamo scoperto? Che il puntuale parrocchiano impegnato tutta sera a contrastare i flash dei giornalisti, è il cognato del "fotografo ufficiale" della parrocchia, a cui tutta la stampa - nell'ottica del bodyguard, anzi "moneyguard" - avrebbe dovuto rivolgersi per avere gli scatti della serata. Incredibile, no? Eppure è quello che è successo davvero. Amen.
 
Il palco del teatro Fagnana allestito per il Consiglio comunale
BUCCINASCO - E' la rivincita del popolo calabrese onesto. Dell'Aspromonte tutto. Dell'uomo venuto da Platì a cercare la fortuna al nord trovandola a Buccinasco, senza delinquere. L'ordine del giorno sulla legalità approvato all'unanimità questa sera durante la seduta di Consiglio comunale aperto a Buccinasco, a cui hanno partecipato per circa un'ora anche il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, e il presidente aggiunto della sezione gip, Claudio Castelli, è più un inno all'antirazzismo regionale che uno strumento utile a perseguire scopi antimafiosi.

"Questa sera siamo tutti calabresi", ha proclamato rivolto al pubblico il consigliere di Forza Italia Luigi Iocca. Prima di lui, il consigliere Claudio Cardilli di Insieme per Buccinasco: "Basta con le etichette, ci sono figli e nipoti che hanno studiato, si sono laureati e hanno cercato lavoro. Bisogna guardare le qualità delle persone, non la provenienza. Questo Consiglio comunale deve ridare dignità alla comunità di Platì". E poi il consigliere Antonio Trimboli (FI), a difesa non si è capito bene di chi: "L'articolo 27 della Costituzione dice che l'imputato non è colpevole fino alla sentenza definitiva". E' toccato all'ex sindaco Maurizio Carbonera (Pd) spiegare che "mai nessuno ha fatto riferimento alle origini" in maniera preconcetta, parlando di criminalità organizzata a Buccinasco. Aggiungendo che "anche nell'ultima relazione della direzione distrettuale antimafia ci sono riferimenti a Buccinasco".

UNA GIORNATA CONTRO LE MAFIE
Al centro il consigliere di FI Luigi IoccaIn sostanza, di concreto, tra le righe del documento proposto dal centrosinistra buccinaschese e 'mediato' a dovere (rendendolo pressoché scevro da riferimenti chiari alla situazione locale) dal centrodestra guidato dal sindaco Loris Cereda, c'è ben poco. C'è una giornata, il 21 marzo, "contro le mafie". Sarà patrocinata ogni anno, d'ora in avanti, dall'Amministrazione comunale. Che organizzerà iniziative fondate più sulla "cultura della legalità" che sulla presa d'atto di un problema esistente a Buccinasco (e a Corsico e a Cesano Boscone, come in tutta Lombardia). Iniziative che non potranno essere, per esempio, biciclettate tra i beni confiscati alle mafia, cui la giunta ha negato lo scorso anno il patrocinio.

FATTI E PAROLE
Eppure a Trezzano sul Naviglio il sindaco Liana Scundi, senza 'scomodare' magistrati o pubblicizzarsi, ha disposto subito dopo gli arresti 'illustri' di luglio una direttiva, diramandola all'ufficio Tecnico e alla Polizia locale. I dipendenti di questi settori, come recita il documento, "hanno l'obbligo di verificare per ciascun appalto di lavoro pubblico commissionato da questo Ente che le ditte effettivamente operanti sono quelle risultanti dagli atti di affidamento o di eventuale autorizzazione di subappalto. La verifica va compiuta mediante sopralluoghi a sorpresa sui cantieri e attraverso indagini sulla dipendenza effettiva degli operai o addetti che si trovano sul posto. Dovranno essere verificati i nominativi degli operai denunciati in Cassa Edile dalle imprese subappaltatrici. Un controllo, quest'ultimo, utile anche a contrastare il fenomeno del lavoro nero e quindi tutelare la sicurezza dei lavoratori".

