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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Un contatore del gas, vecchio modelloROBECCO SUL NAVIGLIO - I pm di Milano Sandro Raimondi e Letizia Mannella hanno chiesto il rinvio a giudizio per 34 persone nell'ambito dell'indagine su presunti appalti truccati per la fornitura del gas. Tra le persone per cui è stato chiesto il processo ci sono Agostino Covati e Francesco Arcelloni, rispettivamente presidente e direttore generale di Arcalgas, e i sindaci e assessori dei Comuni di Bresso e Robecco sul Naviglio, entrambi in provincia di Milano, e di Bardi, in provincia di Parma, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2008.

I fatti risalgono infatti a quel triennio e rientrano nell'ambito dell'inchiesta su presunte irregolarita' sui sistemi di misurazione del gas. Le accuse per le 34 persone sono, a vario titolo, abuso d'ufficio, turbativa d'asta, falso ideologico in atti pubblici, frode nelle pubbliche forniture e omissioni di segnali destinati a prevenire disastri.
 
Paolo Berlusconi, fratello di Silvio BerlusconiPIEVE EMANUELE - Sentenza di primo grado per uno dei capitoli più brutti della storia del sudovest milanese. Paolo Berlusconi, fratello del premier Silvio Berlusconi, è stato condannato al risarcimento di 4 milioni e mezzo di euro e al pagameto di 150 mila euro di spese legali nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione alle giunte rosse di Pieve Emanuele, a cavallo tra il 1987 e il 1994.

"DANNO IRREVERSIBILE"
Le tangenti servirono a realizzare il Golf Club Tolcinasco su 1,7 milioni di metri quadri. Un quarto del territorio comunale, ovvero 206 campi da calcio. Furono annessi 14 mila metri cubi di edifici collegati a quello che è tuttora uno dei campi più grandi ed esclusivi d’Italia (36 buche divise in quattro percorsi) e oltre 200 appartamenti, poi venduti a prezzi di mercato. Oltre a club house, bar e ristoranti. Il tutto, su un'area vincolata dal Parco Agricolo Sud Milano. Una zona che così, come scrive il giudice del Tribunale di Milano Letizia Ferrari De Grado nelle motivazioni della sentenza, "ha subito l'irreversibile modifica della sua naturale e originaria destinazione". La condanna al risarcimento si spiega con l'impossibilità di rispristinare il danno.

LE REAZIONI A PIEVE
Rocco Pinto, sindaco di Pieve EmanueleQuasi scontato il ricorso in appello di Paolo Berlusconi. Ma intanto da Pieve Emanuele esprimono soddisfazione per la sentenza sia il centrodestra sia il centrosinistra. "Non mi è mai mancata la fiducia nella Magistratura - commenta Rocco Pinto, sindaco della città del sudovest milanese - sono stato e sarò sempre convinto che gli errori prima o poi si devono pagare. Al di là dei danni ambientali, poi sfociati in caratteristiche gradevoli e piacevoli, è indubbio che i fatti accaduti tra gli anni 80 e 90 hanno causato un gravissimo danno all'immagine dei cittadini pievesi. All'epoca dei fatti Pieve Emanuele era su tutti i giornali e questo ha contribuito a rendere gli ignari cittadini indirettamente colpevoli di corruzione per le gravi azioni commesse dagli Amministratori di quel periodo. Per tutto ciò - continua Pinto - si devono ringraziare non solo i corruttori, ma anche i corrotti riconducibili a partiti della sinistra italiana, che per decenni hanno governato Pieve Emanuele. La questione morale nella politica italiana anche oggi è una priorità assoluta".

GLI "EX"
"E' un risultato importantissimo. Si tratta di circa 300 euro dovuti a ciascun abitante di Pieve, bimbi compresi", aggiunge Umberto Franco, già sindaco di Pieve Emanuele e primo promotore della costituzione di parte civile del Comune nei vari procedimenti penali per fatti di corruzione a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90. "Siamo certi che l'attuale Amministrazione comunale, senza indugi né tentennamenti - continua Franco - procederà a recuperare la somma dovuta sino all'ultimo centesimo, e a trasformare quei denari in opere e servizi a beneficio della collettività. In ogni caso, il nostro livello di vigilanza su questa vicenda, come avviene del resto da più di un decennio, sarà altissimo".