DOMANDE SENZA RISPOSTA
Maurizio Carbonera, ex sindaco di BuccinascoTanti piccioni con una fava sola, catturati nel silenzio, senza clamore. I fatti, al posto dei fasti. Questa è la legalità. Legalità è anche quella domanda di Maurizio Carbonera che risuona da qualche ora nella sala rimasta vuota dell'auditorium di via Tintoretto, dove si è svolto il Consiglio comunale aperto, perché nessuno gli ha dato una risposta: "Dopo le ultime notizie di stampa, esiste ancora un clima di garanzia e di autonomia decisionale da parte di tutti rispetto alle scelte che siamo chiamati a fare, in particolare rispetto al territorio?".
 
Massimo D'Avolio, sindaco di RozzanoROZZANO - La protesta delle forze consiliari di minoranza di Rozzano, che oggi sono scese in piazza per manifestare la "mancanza di democrazia in Consiglio comunale, a Rozzano", non ci sorprende più di tanto. Se l'opposizione se la prende col sindaco Massimo D'Avolio e col presidente del Consiglio Ciro Piscelli, nella sua qualità di illustre moderatore della massima assise comunale, anche noi della stampa abbiamo qualcosa da recriminare nei confronti del primo cittadino e del suo staff.

La manifestazione di questa mattina costituisce un assist perfetto per sbandierare ai quattro venti quello che, fin ora, avevamo cercato di risolvere nelle sedi competenti: ovvero quelle istituzionali, contattando ripetutamente il sindaco per porre fine a una questione incresciosa che dura da mesi.

Il sottoscritto è stato infatti depennato dalla "mailing-list" dell'Ufficio stampa del Comune di Rozzano diversi mesi fa. Senza spiegazioni, non ricevo da allora le e-mail dello staff Comunicazione dell'ente (pubblico), nelle quali si chiede solitamente di dare risalto alle iniziative che il sindaco, la giunta e il Consiglio comunale promuovono sul territorio nei vari campi dell'amministrazione. Per esempio, non siamo stati invitati alla presentazione del candidato sindaco D'Avolio, che si è tenuta questa mattina.

Una scelta portata avanti evidentemente dallo staff Comunicazione, ma a cui il sindaco sembra non opporsi, nonostante le numerose telefonate ed e-mail ricevute anche negli ultimi giorni. Per questo sento di dovermi scusare con tutti i lettori di GiornaleLibero.com: da "media" non schierato, ammettiamo fin d'ora di potervi offrire la sola voce delle forze di opposizione. Almeno fino a che questa situazione, che denota un'indubbia mancanza di democrazia (ci sono giornalisti e giornali che vanno bene al sindaco e al suo staff, e altri no), non sarà risolta. Ci speriamo.
 
L'ex sindaco Maurizio CarboneraBUCCINASCO - "Criminalità organizzata", "illegalità". Con questi giri di parole l'ex sindaco di Buccinasco, Maurizio Carbonera, ha definito una delle piaghe che attanagliano maggiormente il sudovest milanese, la 'ndrangheta, durante il convegno che sabato, a Cassinetta di Lugagnano, ha dato avvio alla "Campagna nazionale stop al consumo del territorio".

Artifizi "letterari" che sorprendono chi si aspetta ben altro da quella parte politica buccinaschese che da anni porta avanti la sua battaglia per la legalità nel Comune che storici e magistrati definiscono "la Platì del nord". Perifrasi che non t'aspetti da chi si è visto recapitare dei proiettili e bruciare due auto tra il 2002 e il 2007, periodo nel quale Maurizio Carbonera era sindaco e assessore all'Urbanistica a Buccinasco.

Un "parla come mangi" davvero mancato nel discutere dell'interesse principale delle varie famiglie della 'ndrangheta a Buccinasco (come ha dimostrato lo scorso anno l'inchiesta 'Cerberus' della guardia di finanza) e zona: l'edilizia, strettamente connessa al movimento terra.

Non si sorprenda più, allora, la folta schiera di "antimafiosi" di Buccinasco riguardo alle decisioni e alle affermazioni del centrodestra che ora governa con Loris Cereda: le "mancate assegnazioni di immobili a Libera", le "mancate cittadinanze onorarie a Saviano", i "segnali sbagliati lanciati dal nuovo primo cittadino", se nemmeno il 'cantautore' per antonomasia (e per diritto) della ndrangheta a Buccinasco usa le parole che dovrebbe, quando dovrebbe. 

Sentori di questo tipo - oggi palesati da un video realizzato a Cassinetta di Lugagnano e diffuso dall'associazione Legal-mente Buccinasco - Carbonera li aveva già offerti a Gaggiano nel dicembre del 2007, quando fu presentato il documentario "La Santa" di Ruben Oliva ed Enrico Fierro. Dopo aver visionato il lavoro, che affronta il tema 'ndrangheta a respiro internazionale, passando pure da Buccinasco, l'ex sindaco prego Oliva di "non ingrandire le cose". Sorprese allora, Carbonera, e sorprende ancora adesso. E allora coraggio, perbacco: la mafia, la ndrangheta, non consente distrazione. Nemmeno grammaticale.
 
Tiziana Maiolo a BuccinascoBUCCINASCO - A Buccinasco il sindaco Loris Cereda ha ricorso a un grande nome per rilanciare il mandato della sua giunta, al giro di boa del 2009. Ha chiamato Tiziana Maiolo, una che conoscono bene tutti quelli che seguono la politica milanese, e non solo. L'ex assessore alle Attività produttive del Comune di Milano, silurata da Letizia Moratti al pari di Vittorio Sgarbi e Carla De Albertis, sembrava inizialmente destinata alla candidatura alla presidenza della Provincia.

Se non fosse che poi s'è vista ridimensionare il ruolo a quello di "coordinatrice della campagna elettorale del centrodestra" per le provinciali 2009. Adesso è finita a Buccinasco. Come? Esattamente non si sa. C'è chi dice per ripianare i dissidi tra le due "fazioni" della giunta Cereda: quella laica, e quella più vicina alle posizioni di Comunione e Liberazione. Non manca, d'altro canto, chi considera la "chiamata" alla Maiolo come l'ennesima “trovata” di Cereda "per farsi pubblicità". Di certo l'arrivo dell'ex parlamentare a Buccinasco - dopo che il sindaco ha sturato il suo vice, Antonio Luciani, e l'uomo-lista Guido Lanati, non porta aria di rinnovamento nella cittadina alle porte di Milano.

Se da un lato Cereda può vantare tra i quattro "valori" che aggiungerebbe Tiziana Maiolo alla giunta buccinaschese quello di aver "aumentato le quote rosa, portandole a due su sette, cosa straordinaria a cui tengo molto", dall'altro il sindaco ha perso un'occasione per valorizzare qualche giovane (Perché no? Non c'erano i nomi? Allora tutto il centrodestra deve farsi un bell'esame di coscienza). Non basta parlare di "valore aggiunto" se la Maiolo andrà a ricoprire assessorati coi quali non ha mai avuto a che fare (Sicurezza, Trasporti, Viabilità e Finanze), lei che ha sempre mangiato pane, Sociale e Giustizia. Non basta neppure pensare che il "personaggio" Maiolo pesi più di Pinco Palla davanti a un Edoardo Croci o a un Bruno Simini: perché entrambi la considereranno per quello che è ora, e non per quello che era ieri. Ovvero una dei sette assessori del Comune di Buccinasco, paesone di 26mila anime dell'hinterland sudovest milanese.