"Il Tribunale civile di Milano ha dato ragione alla bontà della nostra azione - dichiara invece Francesco Argeri, sindaco di Pieve Emanuele per nove anni, fino al 2007, e promotore della causa civile - un'azione ferma e rigorosa. Qualcuno fra i nostri avversari politici aveva tacciato l'iniziativa quale propagandista e pretenziosa: dovrà ricredersi! Il giudice non ha ritenuto esagerata la richiesta di risarcimento. Inoltre ha pienamente condiviso le ragioni dell'Amministrazione comunale nella lettura del danno di carattere urbanistico e ambientale subito dalla nostra città, danno favorito da scambio illecito di danaro. Non dobbiamo affatto dimenticare gli attacchi subiti in questi anni dalle istituzioni cittadine - conclude Argeri - che hanno promosso le iniziative che oggi mostrano i loro eccellenti risultati".

Un'immagine aerea di Tolcinasco, Pieve Emanuele
 
Gustavo Rangel Brandau, il transessuale SamanthaROZZANO - Gli agenti della squadra mobile di Milano lo definirono "un omicidio all’Arancia meccanica". Oggi, il giudice per l'udienza preliminare Bruno Giordano ha disposto la perizia psichiatrica per il 19enne di Rozzano accusato, assieme a un complice marocchino minorenne, di aver picchiato, accoltellato e poi violentato un transessuale brasiliano.

Il 13 ottobre sarà nominato l'esperto a cui spetterà valutare le capacità di intendere e di volere del 19enne. Davide Giuseppe Grasso, giovane originario di Catania residente nella città del sudovest milanese, sta rispondendo davanti al giudice dell’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. E poi di un'altra sfilza di reati: violenza sessuale, lesioni, furto, rapina e sequestro di persona. Una raffica di brutalità che stridono con la sua faccia d'angelo. I due ragazzi hanno ammesso davanti al gip di essersi resi protagonisti dell'aggressione, il 29 luglio 2008.

LA NOTTE DI FOLLIA
Davide Giuseppe Grasso, di Rozzano, uccise il trans Samantha con un compliceIl trans fu abbordato a Milano, in via Novara, come dimostrano i filmati delle telecamere del sistema di videosorveglianza del capoluogo lombardo. Ma il corpo del brasiliano fu ritrovato solo il 6 agosto. Gustavo Rangel Brandau per i famigliari, "Samantha" per i clienti e le colleghe di marciapiede, morì dissanguato nella scarpata adiacente una piazzola di sosta lungo la Tangenziale Ovest, all’altezza di una cascina di Rho. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, la notte brava dei due balordi cominciò col furto di una Ford Escort. Auto che poi utilizzarono per ricercare una prestazione sessuale gratuita in via Novara.

I due non avevano alcuna intenzione di pagare. Nel loro mirino finì "Samantha", transessuale di 30 anni in Italia senza permesso di soggiorno. I suoi genitori, come chiarì nella sua testimonianza una transessuale sua connazionale, erano convinti che nel Belpaese facesse la parrucchiera. "È uno dei delitti più efferati che mi sia mai capitato in 20 anni di professione" afferma Francesco Messina, capo della Squadra mobile di Milano.
 
La vittima, Matteo Vaccarello di GaggianoGAGGIANO - Prima ha perso un figlio, ucciso barbaramente e lasciato a morire sull'asfalto. Al freddo, di notte, travolto da due auto pirata e abbandonato, manco fosse un uccello selvatico sbucato all'improvviso sulla strada. E adesso, Calogero "Lillo" Vaccarello, ha perso pure la fiducia. "Quella poca che mi rimaneva ancora per la giustizia", spiega sconsolato dal negozio di abbigliamento che, tra un pensiero e l'altro, tra uno sguardo e l'altro alla figlia che gli ricorda "la creatura che gli hanno portato via, Matteo, che aveva solo 21 anni", apre e chiude ogni giorno a Gaggiano.

Si fa forza da solo Lillo, che si sente "abbandonato dallo Stato". Non gli va giù la sentenza emessa lunedì dal Tribunale di Vigevano. "Sono troppo pochi" quei due anni e 4 mesi di reclusione coi quali è stato condannato l'unico pirata identificato, José Gabriel Lopez, 31 anni, operaio argentino residente ad Abbiategrasso che il 15 giugno 2007 si è messo al volante della sua Lancia Y ubriaco fradicio, e ha investito lungo la Nuova Vigevanese il ragazzo, travolto pochi istanti dopo da una seconda vettura, mai rintracciata. Era l'1.40, e Matteo Vaccarello stava tornando dalla pizzeria abbiatense dove aveva appena trovato lavoro, per non chiedere i soldi a mamma e papà per uscire la sera, a divertirsi con gli amici. Era un buono, Matteo. Uno che rideva sempre. Uno che "se gli chiedevi una mano, te ne dava tre", dice la folta schiera di amici inseparabili che aveva in paese.