Tiziana Maiolo durante la conferenza di presentazioneTanti politici delle nostre parti hanno un rapporto privilegiato con dei loro colleghi in Regione o in Provincia. Uno su tutti? Il Roberto Albetti sindaco Pdl di Abbiategrasso. E pensare che i treni della Milano-Mortara siano più puliti o - ancora meglio - più puntuali di quelli che passavano durante i cinque anni della giunta di centrosinistra del suo predecessore, Alberto Fossati, è pura follia. Non si parli, per fare un altro esempio, di rinascita del convento dell'Annunciata come di un successo recente della politica abbiatense: perché sempre Fossati cominciò a lavorarci sodo a inizio mandato.

La politica non è (ancora) come il calcio, dove basta spendere per fare grande una squadra, o più semplicemente mandare in idillio i tifosi. E anche nel mondo del pallone non bastano più i grandi nomi per fare tremare le difese avversarie. L'augurio vero è che politica e calcio non comincino ad assomigliarsi (e dalla provincia, per di più) come realtà "ammazza-giovani". Perché è meglio un Pato o un Balotelli oggi, di un Beckham o un Del Piero domani.
 

GAGGIANO - Voglio cominciare dai fatti, per arrivare ad alcune considerazioni - oggettive, per carità - sulla decisione dei giudici di Vigevano di condannare a due anni e quattro mesi il primo dei due pirati della strada che hanno ucciso lo scorso anno, lungo la Nuova Vigevanese, il 21enne Matteo Vaccarello (il secondo pirata non è mai stato identificato). Per farlo, mi sposterò per un attimo a Novate Milanese.

Qui, domenica pomeriggio, i carabinieri della Compagnia di Rho hanno arrestato un "latitante internazionale": l'Arsenio Lupin rumeno, 21 anni. Si aggirava sospetto tra le auto e le sciure con le borse della spesa, nel parcheggio del centro commerciale Metropolis. Caricato in auto, i militari lo hanno portato in caserma. Per identificarlo. Così hanno scoperto che sulla testa del ragazzo pesava un mandato di cattura internazionale, "per aver compiuto - ha spiegato il capitano Luca Necci - dei furti in abitazione al suo paese". Ovvero: in Romania.

Eccomi al punto: nella patria di Dracula, chi ruba si piglia 6 anni carcere. Sei. Anni. Di. Carcere. E, se scappa, le autorità competenti emettono un mandato di cattura internazionale. In Italia, invece, chi si mette al volante ubriaco e travolge un ragazzo in motorino, lo trascina sul cofano per 60 metri, finché cade tramortito sull'asfalto, e poi lo lascia lì, a morire, come un cane, tentando pure di cancellare le prove dell'incidente il giorno dopo, sistemando i danni riportati dall'auto, viene condannato a due anni e quattro mesi di reclusione. E siamo solo al primo grado. Poi, ci sarà l'appello. E tutto potrà succedere.

Non si tratta di mettere sulla bilancia i reati e le pene. Si tratta di logica. Siamo figli di un Dio minore, in questo Paese? Sei anni (e sei mesi) di reclusione, se li è presi settimana scorsa al Tribunale di Abbiategrasso un altro pirata della strada, Carlo Riefoli, 43enne di Vigevano che nel 2005 ha ucciso un ciclista a Ozzero, Giovanni Rampinelli. Si parlò di "sentenza esemplare", anche se al giudice Maria Carla Rossi l'occasione di calcare la mano la offrì lo stesso imputato, già processato in precedenza per omicidio colposo e omissione di soccorso di un pedone, che uccise sul colpo a Corbetta. Allora no, No che non siamo figli di un Dio minore: dobbiamo solo imparare ad accontentarci. Accontentarsi. Prendere quello che arriva, anche dalla giustizia. Beato chi ci riesce.