Calogero Vaccarello (a destra) al funerale del figlio"Sono scandalizzato da questa sentenza - dichiara il padre - soprattutto perché non riesco a trovare il senso della disparità con quella appena emessa a Roma per il pirata della strada che ha investito e ucciso due ragazzi. A quello hanno dato 6 anni, e alla persona che ha ucciso mio figlio solo 2 anni e quattro mesi. E questo è solo il primo grado. Ci sarà il processo in appello, e la sentenza sarà sicuramente ridotta. Questo non si farà un giorno di carcere, c'è da scommetterlo. L'avvocato di José Gabriel Lopez - continua Lillo Vaccarello - ha pure cercato di trovare delle attenuanti per il suo assistito. Non c'è riuscito, ma il giudice doveva calcare di più la mano nella condanna. Anche perché ha provato lui stesso a beffare la giustizia, cercando di sistemare l'auto dal meccanico per cancellare le prove dell'incidente".

Un anno e quattro mesi per l'omicidio colposo e un anno per l'omissione di soccorso. Così il giudice ha ripartito nella sentenza i due capi di imputazione. La giuda in stato di ebbrezza - se vogliamo la causa principale di questa tragedia - gli costerà 800 euro di ammenda. In più: patente sospesa per 1 anno e 4 mesi (ma in attesa del processo ha potuto guidare, perché il pm Rosa Muscio non gliela sospese nonostante le pressioni dei carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso) e 4.850 euro di spese legali. Il danno da liquidare in sede civile, invece, è ancora da stabilire. "E' una sentenza vergognosa - commenta Daniele Russo, amico di Matteo - che non può che riaccendere il dolore di tutti dovuto a questa terribile vicenda. E' la solita Italia. Ci manca solo che nei prossimi gradi di giudizio, oltre ad azzeragli sostanzialmente la pena, gli diano pure un premio".

Lo striscione appeso all'ospedale dove è spirato Matteo
 
ABBIATEGRASSO - Carlo Riefoli, 43 anni, di Vigevano, già colpevole in passato per l'investimento e l'uccisione di un pedone, è stato condannato oggi dal giudice del Tribunale di Abbiategrasso, Maria Carla Rossi, a 6 anni e 6 mesi di reclusione. "Una pena giusta e significativa", commentano i parenti e l'Associaizone italiana familiari e vittime della strada (Aifvs).

In particolare, la sentenza di questa mattina si riferisce all'uccisione di Giovanni Rampinelli, ciclista travolto e abbandonato a morire sul ciglio della strada il 23 agosto 2005, lungo la Vigevanese. Nel decidere, il giudice - dimostrandosi sensibile alle istanze delle parti civili costituite e al generale bisogno di maggiore severità nei confronti dei "pirati" recidivi - ha ritenuto di andare addirittura oltre la richiesta di 3 anni e 9 mesi formulata in udienza dal Pm Rosa Muscio.

"Per noi - evidenzia l'Aifvs in una nota - la condanna a 6 anni e 6 mesi (di cui 5 anni, pari al massimo edittale, per omicidio colposo) comminata a Carlo Riefoli è davvero un importante passo avanti verso una maggiore giustizia e civiltà nell’ambito della quotidiana, doverosa, lotta contro la pirateria stradale. Con serenità e rigore, il giudice del Tribunale Penale di Vigevano, sezione Distaccata di Abbiategrasso, dott. Maria Carla Rossi - all'esito di una lunga e animata discussione tra il Pm e i difensori delle parti civili e dell’AIFVS, da un lato, e quelli dell’imputato, dall’altro - ha emanato un provvedimento significativo, che ha tenuto nel dovuto conto la specificità del caso".

Riefoli, dopo aver travolto il ciclista, non ha prestato alcun soccorso, dandosi alla fuga e tentando in ogni modo di cancellare le tracce dell’accaduto. Non è valsa, in termini di "rieducazione", la precedente condanna a un anno di reclusione (poi ridotta in appello a 4 mesi) riportata dallo stesso omicida nel 2002 per fatti analoghi. Riefoli aveva infatti già investito e ucciso un pedone.

Soddisfatta e rasserenata Maddalena Cotali, vedova di Giovanni Rampinelli, presente in aula insieme alle sorelle del ciclista, Maria e Teresa Rampinelli. Soddisfatti anche gli avvocati Francesco Fiocchi e Enrico Zaccone, legali delle parti civili e fiduciari di zona dell'Aifvs, e in particolare l'avocato Gianmarco Cesari, giunto personalmente da Roma in qualità di portavoce e difensore dell'associazione, a sua volta costituitasi direttamente parte civile (liquidata con 5mila euro).

 

 
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