 
CESANO BOSCONE - Prenda nota l'Istat, che ieri (ieri) ha confermato che "siamo in recessione" (capito la novità? Giù il cappello). Siamo anche un Paese che vive sull'orlo di una contraddizione: tutti (o quasi) senza soldi, a faticare ad arrivare "al 21 del mese", come cantava il profetico Battisti. Eppure ossessionati dalla ricchezza. Cesano Boscone docet: un 49enne originario del Foggiano, F.P. le sue iniziali, è stato pizzicato dagli addetti della sorveglianza dell'Auchan con una bottiglia di Champagne sotto il cappotto. Avete capito bene: champagne. Non Tavernello (non s'offendano gli amanti del "vino in scatola").

Si tratta di un uomo incensurato, residente a Corsico, che poi è stato arrestato e processato. Mentre dai carabinieri, la mia "categoria" è abituata a ricevere notizia di furti commessi da zingari, o nei più rari casi da albanesi e nordafricani. Sotto al giubbotto, il poveretto che voleva fare una sorpresa ai parenti per il pranzo di Natale nascondeva anche altra merce. Cento euro il valore totale. Voleva fare "il di più", come si dice a Milano. Non aveva soltanto bisogno di sfamarsi e sfamare i propri cari.

E' la frustrazione di chi vuol vivere un sogno, che un sogno non è: avere quel che non si può avere, o che hanno gli altri e non abbiamo noi. Dimenticandosi che ciò che è davvero importante, il più delle volte, ce l'abbiamo sotto gli occhi. E nemmeno ce ne accorgiamo.
 

"Italia risvegliati, le squadre d'azione torneranno". Poche parole, una tetra promessa dipinta di blu scuro assieme a un'immensa svastica su un telo di stoffa bianca, appeso con cura sul cavalcavia della Nuova Vigevanese, all'altezza del negozio di giocattoli Toys Center e della Piattaforma dell'Edilizia, a Corsico. E' il ritrovamento che ho effettuato giovedì 8 ottobre, all'1 di notte, mentre rincasavo. Un segnale che qualcosa, qualcuno si sta muovendo. E non ha buone intenzioni. Un segnale che rende quantomeno discutibile la scelta del sindaco di Buccinasco, Loris Cereda, di organizzare per il 27 novembre prossimo un seminario sul neofascista Julius Evola. Diverse settimane prima del ritrovamento dello striscione, sono comparse altre simili scritte e striscioni inneggianti al nazismo e al fascismo fra i palazzoni del quartiere Barona di Milano. Ma per trovare l'esempio più eclatante nel Sud Milano basta spostarsi nella vicina Cesano Boscone, dove da giorni campeggianono scritte xenofobe sulle barriere che delimitano l'area di cantiere della ex casa del fascio di via Kennedy, angolo via Matteotti. Forse qualcuno non ha gradito l'abbattimento della struttura voluto dalla giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Vincenzo D'avanzo (ma il progetto iniziale era dell'ex primo cittadino cesanese, nonché attuale assessore provinciale all'Ambiente della giunta Penati, Bruna Brembilla).

Qui le scritte sono altrettanto eloquenti. "Italia agli italiani", si può leggere sui pannelli di compensato macchiati con una bomboletta nera. E ancora: "Acab", l'acronimo di "All Cops Are Bastard", "Tutti i poliziotti sono bastardi". Poco più in là campeggia la scritta "cuore nero batte fiero". Non è finita. Tinto di quell'inconfondibile verde 'Padania', un altro marchio di fabbrica: "Italia terra cristiana, mai musulmana". E per chiudere: la scritta "Ultras liberi", al fianco di una croce celtica. L'Associazione nazionale partigiani d'Italia ha organizzato in pochi giorni un presidio antifascista alla Fontana dell'Incontro di via Curiel, l'11 settembre. E con altrettanta celerità è stato organizzato e si è tenuto il 30 ottobre un Consiglio comunale aperto congiunto dei Comuni di Corsico, Cesano Boscone e Trezzano sul Naviglio. L'emergenza xenofoba sembrava rientrata. Oggi, quel seminario, rimette tutto in discussione. L'ultima puntata - c'è da starne certi - è ancora da scrivere. http://www.giornalelibero.com/dblog/articolo.asp?articolo=26

 
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